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Ravenna – 16 settembre 2016 – Prima parte
Sep 1, 2026
55m 05s
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Mar Tirreno meridionale, 27 giugno 1980
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|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 9/1/26 | Ravenna – 16 settembre 2016 – Prima parte | Giulia Ballestri scomparve a Ravenna il 16 settembre 2016. Il suo corpo venne trovato nella notte tra il 18 e il 19 settembre nello scantinato di una villa di proprietà della famiglia del marito, Matteo Cagnoni. Quella villa, costruita negli anni Trenta, era abbandonata da tempo. In città era conosciuta come “la casa degli spiriti”. La donna, stabilì l’inchiesta, era stata colpita ripetutamente con un grosso ramo di pino. L’aggressione era durata 40 minuti, a più riprese. L’assassino l’aveva guardata soffrire, l’aveva spogliata per umiliarla. Giulia Ballestri si stava separando dal marito, un dermatologo famoso, appartenente a una famiglia molto conosciuta in città. L’uomo fu fermato dopo un tentativo di fuga dalla casa dei genitori a Firenze. Negò, e ha sempre continuato a farlo, di essere l’assassino della moglie. Grazie all’iniziativa di una pubblico ministero, l’indagine venne aperta subito, fin dal 18 settembre, per omicidio e non per scomparsa di una persona. Questo permise di acquisire rapidamente una serie di elementi che consentirono di ricostruire, anche visivamente, grazie a varie videocamere, che cosa poteva essere accaduto. Gli inquirenti individuarono il movente nel rifiuto dell’uomo di affrontare quello che considerava uno sfregio alla sua immagine pubblica. Matteo Cagnoni è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 55m 05s | ||||||
| 9/1/26 | Ravenna – 16 settembre 2016 – Seconda parte | Giulia Ballestri scomparve a Ravenna il 16 settembre 2016. Il suo corpo venne trovato nella notte tra il 18 e il 19 settembre nello scantinato di una villa di proprietà della famiglia del marito, Matteo Cagnoni. Quella villa, costruita negli anni Trenta, era abbandonata da tempo. In città era conosciuta come “la casa degli spiriti”. La donna, stabilì l’inchiesta, era stata colpita ripetutamente con un grosso ramo di pino. L’aggressione era durata 40 minuti, a più riprese. L’assassino l’aveva guardata soffrire, l’aveva spogliata per umiliarla. Giulia Ballestri si stava separando dal marito, un dermatologo famoso, appartenente a una famiglia molto conosciuta in città. L’uomo fu fermato dopo un tentativo di fuga dalla casa dei genitori a Firenze. Negò, e ha sempre continuato a farlo, di essere l’assassino della moglie. Grazie all’iniziativa di una pubblico ministero, l’indagine venne aperta subito, fin dal 18 settembre, per omicidio e non per scomparsa di una persona. Questo permise di acquisire rapidamente una serie di elementi che consentirono di ricostruire, anche visivamente, grazie a varie videocamere, che cosa poteva essere accaduto. Gli inquirenti individuarono il movente nel rifiuto dell’uomo di affrontare quello che considerava uno sfregio alla sua immagine pubblica. Matteo Cagnoni è stato condannato in via definitiva all’ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e dalla crudeltà. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 57m 25s | ||||||
| 8/10/26 | Mar Tirreno meridionale, 27 giugno 1980 | La sera del 27 giugno 1980 all’aeroporto di Palermo si aspetta un aereo proveniente da Bologna. I parenti sono in attesa, l’aereo dovrebbe atterrare poco dopo le 21. Ma non arriva. I primi resti dell’aereo saranno trovati in mare la mattina dopo. I primi corpi, qualche giorno dopo. A bordo c’erano 81 persone. Nessuno è sopravvissuto. Per la strage di Ustica non si è mai arrivati a una verità giudiziaria, ma c’è una verità storica ormai accertata: la caduta dell’aereo – un DC-9 della compagnia aerea Itavia – non fu causata dal cedimento strutturale, come si disse inizialmente, né da un errore del pilota. Nei cieli italiani quella sera ci fu un’intensa attività di aerei militari non italiani: uno scenario di guerra, forse una vera battaglia aerea. E le 81 persone che erano a bordo del DC-9 ne furono vittime collaterali. La caduta di quell’aereo segnò l’inizio di una storia lunga, complessa, piena di segreti, cose non dette, non ricordo, menzogne: un “muro di gomma” da parte dei vertici dell’aeronautica militare italiana. In quella vicenda ebbero un ruolo le tensioni e le potenze della guerra fredda, le basi militari americane e le esercitazioni sopra il Mediterraneo, la Libia governata da Muammar Gheddafi, i servizi segreti italiani e gli interessi commerciali di diversi Stati. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 9m 41s | ||||||
