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| 6/18/26 | ![]() L’equazione del capitale // The Equity Equation | Traduzione in italiano di Vittorio Colombo dall’essay originale di Paul Graham "The Equity Equation" [Luglio 2007]Un investitore vuole darvi dei soldi in cambio di una percentuale della vostra startup. Dovreste accettare? State per assumere il primo dipendente. Quante azioni dovreste dargli?Queste sono alcune delle domande più difficili che un founder si trova ad affrontare. Eppure entrambe hanno la stessa risposta:1/(1 - n)Ogni volta che scambiate azioni della vostra società per qualcosa, che siano soldi, un dipendente o un accordo con un’altra azienda, il criterio per decidere è sempre lo stesso. Dovreste cedere l’n% della vostra società se ciò che ottenete in cambio migliora abbastanza il vostro risultato medio, al punto che il (100 - n)% che vi rimane vale più dell’intera società prima dello scambio.Per esempio, se un investitore vuole comprare metà della vostra società, di quanto deve migliorare il risultato medio per andare in break even? Ovviamente deve raddoppiare: se cedete metà della società in cambio di qualcosa che ne raddoppia il risultato medio, siete in vantaggio. Avete una quota pari alla metà di qualcosa che vale più del doppio.In generale, se n è la frazione della società che state cedendo, l’accordo conviene se fa sì che la società valga più di 1/(1 - n).Per esempio, supponiamo che Y Combinator offra di finanziarvi in cambio del 7% della vostra società. In questo caso n è 0.07 e 1/(1 - n) è 1.075. Dovreste quindi accettare l’accordo se credete che riusciamo a migliorare il vostro risultato medio di almeno il 7.5%. Se lo miglioriamo del 10%, siete in vantaggio, perché lo 0.93 che vi rimane vale 0.93 x 1.1 = 1.023. Una delle cose che l’equazione delle azioni ci mostra è che, almeno dal punto di vista finanziario, prendere soldi da un top VC può essere un ottimo affare. Greg McAdoo di Sequoia ha detto recentemente a una cena di YC che quando Sequoia investe da sola, punta a prendere circa il 30% di una società. 1/.7 = 1.43, il che significa che quell’accordo conviene se riescono a migliorare il vostro risultato di almeno il 43%. Per la startup media, sarebbe un affare straordinario. Il solo fatto di poter dire di essere stati finanziati da Sequoia migliorerebbe le prospettive di una startup media di oltre il 43%, anche senza aver mai ricevuto effettivamente i soldi.Il motivo per cui Sequoia è un così buon affare è che la percentuale che prende è artificialmente bassa. Non cerca nemmeno di spuntare il prezzo di mercato per il proprio investimento: limita la propria quota per lasciare ai founder abbastanza azioni da far sentire che l’azienda è ancora loro.Il rovescio della medaglia è che Sequoia riceve circa 6.000 business plan l’anno e ne finanzia una ventina, quindi la probabilità di ottenere quest’ottimo accordo è di 1 su 300. Le società che ce la fanno non sono startup qualunque.Certo, in un deal con un VC ci sono altri fattori da considerare. Non è mai un semplice scambio di soldi per azioni. Ma se lo fosse, prendere soldi da una top firm sarebbe generalmente un affare vantaggioso.La stessa formula si può usare per assegnare azioni ai dipendenti, ma funziona in senso opposto. Se è il risultato medio della società con l’aggiunta di una nuova persona, allora quella persona vale n tale che i = 1/(1 - n). Il che significa n = (i - 1)/i.Per esempio, supponiamo che siate solo in due founder e vogliate assumere un hacker talmente bravo da credere che aumenterà il risultato medio dell’intera società del 20%. n = (1.2 - 1)/1.2 = .167. Quindi andate in break even se gli cedete il 16.7% della società.Questo non vuol dire che 16.7% sia la quota giusta da dargli. Le azioni non sono l’unico costo quando si assume qualcuno: di solito ci sono anche lo stipendio e le spese generali. E se la società va appena in break-even sull’accordo, non c’è motivo di farlo.Per convertire stipendio e spese generali in azioni, credo si debba moltiplicare il costo annuale per circa 1.5. La maggior parte delle startup cresce in fretta o fallisce; se fallite non dovete pagare nessuno, e se crescete in fretta pagherete lo stipendio dell’anno prossimo attingendo alla valutazione futura, che dovrebbe essere 3x quella attuale. Se la vostra valutazione cresce 3x all’anno, il costo totale in azioni di stipendio e spese generali di un nuovo assunto equivale a 1.5 anni di costi alla valutazione attuale.Di quanto margine aggiuntivo ha bisogno la società come “energia di attivazione” per concludere l’accordo? Trattandosi, in sostanza, del profitto che l’azienda ricava dall’assunzione, sarà il mercato a stabilirlo: se siete un’opportunità molto ambita, potete chiedere di più.Facciamo un esempio concreto. Supponiamo che la società voglia ricavare un “profitto” del 50% sul nuovo assunto di cui sopra. Sottraiamo quindi un terzo da 16.7% e otteniamo 11.1%: questo è il suo prezzo “al dettaglio”. Supponiamo inoltre che costi 60k l’anno tra stipendio e spese generali, x 1.5 = 90k totali. Se la valutazione della società è 2 milioni, 90k equivale al 4.5%. 11.1% - 4.5% = un’offerta del 6.6%.Vale la pena notare quanto sia importante che i primi dipendenti accettino uno stipendio contenuto. Quello che percepiscono in busta paga viene sottratto direttamente dalle azioni che altrimenti potrebbero ricevere.Ovviamente c’è un ampio margine di approssimazione in questi numeri. Non sto dicendo che le stock grant si possano ridurre a una formula. Alla fine bisogna sempre fare delle stime. Ma almeno sappiate cosa state stimando. Se scegliete un numero basandovi sull’istinto, o su una tabella di grant tipiche fornita da un VC, capite di cosa sono stime quei valori.E più in generale, ogni volta che prendete una decisione che riguarda l’equity, applicatele la formula 1/(1 - n) per vedere se ha senso. Dopo aver ceduto equity dovreste sentirvi sempre più ricchi. Se la transazione non ha aumentato abbastanza il valore delle quote che vi rimangono, non l’avreste fatta, o non avreste dovuto farla. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 7m 57s | ||||||
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| 5/20/25 | ![]() Non Eri Destinato ad Avere un Capo // You Weren't Meant to Have a Boss✨ | startup culturework-life balance+3 | — | — | — | Paul Grahamstartup+5 | — | 16m 02s | |
| 5/13/25 | ![]() Perché i Nerd Non Sono Popolari // Why Nerds are Unpopular | Traduzione e lettura in italiano di Elena Carmazzi dall’essay originale di Paul Graham "Why Nerds are Unpopular" [Febbraio 2003].Alle medie, io e il mio amico Rich abbiamo realizzato una mappa dei tavoli della mensa scolastica in base alla popolarità. Era facile da fare, perché i ragazzi pranzavano solo con altri della stessa popolarità. Li abbiamo classificati da A a E. I tavoli A erano pieni di giocatori di football americano, cheerleader e così via. I tavoli E contenevano i ragazzi con lievi casi di sindrome di Down, quelli che nel linguaggio dell'epoca chiamavamo "ritardati".Sedevamo a un tavolo D, il più basso possibile senza apparire fisicamente diversi. Non eravamo particolarmente sinceri a classificarci come D. Ci sarebbe voluta una bugia deliberata per dire il contrario. Tutti a scuola sapevano esattamente quanto fossero popolari gli altri, compresi noi.Le mie azioni sono gradualmente aumentate durante il liceo. La pubertà è finalmente arrivata; sono diventato un discreto giocatore di calcio; ho fondato un giornale clandestino provocatorio. Quindi ho visto una buona parte del panorama della popolarità.Conosco molte persone che erano secchioni a scuola e tutte raccontano la stessa storia: c'è una forte correlazione tra l'essere intelligenti e l'essere un secchione, e una correlazione inversa ancora più forte tra l'essere un secchione e l'essere popolare. Essere intelligenti sembra renderti impopolare.Perché? Per chi è a scuola adesso, questa potrebbe sembrare una strana domanda da porre. Il semplice fatto è così schiacciante che può sembrare strano immaginare che possa essere in un altro modo. Ma potrebbe. Essere intelligenti non ti rende un emarginato alle elementari. Né ti danneggia nel mondo reale. Né, per quanto ne so, il problema è così grave nella maggior parte degli altri paesi. Ma in una tipica scuola secondaria americana, essere intelligenti rischia di renderti la vita difficile. Perché?La chiave di questo mistero è riformulare leggermente la domanda. Perché i ragazzi intelligenti non si rendono popolari? Se sono così intelligenti, perché non capiscono come funziona la popolarità e battono il sistema, proprio come fanno per i test standardizzati?Un argomento dice che questo sarebbe impossibile, che i ragazzi intelligenti non sono popolari perché gli altri ragazzi li invidiano per la loro intelligenza, e niente di ciò che potrebbero fare potrebbe renderli popolari. Magari. Se gli altri ragazzi delle medie mi invidiavano, hanno fatto un ottimo lavoro nel nasconderlo. E in ogni caso, se essere intelligenti fosse davvero una qualità invidiabile, le ragazze si sarebbero ribellate. I ragazzi che i ragazzi invidiano, piacciono alle ragazze.Nelle scuole che ho frequentato, essere intelligenti non contava molto. I ragazzi non lo ammiravano né lo disprezzavano. A parità di altre condizioni, avrebbero preferito essere dalla parte intelligente della media piuttosto che da quella stupida, ma l'intelligenza contava molto meno, diciamo, dell'aspetto fisico, del carisma o delle capacità atletiche.Quindi, se l'intelligenza in sé non è un fattore di popolarità, perché i ragazzi intelligenti sono così costantemente impopolari? La risposta, penso, è che non vogliono davvero essere popolari.Se qualcuno me lo avesse detto all'epoca, gli avrei riso in faccia. Essere impopolari a scuola rende i ragazzi infelici, alcuni di loro così infelici da suicidarsi. Dirmi che non volevo essere popolare sarebbe stato come dire a qualcuno che muore di sete nel deserto che non vuole un bicchiere d'acqua. Certo che volevo essere popolare.Ma in realtà non lo volevo, non abbastanza. C'era qualcos'altro che volevo di più: essere intelligente. Non semplicemente andare bene a scuola, anche se questo contava qualcosa, ma progettare bellissimi razzi, o scrivere bene, o capire come programmare