
Silvia Camporesi discusses her artistic journey and the implications of AI in photography.
In questa puntata ospitiamo al microfono Silvia Camporesi, fotografa e artista forlivese che da oltre vent’anni indaga il mezzo fotografico non come semplice strumento di registrazione del reale, ma come spazio di costruzione del pensiero. L’occasione del dialogo è l’inaugurazione della sua nuova mostra personale, ospitata in uno spazio scientifico e prezioso come il Mattatoio nell’ambito delle attività del Centro della Fotografia di Roma. Il colloquio si sviluppa a partire da una riflessione sul tempo e sulla memoria, elementi cardine della produzione di Camporesi. L’artista ripercorre la distanza che separa la sua primissima e fanciullesca immagine – una Polaroid di un pony bianco scattata a otto anni – dalle sue prime esperienze consapevoli in bianco e nero e in camera oscura alla fine degli anni Novanta. È proprio in quel periodo, in concomitanza con gli studi in filosofia, che la tecnica appresa sul campo si trasforma definitivamente in un linguaggio per elaborare idee e mettere in scena storie, inaugurando la sua pratica legata alla staged photography . I temi della discussione L’avvento dell’Intelligenza Artificiale: Nell’ultima parte della conversazione, l’autrice…
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