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Allen Ginsberg e i giovani d’oggi
Jun 20, 2026
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La finanziarizzazione del calcio mondiale
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| Date | Episode | Topics | Guests | Brands | Places | Keywords | Sponsor | Length | |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 6/20/26 | ![]() Allen Ginsberg e i giovani d’oggi | Negli Stati Uniti ricchi e apparentemente felici del secondo dopoguerra si leva improvvisa la voce dei giovani. La Beat Generation mette a nudo il vuoto morale e spirituale nascosto dietro il consumismo e i valori borghesi: noia, ipocrisia, repressione sessuale, paura del diverso, ossessione del successo. Con Urlo, recitata pubblicamente nel 1955, il poeta Allen Ginsberg denuncia una società che distrugge le menti migliori della sua generazione. Seguirono poi gli hippie a San Francisco e la protesta politica organizzata degli anni Sessanta, con le marce contro la guerra in Vietnam o il movimento per i diritti civili. In quegli anni i giovani si ribellano ai padri e alle madri proponendo una diversa idea di famiglia e società; si distinguono dagli adulti per lo stile di vita, i valori, persino l’abbigliamento. Oggi quella ribellione sembra assente o forse prende forme diverse, spesso nascoste, come testimoniano l’attivista Zeno Casella e lo scrittore Matteo Bussola, che da tempo ascolta le voci di questi giovani nel suo programma alla radio. Le nuove generazioni contestano il lavoro che divora la vita, il consumo come identità, la carriera come unica misura del valore, la famiglia come obbligo, il silenzio sulla sofferenza mentale, l’indifferenza verso il clima. I social infine hanno creato un nuovo spazio di presenza e di espressione, come emerge dagli studi di Eleonora Benecchi. | — | ||||||
| 6/13/26 | ![]() La finanziarizzazione del calcio mondiale✨ | calciofinanziarizzazione+4 | Marzio MinoliPippo Russo | RSI | CanadaMessico+1 | calciomondiali+6 | — | — | |
| 6/6/26 | ![]() L’eredità invisibile✨ | inheritancecultural heritage+4 | Alessandra Mascellaro | UnescoComitato regionale notarile lombardo | — | inheritancecultural heritage+5 | — | 1h 21m 55s | |
| 5/30/26 | ![]() Il gotico letterario contemporaneo✨ | Southern Gothiccontemporary gothic+4 | Omar Di Monopoli | La saggezza nel sangueUn brav’uomo è difficile da trovare+1 | — | Southern GothicFlannery O’Connor+5 | — | 1h 19m 09s | |
| 5/23/26 | ![]() Siamo troppi?✨ | sovrappopolazionecrisi climatica+4 | Nicoletta DenticoAlfonso Lucifredi | Moby Dick | — | sovrappopolazionecrisi climatica+4 | — | 1h 10m 35s | |
| 5/16/26 | ![]() Il saggio: lo spazio delle idee✨ | saggioromanzo+4 | Claudia DurastantiGianluca Didino | QuodlibetEdizioni Tlon+2 | — | saggioromanzo+5 | — | 1h 21m 27s | |
| 5/9/26 | ![]() Riti d’oggi✨ | ritualsidentity+4 | Stefano AllovioCristiano Carriero | — | — | ritualsidentity+5 | — | 1h 16m 38s | |
| 5/2/26 | ![]() Il canto senza eroe✨ | mythologysirens+5 | Adriana CavareroPietro Boitani | Il canto delle SireneMoby Dick | MediterraneoEuropa | sirensmyth+8 | — | 1h 13m 18s | |
| 4/25/26 | ![]() Abbiamo ancora paura del nucleare?✨ | nuclear energyChernobyl+4 | — | Accademia svizzera di scienze | — | nuclearChernobyl+5 | — | 1h 08m 12s | |
| 4/18/26 | ![]() Il Marocco immaginato✨ | Maroccoorientalismo+4 | Alessandro Tamburini | — | MaroccoTangeri | MaroccoEugène Delacroix+5 | — | 1h 27m 23s | |
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| 4/11/26 | ![]() Il corpo ribelle✨ | feminismYoko Ono+3 | Antonella NapoliBarbara Leda Kenny+1 | GiULia - Giornaliste unite libere autonomeinGenere+1 | — | Yoko Onofeminism+3 | — | 1h 13m 01s | |