i computer. In generale, fare grandi cose.All'epoca non ho mai cercato di separare i miei desideri e di pesarli l'uno contro l'altro. Se lo avessi fatto, avrei visto che essere intelligenti era più importante. Se qualcuno mi avesse offerto la possibilità di essere il ragazzo più popolare della scuola, ma solo al prezzo di avere un'intelligenza media (concedetemelo), non l'avrei accettata.Per quanto soffrano per la loro impopolarità, non penso che molti secchioni lo farebbero. Per loro il pensiero di un'intelligenza media è insopportabile. Ma la maggior parte dei ragazzi accetterebbe quell'accordo. Per la metà di loro sarebbe un passo avanti. Anche per qualcuno nell'ottantesimo percentile (supponendo, come sembravano tutti allora, che l'intelligenza sia uno scalare), chi non scenderebbe di trenta punti in cambio di essere amato e ammirato da tutti?E questa, penso, è la radice del problema. I secchioni servono due padroni. Vogliono essere popolari, certo, ma vogliono ancora di più essere intelligenti. E la popolarità non è qualcosa che si può fare nel tempo libero, non nell'ambiente ferocemente competitivo di una scuola secondaria americana.Alberti, probabilmente l'archetipo dell'uomo del Rinascimento, scrive che "nessuna arte, per quanto minore, richiede meno della totale dedizione se si vuole eccellere in essa". Mi chiedo se qualcuno al mondo lavori più duramente di quanto i ragazzi delle scuole americane lavorano alla popolarità. I Navy SEAL e gli specializzandi in neurochirurgia sembrano fannulloni al confronto. Occasionalmente si prendono delle vacanze; alcuni hanno persino degli hobby. Un adolescente americano può lavorare per essere popolare ogni ora di veglia, tutti i giorni all'anno.Non voglio insinuare che lo facciano consapevolmente. Alcuni di loro sono davvero dei piccoli Machiavelli, ma quello che voglio dire è che gli adolescenti sono sempre in servizio come conformisti.Ad esempio, i ragazzi adolescenti prestano molta attenzione ai vestiti. Non si vestono intenzionalmente per essere popolari. Si vestono per apparire belli. Ma per chi? Per gli altri ragazzi. Le opinioni degli altri ragazzi diventano la loro definizione di giusto, non solo per i vestiti, ma per quasi tutto ciò che fanno, fino al modo in cui camminano. E così ogni sforzo che fanno per fare le cose "giuste" è anche, consapevolmente o meno, uno sforzo per essere più popolari.I secchioni non se ne rendono conto. Non si rendono conto che ci vuole lavoro per essere popolari. In generale, le persone al di fuori di alcuni campi molto impegnativi non si rendono conto fino a che punto il successo dipenda da uno sforzo costante (anche se spesso inconscio). Ad esempio, la maggior parte delle persone sembra considerare la capacità di disegnare come una sorta di qualità innata, come l’altezza. In realtà, alla maggior parte delle persone che "sanno disegnare" piace disegnare e hanno trascorso molte ore a farlo; ecco perché sono brave. Allo stesso modo, la popolarità non è solo qualcosa che si è o non si è, ma qualcosa che ci si costruisce.Il motivo principale per cui i secchioni non sono popolari è che hanno altre preoccupazioni a cui pensare. La loro attenzione è attratta dai libri o dal mondo naturale, non dalla moda e dalle feste. Sono come qualcuno che cerca di giocare a calcio mentre si tiene in equilibrio un bicchiere d'acqua sulla testa. Gli altri giocatori che possono concentrare tutta la loro attenzione sul gioco li superano senza difficoltà e si chiedono perché sembrano così incapaci.Anche se ai secchioni importasse della popolarità quanto agli altri ragazzi, essere popolari sarebbe più faticoso per loro. I ragazzi popolari hanno imparato a essere popolari e a voler essere popolari, allo stesso modo in cui i secchioni hanno imparato a essere intelligenti e a voler essere intelligenti: dai loro genitori. Mentre i secchioni venivano addestrati a dare le risposte giuste, i ragazzi popolari venivano addestrati a piacere.Fino ad ora ho affinato il rapporto tra intelligente e secchione, usandoli come se fossero intercambiabili. In realtà è solo il contesto che li rende tali. Un secchione è qualcuno che non è abbastanza abile socialmente. Ma "abbastanza" dipende da dove ti trovi. In una tipica scuola americana, gli standard di fighezza sono così alti (o almeno, così specifici) che non devi essere particolarmente goffo per sembrare goffo al confronto.Pochi ragazzi intelligenti possono dedicare l'attenzione che richiede la popolarità. A meno che non siano anche di bell'aspetto, atleti naturali o fratelli di ragazzi popolari, tenderanno a diventare secchioni. Ed è per questo che la vita delle persone intelligenti è peggiore tra, diciamo, gli undici e i diciassette anni. La vita a quell'età ruota molto di più attorno alla popolarità che prima o dopo.Prima di allora, la vita dei bambini è dominata dai genitori, non dagli altri bambini. I bambini si preoccupano di ciò che pensano i loro coetanei alle elementari, ma questa non è tutta la loro vita, come lo diventerà in seguito.Intorno agli undici anni, però, i bambini sembrano iniziare a trattare la loro famiglia come un lavoro quotidiano. Creano un nuovo mondo tra di loro, e far parte di questo mondo è ciò che conta, non stare nella loro famiglia. Anzi, essere nei guai nella loro famiglia può fargli guadagnare punti nel mondo a cui tengono.Il problema è che il mondo che questi bambini creano per se stessi è inizialmente molto rozzo. Se si lascia un gruppo di undicenni a loro stessi, quello che si ottiene è Il signore delle mosche. Come molti ragazzi americani, ho letto questo libro a scuola. Presumibilmente non è stata una coincidenza. Presumibilmente qualcuno voleva farci notare che eravamo dei selvaggi, e che ci eravamo creati un mondo crudele e stupido. Questo era troppo sottile per me. Mentre il libro sembrava del tutto credibile, non ho colto il messaggio aggiuntivo. Avrei preferito che ci dicessero chiaramente che eravamo dei selvaggi e che il nostro mondo era stupido.I secchioni troverebbero la loro impopolarità più sopportabile se si limitasse a farli ignorare. Sfortunatamente, essere impopolari a scuola significa essere attivamente perseguitati.Perché? Ancora una volta, chiunque sia attualmente a scuola potrebbe pensare che questa sia una strana domanda da porre. Come potrebbero essere le cose in un altro modo? Ma potrebbero esserlo. Gli adulti normalmente non perseguitano i secchioni. Perché i ragazzi adolescenti lo fanno?In parte perché gli adolescenti sono ancora per metà bambini, e molti bambini sono intrinsecamente crudeli. Alcuni torturano i secchioni per lo stesso motivo per cui strappano le zampe ai ragni. Prima di sviluppare una coscienza, la tortura è divertente.Un altro motivo per cui i ragazzi perseguitano i secchioni è per sentirsi meglio. Quando si galleggia, ci si solleva spingendo l'acqua verso il basso. Allo stesso modo, in qualsiasi gerarchia sociale, le persone insicure della propria posizione cercheranno di enfatizzarla maltrattando coloro che pensano siano di rango inferiore. Ho letto che questo è il motivo per cui i bianchi poveri negli Stati Uniti sono il gruppo più ostile ai neri.Ma penso che il motivo principale per cui gli altri ragazzi perseguitano i secchioni è che fa parte del meccanismo della popolarità. La popolarità riguarda solo in parte l'attrattiva individuale. Riguarda molto di più le alleanze. Per diventare più popolari, bisogna fare continuamente cose che ti avvicinano ad altre persone popolari, e niente avvicina le persone più di un nemico comune.Come un politico che vuole distrarre gli elettori dai brutti momenti in casa, si può creare un nemico se non ce n'è uno vero. Individuando e perseguitando un secchione, un gruppo di ragazzi di rango più alto crea legami tra loro. Attaccare un estraneo li rende tutti degli addetti ai lavori. Questo è il motivo per cui i peggiori casi di bullismo avvengono con i gruppi. Chiedetelo a qualsiasi secchione: si riceve un trattamento molto peggiore da un gruppo di ragazzi che da un singolo bullo, per quanto sadico.Se è una consolazione per i secchioni, non è niente di personale. Il gruppo di ragazzi che si unisce per prendersela con te sta facendo la stessa cosa, e per lo stesso motivo, di un gruppo di ragazzi che si riunisce per andare a caccia. Non ti odiano davvero. Hanno solo bisogno di qualcosa da inseguire.Poiché si trovano in fondo alla scala, i secchioni sono un bersaglio sicuro per tutta la scuola. Se ricordo bene, i ragazzi più popolari non perseguitano i secchioni; non hanno bisogno di abbassarsi a tali cose. La maggior parte delle persecuzioni provengono dai ragazzi più in basso, i nervosi ceti medi.Il problema è che ce ne sono molti. La distribuzione della popolarità non è una piramide, ma si assottiglia in basso come una pera. Il gruppo meno popolare è piuttosto piccolo. (Credo che fossimo l'unico tavolo D nella mappa della nostra mensa.) Quindi ci sono più persone che vogliono prendersela con i secchioni rispetto ai secchioni stessi.Oltre a guadagnare punti prendendo le distanze dai ragazzi impopolari, si perdono punti standoci vicino. Una donna che conosco dice che al liceo le piacevano i secchioni, ma aveva paura di essere vista parlare con loro perché le altre ragazze la prendevano in giro. L'impopolarità è una malattia contagiosa; i ragazzi troppo gentili per prendersela con i secchioni li ostracizzeranno comunque per autodifesa.Non c'è da stupirsi, quindi, che i ragazzi intelligenti tendano a essere infelici alle medie e al liceo. I loro altri interessi lasciano loro poca attenzione da dedicare alla popolarità, e poiché la popolarità assomiglia a un gioco a somma zero, questo a sua volta li rende bersaglio di tutta la scuola. E la cosa strana è che questo scenario da incubo si verifica senza alcuna malizia consapevole, semplicemente a causa della forma della situazione.Per me il periodo peggiore è stata la scuola media, quando la cultura dei ragazzi era nuova e dura, e la specializzazione che in seguito avrebbe gradualmente separato i ragazzi più intelligenti era appena iniziata. Quasi tutti quelli con cui ho parlato sono d'accordo: il punto più basso è tra gli undici e i quattordici anni.Nella nostra scuola è stato l'ottavo anno, che per me è stato tra i dodici e i tredici anni. Ci fu una breve sensazione quell'anno quando uno dei nostri insegnanti sentì per caso un gruppo di ragazze che aspettavano lo scuolabus, e ne fu così scioccato che il giorno dopo dedicò l'intera lezione a un eloquente appello a non essere così crudeli l'una con l'altra.Non ebbe alcun effetto evidente. Quello che mi colpì all'epoca fu che lei fosse sorpresa. Vuoi dire che non sa il genere di cose che si dicono l'un l'altra? Vuoi dire che questo non è normale?