| 8/1/26 | Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Prima parte | Marirosa Andreotta e Luca Orioli, due ragazzi poco più che ventenni, furono trovati morti nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1988. Erano a casa di Marirosa, a Policoro, in provincia di Matera. Fu la madre di lei a trovarli. Erano in bagno, lei nella vasca, lui sul pavimento, entrambi nudi. La morte fu attribuita a elettrocuzione, cioè una scossa elettrica partita da un termoventilatore. Morte accidentale, scrissero i carabinieri. Non ci fu autopsia e l’esame sui corpi fu superficiale e frettoloso, praticamente non fu fatto. Emerse da subito una stranezza: il termoventilatore, quando furono trovati i corpi, era ancora in funzione, non c’era stato nessun blackout. Fu fatta, dopo la richiesta della famiglia, una nuova perizia che attribuì la causa della morte a una presa a muro con fili scoperti ma si scoprì poi che i risultati di quella perizia erano stati falsificati da chi l’aveva eseguita. Da allora, si scoprirono altre cose strane: i corpi erano stati probabilmente spostati, la ragazza aveva una ferita lacero-contusa alla nuca che i carabinieri non avevano menzionato nel verbale mentre un testicolo del ragazzo era visibilmente ingrossato. Sei anni dopo si scoprì che le fotografie allegate al fascicolo presentavano immagini della scena molto diverse da quelle ricordate dai testimoni che per primi erano arrivati a casa degli Andreotta. I dubbi e la scoperta di incongruenze continuarono negli anni. I corpi vennero riesumati due volte e due autopsie diedero risultati molto differenti. La conclusione della prima fu che i due ragazzi erano stati probabilmente colpiti e annegati; la seconda tornò sulla morte accidentale, questa volta per avvelenamento da monossido di carbonio. L’indagine sulla morte dei due ragazzi entrò poi in una grande inchiesta, denominata Toghe lucane, condotta dall’allora sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. L’ipotesi fatta dal magistrato fu che Marirosa Andreotta e Luca Orioli avessero visto o scoperto qualcosa che non dovevano sapere. Ci sono stati nel tempo vari tentativi di riapertura delle indagini che si sono conclusi però sempre con archiviazioni. La vicenda dei due ragazzi di Policoro è una storia strana, piena di dubbi e domande senza risposte, ipotesi e sospetti. È una storia lunga 38 anni e che continua ancora oggi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 55m 07s | ||||||
| 8/1/26 | Policoro (Matera) - 23 marzo 1988 - Seconda parte | Marirosa Andreotta e Luca Orioli, due ragazzi poco più che ventenni, furono trovati morti nella notte tra il 23 e il 24 marzo 1988. Erano a casa di Marirosa, a Policoro, in provincia di Matera. Fu la madre di lei a trovarli. Erano in bagno, lei nella vasca, lui sul pavimento, entrambi nudi. La morte fu attribuita a elettrocuzione, cioè una scossa elettrica partita da un termoventilatore. Morte accidentale, scrissero i carabinieri. Non ci fu autopsia e l’esame sui corpi fu superficiale e frettoloso, praticamente non fu fatto. Emerse da subito una stranezza: il termoventilatore, quando furono trovati i corpi, era ancora in funzione, non c’era stato nessun blackout. Fu fatta, dopo la richiesta della famiglia, una nuova perizia che attribuì la causa della morte a una presa a muro con fili scoperti ma si scoprì poi che i risultati di quella perizia erano stati falsificati da chi l’aveva eseguita. Da allora, si scoprirono altre cose strane: i corpi erano stati probabilmente spostati, la ragazza aveva una ferita