| 4/4/26 | ![]() Scritture disambientate | Il tema dell’esilio è da sempre presente nella letteratura: da Dante a Ungaretti, da Ágota Kristóf a Herta Müller fino alla scrittura postcoloniale dei nostri giorni. I motivi dell’espatrio possono essere molteplici, ma sempre l’esperienza del dislocamento geografico coinvolge una profonda ridefinizione del proprio rapporto con la lingua. Lo dice in modo limpido il poeta Iosif Brodskij, costretto, nel 1972, a fuggire da Leningrado verso gli Stati Uniti, a causa delle persecuzioni politiche da parte del regime sovietico «la condizione che chiamiamo esilio è, prima di tutto, un evento linguistico». Durante questa puntata di “Moby Dick” parleremo della funzione testimoniale della scrittura dell’esilio, ma anche del suo farsi reagente per rielaborare l’esperienza del trovarsi in ‘terra straniera’, aprendo uno spazio di riflessione sulle lingue, sulle identità e sulla memoria. Ne parleremo con Silvia Tatti, professoressa di letteratura italiana alla Sapienza di Roma, e autrice del libro Esuli. Scrittrici e scrittori dall’antichità ad oggi (Carocci, 2021) e con Tiziana De Rogatis, professoressa di letterature comparate all’Università per Stranieri di Siena, autrice di Homing. Ritrovarsi. Traumi e translinguismi delle migrazioni in Morante, Hoffman, Kristóf, Scego e Lahiri (Edizioni Università per Stranieri di Siena, 2023). | — | ||||||
| 3/28/26 | ![]() “Ci siamo sempre state, ora ci vedono” | Negli ultimi anni in America Latina si è venuta a creare una forte sinergia tra narrativa, pensiero e attivismo femminista. Pluripremiate e pluritradotte, le scrittrici ispano-americane si impongono per la prima volta sulla scena internazionale con romanzi e racconti brevi che, seppur nella diversità degli stili e delle genealogie culturali e geopolitiche, condividono eccellenza letteraria, denuncia sociale e, appunto, impegno femminista.Nel corso della settimana, nel “dossier di Alphaville” ci siamo concentrati in particolare su quelle autrici che usano la chiave del fantastico, del weird o dello spettrale per rappresentare la violenza. Dalla violenza di Stato delle dittature del Cono Sur al machismo e ai femminicidi, dall’estrattivismo coloniale che devasta ecosistemi ambientali e sociali all’immagine dello “stupro della donna india”, ferita originaria da cui discendono tutte le ingiustizie e gli abusi della regione, secondo il Femminismo bastardo dell’attivista, scrittrice e performer boliviana María Galindo, una delle voci più incendiarie del femminismo latino-americano contemporaneo.In realtà «ci siamo sempre state, ora ci vedono», ricorda la scrittrice argentina Gabriela Gaidon, anche se alcuni eventi della storia recente – su tutti: la nascita nel 2015 in Argentina del movimento Ni una menos, mutuando un verso della poetessa e attivista messicana Susana Chávez, morta per femminicidio – hanno funto da catalizzatore e detonatore per il successo internazionale.A partire da questo nuovo “boom” della narrativa latino-americana, dove questa volta protagoniste sono le donne, cercheremo di comprendere come la parola letteraria, l’artivismo e i movimenti femminismi latini siano oggi uno spazio politico e poetico in cui resistere e denunciare, ma anche dove ricucire le ferite, attraverso la cura, l’intreccio, la riparazione. Lo faremo con la professoressa Emilia Perassi, fra le più autorevoli e fini studiose italiane di letterature ispano-americane di testimonianza e diritti umani, e con l’antropologa sociale Laura Fano Morisey, autrice di Per una politica della dignità. Femminismi, migrazioni e colonialità in America latina (Capovolte, 2023). | — | ||||||