È importante rendersi conto che, no, gli adulti non sanno cosa si fanno i ragazzi l'un l'altro. Sanno, in astratto, che i ragazzi sono mostruosamente crudeli l'uno con l'altro, proprio come sappiamo in astratto che le persone vengono torturate nei paesi più poveri. Ma, come noi, non amano soffermarsi su questo fatto deprimente, e non vedono prove di specifici abusi a meno che non vadano a cercarli.Gli insegnanti delle scuole pubbliche si trovano nella stessa posizione delle guardie carcerarie. La preoccupazione principale delle guardie è quella di tenere i prigionieri nei locali. Devono anche nutrirli e, per quanto possibile, impedire che si uccidano a vicenda. Oltre a questo, vogliono avere a che fare il meno possibile con i prigionieri, quindi li lasciano creare l'organizzazione sociale che vogliono. Da quello che ho letto, la società che i prigionieri creano è distorta, selvaggia e pervasiva, e non è divertente essere in fondo ad essa.In linea di massima, era lo stesso nelle scuole che ho frequentato. La cosa più importante era rimanere all’interno della scuola. Mentre si era lì, le autorità ti nutrivano, impedivano la violenza palese e facevano qualche sforzo per insegnarti qualcosa. Ma oltre a questo non volevano avere troppo a che fare con i ragazzi. Come le guardie carcerarie, gli insegnanti ci lasciavano per lo più a noi stessi. E, come i prigionieri, la cultura che abbiamo creato era barbara.Perché il mondo reale è più ospitale per i secchioni? Potrebbe sembrare che la risposta sia semplicemente che è popolato da adulti, che sono troppo maturi per prendersela l'un l'altro. Ma non credo che sia così. Gli adulti in prigione si prendono certamente in giro a vicenda. E così, a quanto pare, fanno le mogli della società; in alcune parti di Manhattan, la vita per le donne sembra una continuazione del liceo, con tutti gli stessi meschini intrighi.Penso che la cosa importante del mondo reale non sia che sia popolato da adulti, ma che sia molto grande e che le cose che si fanno abbiano effetti reali. Questo è ciò che manca alla scuola, alla prigione e alle signore che pranzano. Gli abitanti di tutti questi mondi sono intrappolati in piccole bolle dove niente di ciò che fanno può avere più di un effetto locale. Naturalmente queste società degenerano nella barbarie. Non hanno alcuna funzione per la loro forma da seguire.Quando le cose che si fanno hanno effetti reali, non basta più essere piacevoli. Inizia a essere importante ottenere le risposte giuste, ed è qui che i secchioni si dimostrano vantaggiosi. Viene spontaneo pensare a Bill Gates, pur notoriamente privo di capacità sociali, ottiene le risposte giuste, almeno se misurate in termini di entrate.L'altra cosa che è diversa nel mondo reale è che è molto più grande. In un gruppo abbastanza grande, anche le minoranze più piccole possono raggiungere una massa critica se si aggregano. Nel mondo reale, i secchioni si raccolgono in certi luoghi e formano le loro società in cui l'intelligenza è la cosa più importante. A volte la corrente inizia persino a scorrere nella direzione opposta: a volte, in particolare nei dipartimenti di matematica e scienze delle università, i secchioni esagerano deliberatamente la loro goffaggine per sembrare più intelligenti. John Nash ammirava talmente tanto Norbert Wiener che adottò la sua abitudine di toccare il muro mentre camminava lungo un corridoio.Da tredicenne, non avevo molta più esperienza del mondo di quella che vedevo immediatamente intorno a me. Il piccolo mondo distorto in cui vivevamo era, pensavo, il mondo. Il mondo sembrava crudele e noioso, e non sono sicuro di quale fosse peggio.Poiché non mi adattavo a questo mondo, pensavo che qualcosa non andasse in me. Non mi rendevo conto che il motivo per cui noi secchioni non ci adattavamo era perché per certi versi eravamo un passo avanti. Stavamo già pensando al tipo di cose che contano nel mondo reale, invece di passare tutto il nostro tempo a giocare a un gioco impegnativo ma per lo più inutile come gli altri.Eravamo un po' come sarebbe un adulto se fosse spinto di nuovo alle scuole medie. Non saprebbe i vestiti giusti da indossare, la musica giusta da ascoltare, lo slang giusto da usare. Ai ragazzi sembrerebbe un completo alieno. Il fatto è che saprebbe abbastanza da non preoccuparsi di quello che pensano. Noi non avevamo questa sicurezza.Molte persone sembrano pensare che sia un bene per i ragazzi intelligenti essere messi insieme ai ragazzi "normali" in questa fase della loro vita. Forse. Ma almeno in alcuni casi il motivo per cui i secchioni non si adattano è davvero che tutti gli altri sono pazzi. Ricordo di essere seduto tra il pubblico a un "raduno di incitamento" al mio liceo, guardando le cheerleader che lanciavano un'effigie di un giocatore avversario tra il pubblico per essere fatta a pezzi. Mi sentivo come un esploratore che assisteva a qualche bizzarro rituale tribale.Se potessi tornare indietro e dare qualche consiglio al me stesso tredicenne, la cosa principale che gli direi sarebbe di alzare la testa e guardarsi intorno. Non lo capivo bene all'epoca, ma tutto il mondo in cui vivevamo era falso come un Twinkie. Non solo la scuola, ma l'intera città. Perché la gente si trasferisce in periferia? Per avere figli! Quindi non c'è da stupirsi che sembrasse noioso e sterile. L'intero posto era un gigantesco asilo nido, una città artificiale creata esplicitamente allo scopo di allevare bambini.Dove sono cresciuto, si aveva la sensazione che non ci fosse nessun posto dove andare e niente da fare. Non era un caso. I sobborghi sono progettati deliberatamente per escludere il mondo esterno, perché contiene cose che potrebbero mettere in pericolo i bambini.E per quanto riguarda le scuole, erano solo recinti all'interno di questo mondo finto. Ufficialmente lo scopo delle scuole è quello di insegnare ai ragazzi. In realtà il loro scopo primario è quello di tenere i ragazzi rinchiusi in un posto per una grossa fetta della giornata in modo che gli adulti possano fare le cose. E non ho nessun problema con questo: in una società industriale specializzata, sarebbe un disastro avere i ragazzi che scorrazzano in giro liberamente.Quello che mi dà fastidio non è che i ragazzi siano tenuti in prigione, ma che (a) non gli venga detto e (b) che le prigioni siano gestite per lo più dai detenuti. I ragazzi vengono mandati a trascorrere sei anni a memorizzare fatti insignificanti, in un mondo governato da una casta di giganti che corrono dietro a una palla marrone oblunga, come se questa fosse la cosa più naturale del mondo. E se si ribellano a questo cocktail surreale, vengono chiamati disadattati.La vita in questo mondo contorto è stressante per i ragazzi. E non solo per i secchioni. Come ogni guerra, è dannosa anche per i vincitori.Gli adulti non possono evitare di vedere che i ragazzi adolescenti sono tormentati. Allora perché non fanno qualcosa al riguardo? Perché danno la colpa alla pubertà. Il motivo per cui i ragazzi sono così infelici, si dicono gli adulti, è che nuove e mostruose sostanze chimiche, gli ormoni, stanno ora scorrendo nel loro sangue e mandando tutto a rotoli. Non c'è niente di sbagliato nel sistema; è semplicemente inevitabile che i ragazzi siano infelici a quell'età.Questa idea è così pervasiva che persino i ragazzi ci credono, il che probabilmente non aiuta. Qualcuno che pensa che i suoi piedi facciano male naturalmente non si fermerà a considerare la possibilità che stia indossando scarpe della taglia sbagliata.Sono sospettoso di questa teoria secondo cui i tredicenni sono intrinsecamente incasinati. Se è fisiologica, dovrebbe essere universale. I nomadi mongoli sono tutti nichilisti a tredici anni? Ho letto molta storia e non ho visto un solo riferimento a questo fatto presumibilmente universale prima del ventesimo secolo. Gli apprendisti adolescenti nel Rinascimento sembrano essere stati allegri e desiderosi. Litigavano e si facevano scherzi a vicenda, naturalmente (Michelangelo si ruppe il naso per colpa di un bullo), ma non erano pazzi.Per quanto ne so, il concetto di adolescente impazzito per gli ormoni è coevo alla periferia. Non credo che sia una coincidenza. Penso che gli adolescenti siano fatti impazzire dalla vita che sono costretti a condurre. Gli apprendisti adolescenti nel Rinascimento erano cani da lavoro. Gli adolescenti ora sono cagnolini nevrotici. La loro pazzia è la pazzia degli oziosi di tutto il mondo.Quando andavo a scuola, il suicidio era un argomento costante tra i ragazzi più intelligenti. Nessuno che conoscessi lo fece, ma molti progettavano di farlo, e alcuni potrebbero averci provato. Per lo più era solo una posa. Come altri adolescenti, amavamo il drammatico, e il suicidio sembrava molto drammatico. Ma in parte era perché le nostre vite erano a volte davvero infelici.Il bullismo era solo una parte del problema. Un altro problema, e forse anche peggiore, era che non avevamo mai niente di reale su cui lavorare. Agli esseri umani piace lavorare; nella maggior parte del mondo, il tuo lavoro è la tua identità. E tutto il lavoro che facevamo era inutile, o così sembrava all'epoca.Nel migliore dei casi era un esercizio per il lavoro reale che avremmo potuto fare in un futuro molto lontano, così lontano che all'epoca non sapevamo nemmeno per cosa ci stavamo esercitando. Più spesso si trattava solo di una serie arbitraria di cerchi da saltare, parole senza contenuto progettate principalmente per la testabilità. (Le tre cause principali della Guerra Civile sono state.... Test: Elenca le tre cause principali della Guerra Civile.)E non c'era modo di tirarsi indietro. Gli adulti si erano accordati tra loro che questa doveva essere la strada per il college. L'unico modo per sfuggire a questa vita vuota era sottomettersi ad essa.Un tempo i ragazzi adolescenti avevano