
The episode discusses two Italian novels that reflect the experiences of different generations and their societal contexts.
® Per quelli a cui piacciono i libri molto citabili, eccone due. Mattia Insolia nel suo La vita giovane (Mondadori) scrive cose come: « Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? In macchina, stasera, mi raccontano della loro quotidianità e io, che li conosco, tesso la trama del sottotesto, che loro tacciono » . Fabiano Alborghetti , tra le pagine di Il movimento elementare (Gabriele capelli Editore): « Quasi ogni giorno / c’è una nuova campana che suona / si legge di novità, ed è quasi alienante, è fin troppo / accecante. Il medio raggio decade, ora c’è l’infinito / è galvanizzante / è il sogno che nientemeno ora sogna sé stesso. / Se si diventa grandi quando s’allungano / le notti, e brevi i giorni / ecco ci sono dentro / si sarà detto mio padre ». Sono romanzi densi e molto distanti tra loro – non solo perché quello di Alborghetti è scritto in versi. Tuttavia, a metterli uno di fianco all’altro, terminata la lettura, appaiono incredibilmente complementari: raccontano due generazioni di ragazzi italiani, nate a metà e alla fine del ventesimo secolo, e mostrano come quei cinquant’anni coincidano con la più accelerata evoluzione della storia. Fabiano Alborghetti racconta…
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