| 3/21/26 | ![]() Letteratura satirica in Svizzera: una piccola ricognizione | La settimana del “dossier di Alphaville” ha proposto un’antologia minima della letteratura satirica in Europa attraverso cinque opere significative del Novecento: Il processo di Franz Kafka, La fattoria degli animali di George Orwell, Mondo piccolo. Don Camillo di Giovannino Guareschi, Zazie nel metró di Raymond Queneau e Il maestro e Margherita di Michail Bulgakov.In “Moby Dick” proviamo ora a restringere il campo alle letterature svizzere, che in italiano, romancio, tedesco e francese hanno declinato – in modo più o meno originale, guardando ogni volta alla propria cultura di riferimento – la scrittura satirica. Ne parliamo con lo scrittore ticinese Tommaso Soldini, autore del romanzo satirico L’inguaribile (Marcos y Marcos, 2020), Lucas Gisi, responsabile dell’Archivio svizzero di letteratura a Berna, e Daniel Maggetti, scrittore e direttore del Centre des littératures en Suisse romande (Università di Losanna). | — | ||||||
| 3/14/26 | ![]() La vergogna e l’orgoglio | In una settimana dedicata alla vergogna, esplorata nelle sue molteplici sfumature, siamo partiti da una citazione dello storico Carlo Ginzburg: «Il paese al quale apparteniamo non è, come vuole la retorica, quello che si ama, ma quello di cui ci si vergogna, o di cui ci si può vergognare». Quasi che la vergogna, invece di provocare un distacco, potesse stabilire un legame più forte degli stessi sentimenti positivi. Nel frattempo tuttavia il filosofo del diritto Giampaolo Azzoni, insieme al ministro dell’istruzione italiano Giuseppe Valditara, ha curato un ambizioso Manifesto per l’Occidente. Il fine dichiarato è riconoscere e rilanciare i valori fondanti della nostra civiltà: democrazia, dignità umana, eguaglianza, laicità, libertà, merito, responsabilità, stato di diritto… Dunque un moto di orgoglio e una nuova disposizione di spirito che sembra voler lasciarsi alle spalle una lunga stagione nella quale l’Occidente si è soprattutto interrogato sulle sue colpe storiche, tra cancel culture, critiche woke e post-coloniali. Con Giampaolo Azzoni dialogano lo storico Pietro Montorfani, direttore della Biblioteca Salita dei Frati di Lugano, e il giornalista culturale Davide Piacenza. | — | ||||||
| 2/28/26 | ![]() Di silenzio, di meditazione, di colloquio con sé stessi | In un’epoca in cui la comunicazione è veloce e frenetica, in cui la nostra attenzione è costantemente distratta da qualcosa di nuovo da consumare in fretta, ripararsi in una pratica del silenzio può essere l’inizio di un percorso verso la scoperta del sé. Silenzio e meditazione diventano quindi gli strumenti per trovare una nuova dimensione intima per stare nel mondo con consapevolezza. Nella puntata di “Moby Dick” esploriamo le pratiche di ricerca interiore sia religiosa sia di visione universale, confrontandoci con tre ospiti: Chandra Livia Candiani, poetessa e traduttrice di testi buddhisti. Tra i suoi molti libri ricordiamo Il silenzio è cosa viva. L’arte della meditazione (Einaudi 2018) e Sogni del fiume (Einaudi, 2022); Giuliano Boccali, già professore di Indologia e Lingua e letteratura sanscrita all’Università di Venezia, Ca’ Foscari e alla Statale di Milano è tra i massimi studiosi di letteratura indiana e di induismo. Autore di molti saggi e diverse traduzioni dei capolavori classici (Poesia d’amore indiana, 2009; Gitagovinda, 2009), ha pubblicato nel 2017 per la casa editrice Mimesis Il silenzio in India e Fra’ Michele Ravetta, rettore del Santuario di Bigorio, teologo e insegnante. | — | ||||||