un ruolo più attivo nella società. In epoca preindustriale, erano tutti apprendisti di un tipo o dell'altro, sia nei negozi che nelle fattorie o persino sulle navi da guerra. Non venivano lasciati a creare le proprie società. Erano membri junior delle società adulte.Sembra che gli adolescenti rispettassero di più gli adulti allora, perché gli adulti erano i visibili esperti delle competenze che stavano cercando di imparare. Ora la maggior parte dei ragazzi ha poca idea di cosa facciano i loro genitori nei loro uffici lontani, e non vede alcun collegamento (anzi, ce n'è ben poco) tra il lavoro scolastico e il lavoro che faranno da adulti.E se gli adolescenti rispettavano di più gli adulti, gli adulti avevano anche più bisogno degli adolescenti. Dopo un paio d'anni di formazione, un apprendista poteva essere di vero aiuto. Anche l'apprendista più giovane poteva essere incaricato di portare messaggi o di spazzare l'officina.Ora gli adulti non hanno un uso immediato degli adolescenti. Sarebbero d'intralcio in un ufficio. Quindi li lasciano a scuola mentre vanno al lavoro, proprio come potrebbero lasciare il cane in un canile se andassero via per il fine settimana.Cosa è successo? Ci troviamo di fronte a un problema difficile. La causa di questo problema è la stessa della causa di tanti mali attuali: la specializzazione. Man mano che i lavori diventano più specializzati, dobbiamo formarci più a lungo per essi. I ragazzi in epoca preindustriale iniziavano a lavorare al massimo a 14 anni; i ragazzi delle fattorie, dove viveva la maggior parte della gente, iniziavano molto prima. Ora i ragazzi che vanno al college non iniziano a lavorare a tempo pieno prima dei 21 o 22 anni. Con alcune lauree, come quelle in medicina e dottorato di ricerca, si può anche non finire la formazione prima dei 30 anni.Gli adolescenti ora sono inutili, tranne che come manodopera a basso costo in industrie come il fast food, che si sono evolute per sfruttare proprio questo fatto. In quasi ogni altro tipo di lavoro, sarebbero una perdita netta. Ma sono anche troppo giovani per essere lasciati senza supervisione. Qualcuno deve sorvegliarli, e il modo più efficiente per farlo è quello di riunirli in un unico luogo. Poi pochi adulti possono sorvegliarli tutti.Se ci si ferma qui, quello che si sta descrivendo è letteralmente una prigione, anche se a tempo parziale. Il problema è che molte scuole praticamente si fermano qui. Lo scopo dichiarato delle scuole è quello di educare i ragazzi. Ma non c'è alcuna pressione esterna per farlo bene. E così la maggior parte delle scuole fa un lavoro così scadente nell'insegnamento che i ragazzi non lo prendono davvero sul serio, nemmeno i ragazzi intelligenti. Per la maggior parte del tempo eravamo tutti, studenti e insegnanti, solo per fare scena.Nella mia classe di francese al liceo dovevamo leggere Les Miserables di Hugo. Non credo che nessuno di noi conoscesse il francese abbastanza bene da potersi fare strada attraverso questo enorme libro. Come il resto della classe, ho solo sfogliato i Cliff's Notes. Quando ci è stato dato un test sul libro, ho notato che le domande suonavano strane. Erano piene di parole lunghe che il nostro insegnante non avrebbe usato. Da dove venivano queste domande? Dai Cliff's Notes, a quanto pare. Anche l'insegnante li stava usando. Stavamo solo fingendo.Ci sono certamente grandi insegnanti di scuola pubblica. L'energia e l'immaginazione del mio insegnante di quarta elementare, il signor Mihalko, hanno reso quell'anno qualcosa di cui i suoi studenti parlano ancora, trent'anni dopo. Ma insegnanti come lui erano individui che nuotavano controcorrente. Non potevano aggiustare il sistema.In quasi tutti i gruppi di persone si trova una gerarchia. Quando i gruppi di adulti si formano nel mondo reale, lo fanno generalmente per uno scopo comune, e i leader finiscono per essere coloro che sono più bravi a farlo. Il problema con la maggior parte delle scuole è che non hanno uno scopo. Ma la gerarchia deve esserci. E così i ragazzi ne creano una dal nulla.Abbiamo un'espressione per descrivere cosa succede quando le classifiche devono essere create senza criteri significativi. Diciamo che la situazione degenera in un concorso di popolarità. Ed è esattamente quello che succede nella maggior parte delle scuole americane. Invece di dipendere da un vero test, il proprio rango dipende per lo più dalla propria capacità di aumentare il proprio rango. È come la corte di Luigi XIV. Non c'è un avversario esterno, quindi i ragazzi diventano gli avversari l'uno dell'altro.Quando c'è una vera prova esterna di abilità, non è doloroso essere in fondo alla gerarchia. Una recluta in una squadra di football americano non si risente dell'abilità del veterano; spera di essere come lui un giorno ed è felice di avere la possibilità di imparare da lui. Il veterano può a sua volta sentire un senso di nobiltà d’animo. E, cosa più importante, il loro status dipende da come si comportano contro gli avversari, non dal fatto che riescano a spingere l'altro verso il basso.Le gerarchie di corte sono tutt'altra cosa. Questo tipo di società degrada chiunque vi entri. Non c'è né ammirazione in basso, né nobiltà d’animo in alto. È uccidere o essere uccisi.Questo è il tipo di società che si crea nelle scuole secondarie americane. E succede perché queste scuole non hanno un vero scopo al di là di tenere i ragazzi tutti in un posto, per un certo numero di ore ogni giorno. Quello di cui non mi rendevo conto all'epoca, e in realtà non mi sono reso conto fino a poco tempo fa, è che i due orrori della vita scolastica, la crudeltà e la noia, hanno entrambi la stessa causa.La mediocrità delle scuole pubbliche americane ha conseguenze peggiori del semplice rendere infelici i ragazzi per sei anni. Genera una ribellione che allontana attivamente i ragazzi dalle cose che dovrebbero imparare.Come molti secchioni, probabilmente, sono passati anni dal liceo prima che riuscissi a convincermi a leggere qualcosa che ci era stato assegnato allora. Mi sono perso più che dei libri. Diffidavo di parole come "carattere" e "integrità", perché erano state svilite dagli adulti. Come venivano usate allora, queste parole sembravano significare tutte la stessa cosa: obbedienza. I ragazzi che venivano lodati per queste qualità tendevano a essere nella migliore delle ipotesi tori da premio ottusi, e nella peggiore ipotesi facili ruffiani. Se questo era ciò che erano il carattere e l'integrità, non ne volevo sapere niente.La parola che ho frainteso di più è stata "tatto". Come usata dagli adulti, sembrava significare tenere la bocca chiusa. Ho pensato che derivasse dalla stessa radice di "tacito" e "taciturno", e che significasse letteralmente stare zitti. Ho giurato che non sarei mai stato discreto; non mi avrebbero mai fatto tacere. In realtà, deriva dalla stessa radice di "tattile", e ciò che significa è avere un tocco delicato. Discreto è il contrario di goffo. Non credo di averlo imparato fino al college.I secchioni non sono gli unici perdenti nella corsa al successo della popolarità. I secchioni non sono popolari perché sono distratti. Ci sono altri ragazzi che si ritirano deliberatamente perché sono disgustati dall'intero processo.Ai ragazzi adolescenti, anche ai ribelli, non piace stare da soli, quindi quando i ragazzi si ritirano dal sistema, tendono a farlo in gruppo. Nelle scuole che ho frequentato, il fulcro della ribellione era l'uso di droghe, in particolare la marijuana. I ragazzi di questa tribù indossavano magliette nere da concerto e venivano chiamati "sballati".Gli sballati e i secchioni erano alleati, e c'era una buona dose di sovrapposizione tra loro. Gli sballati erano nel complesso più intelligenti degli altri ragazzi, anche se non studiare mai (o almeno non sembrare di farlo) era un importante valore tribale. Io ero più nel campo dei secchioni, ma ero amico di molti sballati.Usavano droghe, almeno all'inizio, per i legami sociali che creavano. Era qualcosa da fare insieme, e poiché le droghe erano illegali, era un distintivo di ribellione condiviso.Non sto affermando che le scuole cattive siano l'unica ragione per cui i ragazzi si mettono nei guai con la droga. Dopo un po', le droghe hanno un loro slancio. Senza dubbio alcuni degli sballati alla fine hanno usato droghe per sfuggire ad altri problemi, come i guai in famiglia. Ma, almeno nella mia scuola, il motivo per cui la maggior parte dei ragazzi iniziava a usare droghe era la ribellione. I quattordicenni non iniziavano a fumare erba perché avevano sentito dire che li avrebbe aiutati a dimenticare i loro problemi. Iniziavano perché volevano unirsi a una tribù diversa.Il malgoverno genera ribellione; questa non è un'idea nuova. Eppure le autorità per lo più si comportano ancora come se le droghe fossero di per sé la causa del problema.Il vero problema è il vuoto della vita scolastica. Non vedremo soluzioni finché gli adulti non se ne renderanno conto. Gli adulti che potrebbero rendersene conto per primi sono quelli che a scuola erano essi stessi dei nerd. Volete che i vostri figli siano infelici in terza media come lo eravate voi? Io non lo farei. Allora, c'è qualcosa che possiamo fare per sistemare le cose? Quasi certamente. Il sistema attuale non ha nulla di inevitabile. È nato per lo più per difetto.Gli adulti, però, sono impegnati. Presentarsi alle recite scolastiche è una cosa. Affrontare la burocrazia educativa è un'altra. Forse alcuni avranno l'energia per cercare di cambiare le cose. Credo che la parte più difficile sia rendersi conto di poterlo fare.I nerd che vanno ancora a scuola non dovrebbero trattenere il respiro. Forse un giorno una forza armata di adulti si presenterà in elicottero per salvarvi, ma probabilmente non arriverà questo mese. Qualsiasi miglioramento immediato nella vita dei nerd dovrà probabilmente venire dai nerd stessi.La semplice comprensione della situazione in cui si trovano dovrebbe renderla meno dolorosa. I nerd non sono dei perdenti. Stanno solo giocando a un gioco diverso, molto più simile a quello del mondo reale. Gli adulti lo sanno. Oggi è difficile trovare adulti di successo che non affermino di essere stati nerd al liceo.È importante che anche i nerd si rendano conto che la scuola non è la vita. La scuola è una cosa strana, artificiale, per metà sterile e per metà selvaggia. È onnicomprensiva, come la vita, ma non è quella vera. È solo temporanea e, se si guarda, si può vedere oltre anche quando si è ancora dentro.Se la vita sembra terribile ai bambini, non è perché gli ormoni vi stanno trasformando in mostri (come credono i vostri genitori), né perché la vita è davvero terribile (come credete voi). È perché gli adulti, che non hanno più alcuna utilità economica per voi, vi hanno abbandonato per trascorrere anni rinchiusi insieme senza nulla di concreto da fare. Qualsiasi società di questo tipo è orribile da vivere. Non c'è bisogno di cercare oltre per spiegare perché i ragazzi adolescenti sono infelici.Ho detto cose dure in questo saggio, ma in realtà la tesi è ottimista: molti problemi che diamo per scontati non sono in realtà insolubili. Gli adolescenti non sono mostri intrinsecamente infelici. Questa dovrebbe essere una notizia incoraggiante sia per i ragazzi che per gli adulti. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 36m 57s | ||||||