lacero-contusa alla nuca che i carabinieri non avevano menzionato nel verbale mentre un testicolo del ragazzo era visibilmente ingrossato. Sei anni dopo si scoprì che le fotografie allegate al fascicolo presentavano immagini della scena molto diverse da quelle ricordate dai testimoni che per primi erano arrivati a casa degli Andreotta. I dubbi e la scoperta di incongruenze continuarono negli anni. I corpi vennero riesumati due volte e due autopsie diedero risultati molto differenti. La conclusione della prima fu che i due ragazzi erano stati probabilmente colpiti e annegati; la seconda tornò sulla morte accidentale, questa volta per avvelenamento da monossido di carbonio. L’indagine sulla morte dei due ragazzi entrò poi in una grande inchiesta, denominata Toghe lucane, condotta dall’allora sostituto procuratore di Catanzaro Luigi De Magistris. L’ipotesi fatta dal magistrato fu che Marirosa Andreotta e Luca Orioli avessero visto o scoperto qualcosa che non dovevano sapere. Ci sono stati nel tempo vari tentativi di riapertura delle indagini che si sono conclusi però sempre con archiviazioni. La vicenda dei due ragazzi di Policoro è una storia strana, piena di dubbi e domande senza risposte, ipotesi e sospetti. È una storia lunga 38 anni e che continua ancora oggi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 52m 21s | ||||||
| 7/1/26 | murdercrime investigation+3 | — | — | Roma | Luca VaraniManuel Foffo+6 | — | 58m 27s | ||
| 7/1/26 | murdertorture+3 | — | — | Roma | Luca VaraniManuel Foffo+6 | — | 53m 45s | ||
| 6/10/26 | G8human rights+3 | — | Amnesty InternationalGenoa Social Forum | GenovaBolzaneto | G8Genova+7 | — | 8m 03s | ||
| 6/1/26 | disappearanceinvestigation+4 | — | Bolaffi | — | Marina Di Modicadisappearance+6 | — | 40m 48s | ||
| 6/1/26 | disappearanceinvestigation+4 | — | Bolaffi | — | Marina Di Modicadisappearance+6 | — | 40m 52s | ||
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| 5/1/26 | true crimemurder investigation+3 | — | — | Castelluccio dei SauriFoggia | Nadia RocciaAnna Maria Botticelli+6 | — | 48m 08s | ||
| 5/1/26 | true crimemurder investigation+3 | — | — | Foggia | Nadia RocciaAnna Maria Botticelli+7 | — | 59m 29s | ||
| 4/10/26 | mafiaCosa Nostra+4 | — | Cosa NostraAltre Indagini+1 | Palermo | mafiaMessina Denaro+6 | — | 9m 14s | ||
| 4/1/26 | true crimemurder+3 | — | Savoia | Corsica | Dirk HamerVittorio Emanuele+5 | — | 41m 52s | ||
| 4/1/26 | true crimemurder case+3 | — | Savoia | Corsica | Dirk HamerVittorio Emanuele+5 | — | 57m 45s | ||
| 3/1/26 | disappearancetrue crime+4 | — | procura di Imperiapolizia di Linköping | LinköpingSvezia+2 | Sargonia DankhaSalvatore Aldobrandi+6 | — | 46m 47s | ||
| 3/1/26 | disappearancetrue crime+5 | — | — | LinköpingSvezia+3 | Sargonia DankhaSalvatore Aldobrandi+6 | — | 53m 00s | ||
| 2/10/26 | funiviaincidente aereo+4 | — | Grumman EA-6B ProwlerNato+2 | Val di FiemmeTrentino | funiviaCermis+5 | — | 6m 38s | ||
| 2/1/26 | true crimeinvestigation+4 | — | — | MarchenoBrescia+1 | Mario BozzoliGiacomo+7 | — | 43m 41s | ||
| 2/1/26 | true crimeforensic investigation+3 | — | — | MarchenoBrescia+1 | Mario BozzoliGiacomo+6 | — | 1h 07m 03s | ||
| 1/25/26 | omicidioGiulio Regeni+4 | — | Altre IndaginiIl Post | Cairo | Giulio Regeniomicidio+5 | — | 8m 17s | ||
| 1/1/26 | true crimemurder+3 | — | — | CastellamonteTorino+2 | Gloria RosbochGabriele Defilippi+6 | — | 51m 31s | ||
| 1/1/26 | Rivara (Torino) – 13 gennaio 2016 - Seconda parte | Gloria Rosboch, insegnante di 49 anni, scomparve nel primo pomeriggio del 13 gennaio 2016 dopo essere uscita dalla casa dove viveva con i genitori, a Castellamonte in provincia di Torino. Il suo corpo venne ritrovato il 19 febbraio all’interno di un pozzo per lo smaltimento del percolato in una discarica a 14 chilometri di distanza, tra Rivara e Pertusio. Gloria Rosboch era stata vittima di una truffa da parte di un suo ex allievo, Gabriele Defilippi, allora ventunenne, che l’aveva convinta a investire tutti i suoi risparmi, 187mila euro, in una società in realtà inesistente, promettendole una vita insieme, lontano dall’Italia. Quando la donna, dopo molti