| 2/21/26 | ![]() Storie buone come il pane | ®Il pane è l’alimento per eccellenza e antonomasia. Fin dalla notte dei tempi e dalla nascita della storia (sancita proprio dall’avvento della cerealicoltura), attorno a lui lievitano e si moltiplicano i significati: simbolici, culturali, religiosi, politici. A conclusione del dossier di Alphaville dedicato al pane, “Moby Dick” propone un viaggio entusiasmante che riconosce nel pane uno strumento privilegiato per raccontare il mondo, promuovere l’incontro fra persone e culture e diffondere cultura e giustizia alimentari.Lo faremo attraverso le storie, le esperienze e l’impegno di tre persone che, attorno al pane e al cibo, hanno costruito la propria vita professionale e personale: Stefano Pasquini, co-fondatore del Teatro delle Ariette, straordinaria compagnia di attori-contadini che da oltre trent’anni propongono un “teatro da mangiare” in cui testimoniano la loro vita in mezzo ai campi; Diletta Sereni, direttrice editoriale de “L’integrale. Cibo e Cultura” che coglie “il pane come orizzonte e pretesto per raccontare le cose del mondo” e lo chef italo-egiziano Walter El Nagar, fondatore del ristorante Refettorio di Ginevra, che a pranzo si rivolge a una clientela pagante e la sera accoglie i poveri, abbattendo lo spreco alimentare e le disuguaglianze alimentari fra classi sociali, e fondatore della Fondazione Mater, promotrice di un manifesto di Diritto al cibo che vorrebbe iscriversi nella Costituzione svizzera e dell’Unione Europea.Prima emissione: 17 gennaio 2026. | — | ||||||
| 2/14/26 | ![]() Atlante del disordine | Nella vita internazionale serve un ordine per rendere prevedibili i comportamenti degli Stati, generando quel tanto di fiducia reciproca necessario affinché gli accordi siano rispettati. Al contrario, la politica internazionale contemporanea sembra aver perso la bussola, in balia delle scelte dei potenti e del cieco impulso della geopolitica. Norme e istituzioni vacillano, senza più far presa sulla realtà. Il senso di disordine alimenta preoccupazione e ansia nelle opinioni pubbliche, ma soprattutto impedisce a chi ne ha la responsabilità di prendere decisioni informate ed efficaci. I governi navigano a vista, accontentandosi di evitare i pericoli maggiori e ridurre i rischi. Questa frattura, formatasi negli ultimi anni e accelerata dalle recenti scelte americane, ci interroga sul futuro delle relazioni internazionali. In questa prospettiva Alessandra Bitumi spiega quando e come Europa e Stati Uniti si sono allontanati, dopo decenni di dialogo e proficua collaborazione. Marta Ottaviani analizza gli effetti dirompenti della politica di espansione russa in Europa orientale. Maria Adele Carrai approfondisce la visione cinese delle relazioni internazionali, tra politica ed economia. Di certo trovare una via di uscita da questa anarchia è interesse di tutti e in particolare delle democrazie, ancor più dipendenti dall’ordine essendo per loro natura sistemi aperti. | — | ||||||
| 2/7/26 | ![]() Brecht: teatro, poesia e politica | Il dossier della settimana di Alphaville dedicata a Bertolt Brecht si propone di indagare il legame tra produzione artistica e responsabilità civile, cercando di capire come la lezione dell’autore tedesco continui a riflettersi nelle pratiche letterarie e sceniche contemporanee. Interverranno tre figure che affrontano il tema da prospettive complementari. Vanni Bianconi, poeta e traduttore, porterà l’esperienza della scrittura che si confronta con la cronaca e la testimonianza dei conflitti attuali. Bianconi è stato infatti uno dei protagonisti dell’avventura della Global Sumud Flotilla, che ha raccontato nel recente libro Wahoo! Un’odissea al contrario. Guido Mazzoni, docente e teorico della letteratura, offrirà una riflessione sui mutamenti storici del concetto di impegno e sulla posizione dell’intellettuale nella modernità. Maddalena Giovannelli, studiosa di teatro e critica, analizzerà la ricezione dell’opera brechtiana e le modalità con cui l’azione scenica può ancora stimolare il senso critico dello spettatore. Insieme, gli ospiti valuteranno se sia ancora possibile, attraverso la poesia e il teatro, fornire una rappresentazione della realtà che ne sveli le strutture profonde, restando fedeli all’esigenza di una letteratura che sia, prima di tutto, strumento di conoscenza. | — | ||||||