| 5/6/25 | ![]() Guida di Sopravvivenza per la Raccolta Fondi // A Fundraising Survival Guide | Traduzione e lettura in italiano di Paolo Zanni dall’essay originale di Paul Graham "A Fundraising Survival Guide" [Agosto 2008].La raccolta fondi è la seconda parte più difficile dell'avvio di una startup. La parte più difficile è creare qualcosa che la gente vuole: la maggior parte delle startup che falliscono, falliscono perché non l'hanno fatto. Ma la seconda causa di morte è probabilmente la difficoltà a raccogliere fondi. La raccolta fondi è brutale.Uno dei motivi per cui è così brutale è semplicemente la brutalità dei mercati. Chi ha trascorso la maggior parte della propria vita nelle scuole o nelle grandi aziende potrebbe non essere stato esposto a questa realtà. I professori e i capi di solito sentono un certo senso di responsabilità nei vostri confronti; se fate un grande sforzo e fallite, vi daranno tregua. I mercati sono meno indulgenti. Ai clienti non interessa quanto avete lavorato duramente, ma solo che abbiate risolto i loro problemi.Gli investitori valutano le startup come i clienti valutano i prodotti, non come i capi valutano i dipendenti. Se state facendo uno sforzo valoroso e state fallendo, forse investiranno nella vostra prossima startup, ma non in questa.Ma raccogliere denaro dagli investitori è più difficile che vendere ai clienti, perché sono molto pochi. Non c'è nulla di minimamente simile ad un mercato efficiente. È improbabile che ci siano più di 10 investitori interessati; è difficile parlare con molti di più. Quindi, la casualità del comportamento di ogni singolo investitore può avere un impatto notevole.Problema numero 3: gli investitori prendono decisioni a caso. Tutti gli investitori, compresi noi, sono per lo più incompetenti. Dobbiamo costantemente prendere decisioni su cose che non capiamo e il più delle volte ci sbagliamo.Eppure la posta in gioco è alta. Le somme investite dai diversi tipi di investitori variano da cinquemila dollari a cinquanta milioni, ma di solito l'importo sembra sempre elevato indipendentemente dal tipo di investitore. Le decisioni di investimento sono decisioni importanti.Questa combinazione, che consiste nel prendere decisioni importanti su cose che non si capiscono, tende a rendere gli investitori molto diffidenti. I VC sono noti per portare avanti la discussione coi founder senza intenzioni serie. Alcuni dei più spregiudicati lo fanno deliberatamente. Ma anche gli investitori con le migliori intenzioni possono comportarsi in un modo che sembrerebbe folle nella vita di tutti i giorni. Un giorno sono pieni di entusiasmo e sembrano pronti a staccarvi un assegno all'istante; il giorno dopo non rispondono alle vostre telefonate. Non stanno giocando con voi. È solo che non sanno decidersi.Come se non bastasse, questi elementi estremamente fluttuanti sono tutti collegati tra loro. Gli investitori in startup si conoscono tutti e (anche se odiano ammetterlo) il fattore più importante per la loro opinione su di voi è l'opinione degli altri investitori. Si tratta di una ricetta per un sistema instabile. Si ottiene l'opposto dello smorzamento che l'equilibrio tra paura e interesse di solito produce nei mercati. Nessuno è interessato a una startup che è un “affare” perché non è piaciuta a tutti gli altri investitori.Quindi l'inefficienza del mercato, dovuta al fatto che ci sono così pochi attori, è esacerbata dal fatto che essi agiscono in modo tutt'altro che indipendente. Il risultato è un sistema simile a una specie di creatura marina primitiva e multicellulare, in cui si irrita un'estremità e l'intera cosa si contrae violentemente.Y Combinator sta lavorando per risolvere questo problema. Stiamo cercando di aumentare il numero di investitori così come stiamo aumentando il numero di startup. Speriamo che con l'aumento del numero di entrambi si arrivi a qualcosa di più simile a un mercato efficiente. Quando t si avvicina all'infinito, il Demo Day assomiglia ad un'asta.Purtroppo, t è ancora molto lontano dall'infinito. Cosa fa una startup ora, nel mondo imperfetto in cui viviamo? La cosa più importante è non lasciarsi abbattere dalla raccolta fondi. Le startup vivono o muoiono di morale. Se lasciate che la difficoltà di raccogliere fondi distrugga il vostro morale, diventerà una profezia che si autoavvera.Bootstrapping (= Consulenza)Alcuni aspiranti fondatori staranno pensando: perché avere a che fare con gli investitori? Se raccogliere denaro è così doloroso, perché farlo?La risposta è ovvia: perché avete bisogno di soldi per vivere. In linea di principio, è una buona idea finanziare la propria startup con i propri ricavi, ma non si possono creare clienti istantanei. Qualsiasi cosa produciate, dovete venderne una certa quantità per raggiungere il pareggio. Ci vorrà del tempo per far crescere le vendite fino a quel punto ed è difficile prevedere, finché non si prova, quanto tempo ci vorrà.Per esempio, non saremmo riusciti a sostenere Viaweb. Facevamo pagare molto il nostro software, circa 140 dollari al mese per utente, ma ci voleva almeno un anno prima che le nostre entrate coprissero anche i nostri miseri costi. Non avevamo abbastanza risparmi per sopravvivere un anno.Se si escludono le aziende “bootstrapped” che sono state effettivamente finanziate dai loro fondatori attraverso i risparmi o un lavoro giornaliero, il resto (a) ha avuto molta fortuna, cosa difficile da avere su richiesta, o (b) ha iniziato come società di consulenza e si è trasformata gradualmente in società di prodotto.La consulenza è l'unica opzione su cui si può contare. Ma la consulenza è tutt'altro che gratuita. Forse non è così doloroso come la raccolta di denaro dagli investitori, ma il dolore è distribuito su un periodo più lungo. Probabilmente anni. E per molti tipi di startup, questo ritardo potrebbe essere fatale. Se state lavorando a qualcosa di così insolito che probabilmente nessun altro ci penserà, potete prendervi il vostro tempo. Joshua Schachter ha costruito gradualmente Delicious mentre lavorava a Wall Street. È riuscito a farla franca perché nessun altro ha capito che era una buona idea. Ma se stavate costruendo qualcosa di ovviamente necessario come un software per negozi online più o meno nello stesso periodo di Viaweb, e ci stavate lavorando a margine mentre dedicavate la maggior parte del vostro tempo al lavoro con i clienti, non eravate in una buona posizione.Il bootstrapping sembra ottimo in linea di principio, ma questo territorio apparentemente verdeggiante è uno di quelli da cui poche startup escono vive. Il solo fatto che le startup bootstrapped tendano a essere famose per questo motivo dovrebbe far scattare un campanello d'allarme. Se funzionasse così bene, sarebbe la norma.Il bootstrapping può diventare più facile, perché l'avvio di un'azienda sta diventando più economico. Ma non credo che arriveremo mai al punto in cui la maggior parte delle startup potrà fare a meno di finanziamenti esterni. La tecnologia tende a diventare sempre più economica, ma non le spese di vita.Il risultato è che potete scegliere il vostro dolore: il dolore breve e acuto della raccolta di fondi o il dolore cronico della consulenza. A parità di dolore totale, la raccolta di fondi è la scelta migliore, perché la nuova tecnologia è di solito più preziosa ora che in seguito.Ma anche se per la maggior parte delle startup la raccolta di fondi sarà il male minore, si tratta comunque di un male piuttosto grande, così grande che può facilmente uccidervi. Non solo nel senso ovvio che se non riuscite a raccogliere fondi potreste dover chiudere l'azienda, ma perché il processo stesso di raccolta dei fondi può uccidervi.Per sopravvivere è necessaria una serie di tecniche per lo più ortogonali a quelle utilizzate per convincere gli investitori, proprio come gli alpinisti devono conoscere tecniche di sopravvivenza per lo più ortogonali a quelle utilizzate per salire e scendere fisicamente dalle montagne.1. Avere basse aspettative.Il motivo per cui la raccolta di fondi distrugge il morale di molte startup non è semplicemente che è difficile, ma che è molto più difficile di quanto si aspettassero. Ciò che uccide è la delusione. E più le aspettative sono basse, più è difficile essere delusi.I fondatori di startup tendono a essere ottimisti. Questo può funzionare bene nella tecnologia, almeno in parte, ma è il modo sbagliato di affrontare la raccolta di fondi. È meglio partire dal presupposto che gli investitori vi deluderanno sempre. Anche gli acquirenti, già che ci siamo. In YC uno dei nostri mantra secondari è “Gli affari vanno a monte”. Non importa quale sia l'affare in corso, supponete che non andrà a buon fine. Il potere predittivo di questa semplice regola è sorprendente.Con il progredire dell'affare, si tende a credere che si realizzerà e a dipendere dal fatto che si realizzi. Dovete opporvi a questo. Legatevi all'albero maestro. È questo che vi uccide. Gli affari non hanno una traiettoria come la maggior parte delle altre interazioni umane, dove i piani condivisi si consolidano linearmente nel tempo. Gli accordi spesso falliscono all'ultimo momento. Spesso la controparte non pensa davvero a ciò che vuole fino all'ultimo momento. Quindi non si possono usare le intuizioni quotidiane sui piani condivisi come guida. Quando si tratta di accordi, bisogna spegnerle consapevolmente e diventare patologicamente cinici.