mesi, aveva scoperto di essere stata ingannata e aveva denunciato il ragazzo, lui aveva deciso di ucciderla. E l’aveva fatto con la complicità di un uomo, Roberto Obert, 53 anni. La storia dell’omicidio di Gloria Rosboch è la storia di una truffa organizzata con precisione e di un assassinio pianificato da Defilippi in modo da far ricadere l’intera colpa sul suo complice. Gabriele Defilippi, come emerse dalle indagini, aveva grandi capacità manipolatorie e le utilizzò per cercare complicità, crearsi appoggi e alibi. Altre persone vennero coinvolte. Fu un confronto all’americana tra i due indagati, Defilippi e Obert, a far emergere la verità su ciò che era accaduto. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 59m 10s | ||||||
| 12/10/25 | Il Cairo, 25 gennaio 2016 | Il 25 gennaio 2026 saranno dieci anni dal giorno della scomparsa di Giulio Regeni. In questo decennio si sono accumulate testimonianze, indizi e responsabilità, fino ad arrivare a individuare quattro agenti dei servizi segreti egiziani come principali imputati. Ma ciò che è apparso più evidente, fin dall’inizio, è stata la sistematica mancanza di collaborazione delle autorità egiziane, che ha di fatto reso impossibile un processo regolare. L’Egitto è un paese con cui l’Italia intrattiene stretti rapporti economici e militari, ed è stato reinserito nel 2024 nella lista dei “paesi sicuri”. Nonostante questo, un cittadino italiano è stato sequestrato, torturato e ucciso dai servizi segreti locali: un trattamento efferato, che il regime egiziano riserva di solito ai propri oppositori interni, non a un ricercatore universitario di un paese europeo. E malgrado gli sforzi dei magistrati italiani, nessuno degli accusati è mai comparso davanti alla giustizia. La storia delle torture e dell’omicidio di Regeni è anche una storia di depistaggi e tentativi di insabbiamento, soprattutto in Egitto ma in parte anche in Italia. È la storia di un processo faticoso, di ostruzionismi costanti, di governi italiani che da un lato dichiaravano di voler arrivare alla verità e dall’altro ricordavano la “centralità” dell’Egitto per gli interessi del paese. Ed è la storia dei genitori di Regeni, dei loro avvocati e di chi continua a pretendere che la verità storica diventi anche verità giudiziaria. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 7m 59s | ||||||
| 12/1/25 | Temù (Brescia) – 8 maggio 2021 – Prima parte | L’8 maggio 2021 due sorelle di Temù, in provincia di Brescia, denunciarono la scomparsa della madre: era uscita per una passeggiata e dopo ore non era ancora rientrata in casa. La donna si chiamava Laura Ziliani, aveva 55 anni, le figlie Silvia, 27 anni, e Paola Zani, 19. Il corpo venne ritrovato tre mesi dopo, l’8 agosto, vicino a una pista ciclabile lungo il fiume Oglio. Era stata un’esondazione del fiume a disseppellirlo. Nei tre mesi tra la scomparsa della donna e il ritrovamento del corpo le indagini si erano concentrate sulle sorelle Zani e su un ragazzo che viveva con loro, Mirto Milani, 27 anni, fidanzato della sorella più grande, Silvia, ma che aveva una relazione anche con la più piccola, Paola. In quei tre mesi, Silvia e Paola Zani e Mirto Milani avevano messo in atto una serie di depistaggi grotteschi e incredibili. Dopo aver ammesso di essere gli autori dell’omicidio dissero di essersi ispirati ad alcune serie televisive: I Borgia, Dexter, Breaking Bad. Fu incredibile, soprattutto per la Corte d’assise e poi per quella d’appello, il motivo con cui i tre imputati tentarono di giustificare l’omicidio. I consulenti che sottoposero i tre a perizia li giudicarono totalmente capaci di intendere e di volere. Secondo i giudici che emisero la sentenza il movente non era quello raccontato dai tre ma non era nemmeno economico, come si era pensato all’inizio. L’omicidio, secondo i giudici, era stato pianificato e portato a termine per cementare la coesione del trio «con un piano cervellotico a cui le serie TV avevano offerto una forte componente di imitazione e ispirazione». Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices | 48m 05s | ||||||
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