| 1/31/26 | ![]() Quei soffitti invisibili ancora da sfondare | «Tutte le donne hanno un potere segreto, ma sono chiamate streghe solo quelle che hanno il coraggio di usarlo». Prendendo spunto dalla settimana dedicata dal dossier di “Alphaville” alla figura della strega, “Moby Dick” questa settimana propone una riflessione profonda sull’evoluzione del ruolo femminile, esplorando il legame simbolico tra le “streghe” del passato e le attiviste del XX e XXI secolo.Attraverso un’analisi delle diverse ondate del femminismo, ripercorreremo le battaglie storiche per i diritti civili fino alle sfide contemporanee dell’intersezionalità. A guidare il racconto saranno la scrittrice Valentina Mira e l’esperta Lisa Fornara.Con loro, cercheremo di capire quali “soffitti di cristallo” restano ancora da infrangere e come il linguaggio e la memoria possano diventare strumenti di emancipazione. | — | ||||||
| 1/24/26 | ![]() Le tre culture | Due culture hanno dato forma alla nostra società. Da un lato la cultura alta tradizionale: la letteratura, il teatro, la musica classica, la pittura, le accademie, le università. Dall’altro la cultura popolare e quindi il dialetto, canti, balli, proverbi, una religiosità intrisa di magia, il tempo ciclico delle stagioni scandito da feste, santi, processioni, mercati, fiere, semine e vendemmie. Questa divisione rispecchiava anche la diversa ricchezza dei gruppi sociali e naturalmente non era assoluta; per esempio i contadini toscani sapevano Dante a memoria e gli operai cantavano le romanze d’opera. Tuttavia le due culture, alta e popolare, restavano comunque ben distinte e separate. Nella seconda metà del Novecento però, per impulso della modernità, la cultura popolare entra in crisi e declina, mentre un nuovo protagonista si affaccia sulla scena pubblica: il pop, la cultura di massa, più largamente trasversale e pervasiva, promossa e venduta come un prodotto commerciale. Stefano Salis, Guia Soncini e Vito Teti discutono e approfondiscono le conseguenze di questa trasformazione epocale del nostro orizzonte culturale. | — | ||||||
| 1/10/26 | ![]() I libri a venire | In questa puntata di Moby Dick ci affacciamo al 2026 attraverso la lente dei libri per riflettere su come si racconta il tempo presente, un’attualità che è in divenire, e sul perché alcuni classici, alcune storie del passato ci parlano ancora oggi. Cercheremo di riflettere su come si sceglie un libro da pubblicare e su quali sono gli elementi che un editore prende in considerazione per costruire un catalogo. Lo faremo con Alessia Dimitri, responsabile della saggistica Feltrinelli; Sara Groisman, responsabile delle collane di letteratura e di saggistica delle Edizioni Casagrande; Liliana Rampello, critica letteraria e saggista, già docente di Estetica all’Università di Bologna, per i Meridiani Mondadori ha curato i due volumi dedicati all’opera di Jane Austen, il suo ultimo libro è Un anno con Jane Austen (Neri Pozza, 2025) ed Eliana Di Caro, giornalista al Sole-24 Ore e vice-caposervizio del supplemento cultura della Domenica, fa parte di Controparola, il collettivo femminile fondato da Dacia Maraini nel 1992: il loro ultimo libro è Amiche. Undici storie di legami e sorellanza (Il Mulino, 2025). | — | ||||||