È più difficile da fare di quanto sembri. È molto lusinghiero quando eminenti investitori sembrano interessati a finanziarvi. È facile iniziare a credere che la raccolta fondi sarà rapida e semplice. Ma non è quasi mai così.2. Continuate a lavorare sulla vostra startup.Sembra ovvio dire che bisogna continuare a lavorare sulla propria startup mentre si raccolgono fondi. In realtà questo è difficile da fare. La maggior parte delle startup non ci riesce.La raccolta fondi ha la misteriosa capacità di risucchiare tutta la vostra attenzione. Anche se avete un solo incontro al giorno con gli investitori, in qualche modo quell'incontro brucerà tutta la vostra giornata. Non si tratta solo del tempo dell'incontro vero e proprio, ma anche del tempo per andare e tornare, del tempo per prepararsi prima e per pensarci dopo.Il modo migliore per sopravvivere alla distrazione dell'incontro con gli investitori è probabilmente quello di dividere l'azienda: scegliere un fondatore che si occupi degli investitori mentre gli altri mandano avanti l'azienda. Questo funziona meglio quando una startup ha 3 fondatori piuttosto che 2, e meglio quando il leader dell'azienda non è anche il principale sviluppatore. Nel migliore dei casi, l'azienda continua ad avanzare a velocità dimezzata.Ma questo è il caso migliore. Il più delle volte l'azienda si blocca durante la raccolta di fondi. E questo è pericoloso per molte ragioni. La raccolta di fondi richiede sempre più tempo del previsto. Quella che sembra un'interruzione di 2 settimane si trasforma in un'interruzione di 4 mesi. Questo può essere molto demoralizzante. E, peggio ancora, può rendervi meno attraenti per gli investitori. Questi ultimi vogliono investire in aziende dinamiche. Un'azienda che non ha fatto nulla di nuovo in 4 mesi non sembra dinamica, quindi inizia a perdere interesse. Gli investitori raramente lo capiscono, ma la maggior parte di ciò a cui rispondono quando perdono interesse in una startup è il danno causato dalla loro stessa indecisione.La soluzione: mettere la startup al primo posto. Inserite gli incontri con gli investitori nei momenti liberi del vostro programma di sviluppo, piuttosto che fare lo sviluppo nei momenti liberi tra gli incontri con gli investitori. Se l'azienda continua a progredire - rilasciando nuove funzionalità, aumentando il traffico, concludendo accordi, facendo parlare di sé - è più probabile che gli incontri con gli investitori siano produttivi. Non solo perché la vostra startup sembrerà più viva, ma anche perché sarà meglio per il vostro morale, che è uno dei modi principali con cui gli investitori vi giudicano.3. Sii conservativo.Quando le condizioni peggiorano, la strategia ottimale diventa quella più conservativa. Quando le cose vanno bene si può rischiare; quando le cose vanno male si vuole andare sul sicuro.Consiglio di affrontare la raccolta fondi come se le cose andassero sempre male. Il motivo è che tra la vostra capacità di illudervi e la natura selvaggiamente instabile del sistema con cui avete a che fare, probabilmente le cose sono già, o potrebbero facilmente diventare, molto peggiori di quanto sembrano.Quello che dico alla maggior parte delle startup che finanziamo è che se qualcuno di affidabile vi offre un finanziamento a condizioni ragionevoli, accettatelo. Ci sono state startup che hanno ignorato questo consiglio e l'hanno fatta franca, startup che hanno ignorato una buona offerta nella speranza di ottenerne una migliore, e in effetti l'hanno ottenuta. Ma nella stessa posizione darei di nuovo lo stesso consiglio. Chi sa quanti proiettili c'erano nella pistola con cui stavano giocando alla roulette russa?Corollario: se un investitore sembra interessato, non lasciatelo semplicemente in disparte. Non si può dare per scontato che una persona interessata ad investire rimanga tale. In effetti, non potete nemmeno dire (e nemmeno lui sa dire) se è veramente interessato finché non si cerca di convertire l'interesse in denaro. Quindi, se avete dei prospect interessanti, chiudeteli subito o cancellateli. E a meno che non abbiate già abbastanza fondi, questo si riduce a: chiudeteli subito.Le startup non vincono ottenendo grandi finanziamenti, ma realizzando grandi prodotti. Quindi finite di raccogliere fondi e tornate al lavoro.4. Sii flessibile.Ci sono due domande che i VC fanno e alle quali non dovreste rispondere: “Con chi altro stai parlando?” e ‘Quanto stai cercando di raccogliere?’.I VC non si aspettano che rispondiate alla prima domanda. La fanno solo per sicurezza. Sembrano invece aspettarsi una risposta alla seconda. Ma non credo che dobbiate limitarvi a dire una cifra. Non per giocare con loro, ma perché non dovreste avere un importo fisso da raccogliere.L'abitudine di una startup che ha bisogno di un importo fisso di finanziamento è un'usanza obsoleta che risale ai tempi in cui le startup erano più costose. Un'azienda che doveva costruire una fabbrica o assumere 50 persone doveva ovviamente raccogliere una certa somma minima. Ma poche startup tecnologiche si trovano oggi in questa situazione.Consigliamo alle startup di dire agli investitori che ci sono diverse strade da percorrere a seconda dell'importo raccolto. Con soli 50.000 dollari si potrebbe pagare il vitto e l'affitto ai fondatori per un anno. Un paio di centinaia di migliaia di dollari permetterebbero loro di avere un ufficio e di assumere persone intelligenti che conoscono dai tempi della scuola. Un paio di milioni di dollari permetterebbero loro di far esplodere l'impresa. Il messaggio (e non solo il messaggio, ma il fatto) dovrebbe essere: avremo successo a prescindere da tutto. Raccogliere più soldi ci permette solo di farlo più velocemente.Se state raccogliendo un angel round, la dimensione del round può anche cambiare al volo. In effetti, all'inizio è meglio fare un piccolo round, per poi espanderlo in base alle necessità, piuttosto che cercare di raccogliere un grande round e rischiare di perdere gli investitori che avete già se non riuscite a raccogliere l'intero importo. Potreste anche decidere di fare un “rolling close”, in cui il round non ha una dimensione predeterminata, ma vendete le azioni agli investitori uno alla volta, man mano che dicono di sì. Questo aiuta a superare i momenti di stallo, perché si può iniziare non appena il primo è pronto a investire.5. Sii indipendente.Una startup con una coppia di fondatori poco più che ventenni può avere spese così basse da essere redditizia anche con soli 2000 dollari al mese. Si tratta di una cifra trascurabile come fatturato di un’azienda, ma l'effetto sul vostro morale e sulla vostra posizione negoziale è tutt'altro. Noi di YC usiamo l'espressione “redditività da ramen” per descrivere la situazione in cui si guadagna appena il necessario per pagare le spese di vita. Quando si passa alla redditività da ramen, tutto cambia. Potreste ancora aver bisogno di investimenti per sfondare, ma non ne avete bisogno questo mese.Quando si avvia una startup non si può pianificare quanto tempo ci vorrà per diventare redditizi. Ma se vi trovate in una posizione in cui un piccolo sforzo in più nelle vendite vi porterebbe oltre la soglia di redditività del ramen, fatelo.Agli investitori piace quando siete redditizi. Dimostra che avete pensato a fare soldi, invece di lavorare solo su divertenti problemi tecnici; dimostra che avete la disciplina per mantenere basse le spese; ma soprattutto significa che non ne avete bisogno.Non c'è niente che piaccia di più agli investitori di una startup che sembra avere successo anche senza di loro. Agli investitori piace quando possono aiutare una startup, ma non amano le startup che morirebbero senza quell'aiuto.In YC passiamo molto tempo a cercare di prevedere come andranno le startup che abbiamo finanziato, perché stiamo cercando di imparare a scegliere i vincitori. Abbiamo osservato le traiettorie di così tante startup che siamo diventati più bravi a prevederle. E quando parliamo di startup che riteniamo possano avere successo, ci ritroviamo a dire cose del tipo: “Oh, quei ragazzi sanno badare a se stessi. Se la caveranno”. Non “quei ragazzi sono davvero intelligenti” o “stanno lavorando a una grande idea”. Quando prevediamo buoni risultati per le startup, le qualità che emergono nelle argomentazioni di supporto sono tenacia, adattabilità, determinazione. Il che significa che, nella misura in cui abbiamo ragione, queste sono le qualità necessarie per vincere.Gli investitori lo sanno, almeno inconsciamente. Il motivo per cui amano quando non avete bisogno di loro non è semplicemente che amano ciò che non possono avere, ma perché questa qualità è ciò che porta i fondatori al successo.Sam Altman ce l'ha. Potreste paracadutarlo su un'isola piena di cannibali e tornare dopo 5 anni e lui sarebbe il re. Se siete Sam Altman, non dovete essere redditizi per comunicare agli investitori che avrete successo con o senza di loro (lui non lo era e l’ha fatto). Non tutti hanno la capacità di concludere affari di Sam. Io stesso non ce l'ho. Ma se non ce l'avete, potete far parlare i numeri per voi.6. Non prendete il rifiuto sul personale.Il rifiuto da parte degli investitori può farvi iniziare a dubitare di voi stessi. Dopo tutto, hanno più esperienza di voi. Se pensano che la vostra startup sia una schifezza, non hanno forse ragione?Forse sì, forse no. Il modo per gestire il rifiuto è con precisione. Non bisogna semplicemente ignorare il rifiuto. Potrebbe avere un significato. Ma non bisogna nemmeno demoralizzarsi automaticamente.Per capire cosa significa il rifiuto, bisogna innanzitutto capire quanto sia comune. Statisticamente, il VC medio è una macchina da rifiuti. David Hornik, partner di August, me lo ha detto:I numeri per me sono stati qualcosa come 500-800 progetti ricevuti e letti, circa 50-100 incontri iniziali di un'ora, circa 20 aziende a cui mi sono interessato, circa 5 su cui ho lavorato seriamente, da 1 a 2 operazioni in un anno. Quindi le probabilità sono contro di voi. Potete essere un grande imprenditore, lavorare su cose interessanti, ecc. ma è ancora incredibilmente improbabile che veniate finanziati.Questo è meno vero con gli angel, ma i VC rifiutano praticamente tutti. La struttura della loro attività fa sì che un partner effettui al massimo 2 nuovi investimenti all'anno, indipendentemente dal numero di buone startup che lo contattano.Oltre alle probabilità terribili, l'investitore medio è, come ho già detto, un pessimo giudice delle startup. È più difficile giudicare le startup rispetto alla maggior parte delle altre cose, perché le grandi idee di startup tendono a sembrare sbagliate. Una buona idea di startup deve essere non solo buona ma anche nuova. E per essere sia buona che nuova, un'idea deve probabilmente sembrare cattiva alla maggior parte delle persone, altrimenti qualcuno la starebbe già facendo e non sarebbe una novità.Questo rende il giudizio sulle startup più difficile della maggior parte delle altre cose che si giudicano. Per essere un buon investitore di startup, bisogna essere un intellettuale contrario. Questo è un problema per i VC, la maggior parte dei quali non è particolarmente fantasiosa. I VC sono per lo più persone che fanno soldi, non persone che creano cose. Gli angel sono più bravi ad apprezzare le idee innovative, perché la maggior parte di loro sono stati fondatori.Quindi, quando ricevete un rifiuto, usate i dati che ci sono e non quelli che non ci sono. Se un investitore vi fornisce ragioni specifiche per non investire, analizzate la vostra startup e chiedetevi se hanno ragione. Se si tratta di problemi reali, risolveteli. Ma non fidatevi della loro parola. Si suppone che siate voi gli esperti del settore; dovete decidere voi.Anche se un rifiuto non vi dice necessariamente nulla sulla vostra startup, suggerisce che la vostra proposta potrebbe essere migliorata. Scoprite cosa non funziona e cambiatelo. Non pensate solo che “gli investitori sono stupidi”. Spesso lo sono, ma cercate di capire esattamente dove li perdete.Non lasciate che i rifiuti si accumulino come un cumulo deprimente e indifferenziato. Selezionateli e analizzateli e, invece di pensare che “non piacciamo a nessuno”, saprete con precisione quanto è grande il vostro problema e cosa fare per risolverlo.7. Essere in grado di passare alla consulenza (se necessario).La consulenza, come ho detto, è un modo pericoloso di finanziare una startup. Ma è meglio che morire. È un po' come la respirazione anaerobica: non è la soluzione ottimale a lungo termine, ma può salvarvi da una minaccia immediata. Se avete difficoltà a raccogliere fondi dagli investitori, potreste essere in grado di orientarvi verso la consulenza.Questo funziona meglio per alcune startup che per altre. Non sarebbe stato naturale, ad esempio, per Google, ma se la vostra azienda produceva software per la costruzione di siti web, avreste potuto degradare in modo abbastanza graduale verso la consulenza, costruendo siti per i clienti con questo software.A patto di stare attenti a non essere risucchiati definitivamente nella consulenza, questo potrebbe anche avere dei vantaggi. Se si utilizza il software per loro, si possono capire bene i propri utenti. Inoltre, come società di consulenza, potreste essere in grado di far utilizzare il vostro software a grandi nomi che non avreste mai ottenuto come società di prodotti.All'inizio, in Viaweb siamo stati costretti a operare come una società di consulenza, perché eravamo così alla ricerca di utenti che ci offrivamo di costruire siti di e-commerce per loro se si iscrivevano. Ma non abbiamo mai fatto pagare questo lavoro, perché non volevamo che iniziassero a trattarci come veri e propri consulenti, chiamandoci ogni volta che volevano cambiare qualcosa nel loro sito. Sapevamo che dovevamo rimanere un'azienda di prodotti, perché solo così si può vendere.8. Evitare gli investitori inesperti.Anche se gli investitori alle prime armi sembrano poco pericolosi, possono essere i più pericolosi, perché sono molto nervosi. Soprattutto in proporzione all'importo investito. Raccogliere 20.000 dollari da un angel investor alle prime armi può essere tanto impegnativo quanto raccogliere 2 milioni di dollari da un fondo VC.Anche i loro avvocati sono generalmente inesperti. Ma mentre gli investitori possono ammettere di non sapere cosa stanno facendo, i loro avvocati non possono farlo. Una startup di YC ha negoziato i termini di un piccolo round con un angel, per poi ricevere un accordo di 70 pagine dal suo avvocato. E poiché l'avvocato non avrebbe mai potuto ammettere, di fronte al suo cliente, di aver commesso un errore, ha dovuto insistere per mantenere tutte le condizioni draconiane contenute nel contratto, per cui l'accordo è saltato.Naturalmente, qualcuno deve accettare denaro dagli investitori alle prime armi, altrimenti non ci sarebbero mai investitori esperti. Ma se lo fate, o (a) guidate voi stessi il processo, compresa la fornitura dei documenti, o (b) li usate solo per riempire un giro più grande guidato da qualcun altro.9. Conoscere la propria posizione.La cosa più pericolosa degli investitori è la loro indecisione. Lo scenario peggiore è il lungo no, quello che arriva dopo mesi di incontri. I rifiuti degli investitori sono come i difetti di progettazione: inevitabili, ma molto meno costosi se li si scopre per tempo.Quindi, mentre parlate con gli investitori, cercate costantemente di capire a che punto siete. Quanto è probabile che vi offrano un term sheet? Di cosa devono essere convinti prima? Non dovreste necessariamente porre sempre queste domande in modo esplicito - potrebbe diventare fastidioso - ma dovreste sempre raccogliere dati in merito.Gli investitori tendono a non impegnarsi se non nella misura in cui li spingete a farlo. È nel loro interesse raccogliere il massimo numero di informazioni e prendere il minimo numero di decisioni. Il modo migliore per costringerli ad agire è, ovviamente, la concorrenza degli investitori. Ma si può anche applicare una certa forza focalizzando la discussione: chiedendo quali sono le domande specifiche a cui devono rispondere per prendere una decisione, e poi rispondendo. Se riuscite a superare diversi ostacoli e loro continuano a sollevarne di nuovi, presumete che alla fine si tireranno indietro.Dovete essere disciplinati nel raccogliere dati sulle intenzioni degli investitori. In caso contrario, il loro desiderio di guidarvi si combinerà con il vostro desiderio di essere guidati, producendo impressioni del tutto imprecise.Utilizzate i dati per ponderare la vostra strategia. Probabilmente parlerete con diversi investitori. Concentratevi su quelli che hanno maggiori probabilità di dire sì. Il valore di un potenziale investitore è una combinazione di quanto sarebbe bello se dicesse di sì e di quanto è probabile che lo dica. Date il massimo peso al secondo fattore. In parte perché la qualità più importante di un investitore è semplicemente investire. Ma anche perché, come ho detto, il fattore più importante dell'opinione che gli investitori hanno di voi è l'opinione che gli altri investitori hanno di voi. Se state parlando con diversi investitori e riuscite a convincerne uno a dire sì, gli altri saranno molto più interessati. Quindi non state sacrificando gli investitori tiepidi se vi concentrate su quelli caldi; convincere gli investitori caldi è il modo migliore per convincere quelli tiepidi.FuturoSpero che le cose non siano sempre così difficili. Spero che, man mano che le startup diventeranno più economiche e il numero di investitori aumenterà, raccogliere fondi diventerà, se non facile, almeno semplice.Nel frattempo, l’imperfezione del processo di finanziamento offre una grande opportunità. La maggior parte degli investitori non ha idea di quanto siano pericolosi. Sarebbero sorpresi di sapere che raccogliere denaro da loro è qualcosa che deve essere trattato come una minaccia per la sopravvivenza di un'azienda. Pensano solo di aver bisogno di qualche informazione in più per decidere. Non capiscono che ci sono altri 10 investitori che vogliono anch'essi un po' di informazioni in più e che il processo di dialogo con tutti loro può portare una startup a un punto morto per mesi.Poiché gli investitori non capiscono il costo di trattare con loro, non si rendono conto di quanto spazio c'è per un potenziale concorrente che li sottovaluti. So per esperienza personale quanto più velocemente gli investitori potrebbero decidere, perché abbiamo ridotto il nostro tempo a 20 minuti (5 minuti di lettura della domanda, 10 minuti di colloquio, 5 minuti di discussione). Se si investisse più denaro si vorrebbe impiegare più tempo, ovviamente. Ma se possiamo decidere in 20 minuti, dovremmo impiegare più di un paio di giorni?Opportunità come questa non rimangono inutilizzate per sempre, anche in un settore così conservativo come quello del venture capital. Quindi, o gli investitori esistenti cominceranno a decidere più rapidamente, o emergeranno nuovi investitori che lo faranno.Nel frattempo, i fondatori devono considerare la raccolta di fondi come un processo pericoloso. Fortunatamente, posso risolvere il pericolo più grande proprio qui. Il pericolo maggiore è la sorpresa. È che le startup sottovalutino la difficoltà della raccolta di fondi - che superino tutte le fasi iniziali, ma che quando passano alla raccolta di fondi la trovino sorprendentemente difficile, si demoralizzino e rinuncino. Quindi ve lo dico in anticipo: raccogliere fondi è difficile.Note This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 30m 15s | ||||||