| 12/20/25 | ![]() Fuori programma | La sorpresa è la reazione naturale quando gli eventi prendono un corso imprevisto, quando la realtà si rifiuta di corrispondere alle nostre aspettative. Guido Bosticco riflette su questo nostro stato d’animo dal punto di vista della filosofia e della lingua. Inoltre la sorpresa segnala che ci stiamo addentrando in un territorio sconosciuto. E naturalmente in una situazione di incertezza prendere decisioni è più difficile, perché aumenta il rischio: è un tema che Simona Morini ha posto al centro del suo percorso di ricerca. E tuttavia, esaurito lo sconcerto iniziale, la sorpresa è anche un momento di scoperta, di rivelazione, che apre inedite possibilità conoscitive. La sorpresa non distrugge il senso, lo rinnova. In questa prospettiva Silvano Petrosino ha percorso il cammino che dalla sorpresa porta allo stupore, inteso come un modo diverso di porsi di fronte al mondo, un atteggiamento profondo dello sguardo che accoglie l’esperienza nella sua irriducibile alterità, invece di tentare di controllarla. Forse chi si stupisce riconosce il limite, la duplicità e insieme la ricchezza del reale. | — | ||||||
| 12/13/25 | ![]() La lingua che ci abita, la lingua che abitiamo | ®Cos’è una lingua? Cosa significa condividere una provenienza culturale e linguistica diversa da quella prevalente dove si vive? Hannah Arendt diceva che quando tutto sembra aver perduto il suo senso, quello che alla fine resta e portiamo con noi è la lingua. Nel corso di questa puntata di Moby Dick initolata “La lingua che ci abita, la lingua che abitiamo” vogliamo provare a riflettere sulla relazione tra lingua e identità, personale ma anche di una comunità. Lo faremo partendo dall’italiano, una lingua ufficiale della Svizzera, con una protezione particolare a livello legislativo e un’attiva comunità italofona che vive al di fuori dei Cantoni del Ticino e dei Grigioni. Lo faremo con Lorenzo Tomasin, professore di Filologia romanza e di Storia della lingua italiana all’Università di Losanna, la poetessa Laura Accerboni, co-ideatrice et coordinatrice del progetto “Calvino a Scuola” nel Cantone di Ginevra, la poetessa svizzero-brasiliana Prisca Agustoni e lo scrittore Paolo Di Paolo, finalista allo Strega 2024.Prima emissione sabato 15 novembre 2025 | — | ||||||
| 12/6/25 | ![]() Il pulp, i cannibali e gli anni ’90 | Nel 1996, per Einaudi, uscì Gioventù cannibale, un’antologia di racconti caratterizzati da un linguaggio crudo e violento, che terremotò l’editoria italiana. Tra gli autori, Niccolò Ammaniti, Alda Teodorani, Aldo Nove e Daniele Luttazzi. Era una raccolta che catturava la gioventù del decennio in un atto di cannibalizzazione dei nuovi scenari sociali: un mondo saturato da media, pubblicità, tecnologia, film di genere, fumetti e tante merci, che nella scrittura dei “cannibali” si ritrovava amalgamato con abbondante sangue. Un movimento che è stato raccontato in un recente documentario di Hilary Tiscione, scritto insieme ad Aldo Nove.Daniele Luttazzi parla di “Gioventù cannibale” come di un’antologia profetica, infatti « dopo qualche mese, l’Italia conobbe i casi del mostro di Firenze, del serial killer ligure, di Erika e Omar, dei satanisti lombardi ecc. Gli artisti hanno le antenne e sentono in anticipo quello che sta per arrivare».A quasi trent’anni dall’uscita dell’antologia cannibale, in questa puntata torneremo a interrogare questo fenomeno letterario, che rappresentò un punto di rottura nella letteratura italiana del periodo: come mai questa antologia emerse proprio in quel decennio? Che genere di svolta nell’immaginario produsse? Con quali modelli culturali dialogava? E ancora, che tipo di violenza veniva rappresentata nei racconti “cannibali”? Tenendo conto del fatto che c’era una frase che circolava all’epoca, come una specie di ritornello: “Un racconto di Ammaniti non è più violento di una serata su canale 5”. | — | ||||||
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