| 4/30/25 | ![]() La ‘Teoria del Biglietto dell'Autobus’ del Genio // The Bus Ticket Theory of Genius | Traduzione e lettura in italiano di Elena Carmazzi dall’essay originale di Paul Graham "The Bus Ticket Theory of Genius" [Novembre 2019].Tutti sanno che per fare un lavoro straordinario servono sia il talento naturale che la determinazione. Ma c'è un terzo ingrediente che non è così ben compreso: un interesse ossessivo per un particolare argomento.Per spiegare questo punto devo mettere a rischio la mia reputazione con un gruppo di persone, e scelgo i collezionisti di biglietti dell’autobus. Ci sono persone che collezionano vecchi biglietti dell’autobus. Come molti collezionisti, hanno un interesse ossessivo per i dettagli di ciò che collezionano. Riescono a tenere traccia delle distinzioni tra i vari tipi di biglietti in un modo che sarebbe difficile per il resto di noi. Perché non ce ne importa abbastanza. A cosa serve spendere tanto tempo pensando ai vecchi biglietti dell’autobus?Questo ci porta alla seconda caratteristica di questo tipo di ossessione: non ha alcuno scopo. L’amore di un collezionista di biglietti dell’autobus è disinteressato. Non lo fanno per impressionarci o per arricchirsi, ma per il piacere di farlo.Quando guardiamo le vite di chi ha fatto grandi cose, vediamo uno schema costante. Spesso cominciano con un interesse ossessivo da collezionista di biglietti dell’autobus per qualcosa che sarebbe sembrato inutile alla maggior parte dei loro contemporanei. Una delle caratteristiche più sorprendenti del libro di Darwin sulla sua spedizione con il Beagle è la profondità del suo interesse per la storia naturale. La sua curiosità sembra infinita. Lo stesso si può dire di Ramanujan, il matematico che passava ore a calcolare sulla sua lavagna cosa succedeva alle serie.È un errore pensare che stessero "gettando le basi" per le scoperte che avrebbero fatto in seguito. C’è troppa intenzionalità in questa metafora. Come i collezionisti di biglietti dell’autobus, lo facevano perché gli piaceva farlo.Ma c'è una differenza tra Ramanujan e un collezionista di biglietti dell’autobus: le serie contano, i biglietti dell’autobus no.Se dovessi riassumere la ricetta del genio in una sola frase, potrebbe essere questa:avere un’ossessione disinteressata per qualcosa che conta.Non sto forse dimenticando gli altri due ingredienti? Meno di quanto possiate pensare. Un interesse ossessivo per un argomento è sia un indicatore di capacità sia un sostituto della determinazione. A meno che non abbiate una sufficiente attitudine matematica, non troverete interessante una serie. E quando siete ossessivamente interessati a qualcosa, non avete bisogno di molta determinazione: non dovete sforzarvi così tanto quando è la curiosità a trascinarvi.Un interesse ossessivo può persino portarvi fortuna, nella misura in cui la fortuna esiste. Come disse Pasteur: “il caso favorisce una mente preparata”, e se c’è una cosa che distingue una mente ossessionata è l’essere preparata.La caratteristica più importante di questo tipo di ossessione è il suo essere disinteressata. Non solo perché funge da filtro per la serietà, ma anche perché aiuta a scoprire nuove idee.I sentieri che portano a nuove idee tendono a sembrare poco promettenti; se sembrassero promettenti, sarebbero già stati esplorati da molti altri. Come fanno le persone che fanno grandi cose a scoprire questi sentieri che gli altri trascurano? La storia popolare è che semplicemente hanno una visione migliore: perché sono così talentuosi da vedere sentieri che altri non vedono. Ma se guardiamo al modo in cui vengono fatte le grandi scoperte, non è così che funziona. Darwin non prestava maggiore attenzione alle singole specie rispetto ad altri perché vedeva che questo avrebbe portato a grandi scoperte, mentre gli altri no. Era semplicemente molto, molto interessato a queste cose.Darwin non riusciva a spegnere questo interesse. Né Ramanujan. Non hanno scoperto i sentieri nascosti che hanno trovato perché sembravano promettenti, ma perché non riuscivano a farne a meno. Questo gli ha permesso di seguire quei sentieri che qualcuno semplicemente ambizioso avrebbe ignorato.Quale persona razionale deciderebbe che il modo per scrivere grandi romanzi sia iniziare trascorrendo diversi anni a creare un linguaggio elfico immaginario, come Tolkien, o visitare ogni famiglia del sud-ovest dell’Inghilterra, come Trollope? Nessuno, incluso Tolkien e Trollope.La teoria del biglietto dell’autobus è simile alla famosa definizione di genio di Carlyle come una capacità infinita di affrontare difficoltà. Ma ci sono due differenze. La teoria del biglietto dell’autobus chiarisce che la fonte di questa capacità infinita di affrontare difficoltà non è una diligenza infinita, come sembra intendere Carlyle, ma una sorta di interesse infinito che hanno i collezionisti. Aggiunge anche una qualificazione importante: una capacità infinita di affrontare difficoltà su qualcosa che conta.Ma cosa conta? Non si può mai esserne sicuri. È proprio perché nessuno può sapere in anticipo quali sentieri siano promettenti che si possono scoprire nuove idee lavorando su ciò che ci interessa.Tuttavia, ci sono alcune euristiche che si possono utilizzare per indovinare se un’ossessione potrebbe essere qualcosa che conta. Ad esempio, è più promettente se stai creando qualcosa, piuttosto che limitarti a consumare qualcosa che qualcun altro ha creato. È più promettente se ciò che ti interessa è difficile, soprattutto se è più difficile per gli altri che per te. Le ossessioni delle persone talentuose sono più propense ad essere promettenti; quando le persone talentuose si interessano a cose casuali, non sono veramente casuali.Ma non si può mai essere sicuri. Infatti, ecco un’idea interessante che è anche piuttosto allarmante se fosse vera: potrebbe essere che, per fare un grande lavoro, bisogni anche sprecare molto tempo.In molte aree, la ricompensa è proporzionata al rischio. Se questa regola è valida anche in questo caso, allora il modo per trovare i sentieri che portano a un lavoro veramente grande è essere disposti a investire molto sforzo in cose che si rivelano esattamente tanto poco promettenti quanto sembrano.Non sono sicuro che ciò sia vero. Da un lato, sembra sorprendentemente difficile sprecare il proprio tempo, finché si lavora duramente su qualcosa di interessante. Molto di ciò che fai finisce per essere utile. Dall’altro lato, la regola che lega rischio e ricompensa è così potente che sembra applicarsi ovunque ci sia rischio. Il caso di Newton, almeno, suggerisce che la regola del rischio/ricompensa valga anche qui. È famoso per un’ossessione particolare che si è rivelata straordinariamente fruttuosa: usare la matematica per descrivere il mondo. Ma aveva anche due altre ossessioni, l’alchimia e la teologia, che sembrano essere stati completi sprechi di tempo. Alla fine, ha ottenuto un guadagno netto. La sua scommessa su ciò che oggi chiamiamo fisica ha dato talmente tanti frutti che ha più che compensato le altre due. Ma le altre due erano necessarie, nel senso che doveva correre grandi rischi per fare scoperte così grandi? Non lo so.Ecco un’idea ancora più allarmante: è possibile fare tutte scommesse sbagliate? Probabilmente succede abbastanza spesso. Ma non sappiamo quanto spesso, perché queste persone non diventano famose.Non è solo che i ritorni derivanti dal seguire un sentiero siano difficili da prevedere. Cambiano drasticamente nel tempo. Il 1830 è stato un periodo davvero favorevole per chi fosse ossessionato dalla storia naturale. Se Darwin fosse nato nel 1709 anziché nel 1809, forse non avremmo mai sentito parlare di lui.Cosa si può fare di fronte a tale incertezza? Una soluzione è coprire le proprie scommesse, che in questo caso significa seguire i sentieri evidentemente promettenti invece di seguire le proprie ossessioni private. Ma come con qualsiasi copertura, si riduce la ricompensa quando si riduce il rischio. Se rinunci a lavorare su ciò che ti piace per seguire un percorso più convenzionalmente ambizioso, potresti perdere qualcosa di meraviglioso che altrimenti avresti scoperto. Anche questo deve succedere continuamente, forse anche più spesso rispetto al genio le cui scommesse falliscono tutte.L’altra soluzione è lasciarsi interessare da molte cose diverse. Non riduci il tuo potenziale guadagno se cambi tra interessi altrettanto genuini, a seconda di quale sembri funzionare meglio finora. Ma c’è anche un pericolo in questo: se lavori su troppi progetti diversi, potresti non riuscire a entrare abbastanza in profondità in nessuno di essi.Una cosa interessante della teoria del biglietto dell’autobus è che potrebbe aiutare a spiegare perché persone di diversi tipi eccellono in tipi di lavoro differenti. L’interesse è molto più distribuito in modo disomogeneo rispetto alla capacità. Se tutto ciò che serve per fare un grande lavoro è il talento naturale, e se il talento naturale è distribuito uniformemente, allora bisognerebbe inventare teorie elaborate per spiegare le distribuzioni sbagliate che vediamo tra chi effettivamente fa grandi cose in vari campi. Ma potrebbe essere che molta di questa distorsione abbia una spiegazione più semplice: persone diverse sono interessate a cose diverse.La teoria del biglietto dell’autobus spiega anche perché le persone siano meno propense a fare un lavoro straordinario dopo aver avuto figli. Qui l’interesse deve competere non solo con ostacoli esterni, ma con un altro interesse, che per la maggior parte delle persone è estremamente potente. È più difficile trovare tempo per il lavoro dopo aver avuto figli, ma quella è la parte facile. Il cambiamento reale è che non ne hai più voglia.Ma l’implicazione più interessante della teoria del biglietto dell’autobus è che suggerisce modi per incoraggiare un grande lavoro. Se la ricetta del genio è semplicemente talento naturale più duro lavoro, tutto ciò che possiamo fare è sperare di avere molto talento e lavorare più duramente possibile. Ma se l’interesse è un ingrediente critico nel genio, potremmo essere in grado, coltivando l’interesse, di coltivare il genio.Ad esempio, per chi è molto ambizioso, la teoria del biglietto dell’autobus suggerisce che il modo di fare un grande lavoro sia rilassarsi un po’. Invece di stringere i denti e perseguire diligentemente ciò che tutti i tuoi pari ritengono essere la linea di ricerca più promettente, forse dovresti provare a fare qualcosa solo per divertimento. E se sei bloccato, potrebbe essere proprio questa la via per uscirne.Mi è sempre piaciuta la famosa domanda doppia di Hamming: quali sono i problemi più importanti nel tuo campo, e perché non stai lavorando su uno di essi? È un ottimo modo per scuotersi. Ma forse è un po’ troppo rigido. Potrebbe essere almeno altrettanto utile chiedersi: se potessi prenderti un anno di pausa per lavorare su qualcosa che probabilmente non sarebbe importante ma sarebbe davvero interessante, cosa sarebbe?La teoria del biglietto dell’autobus suggerisce anche un modo per evitare di rallentare con l’età. Forse la ragione per cui le persone hanno meno idee nuove con l’avanzare dell’età non è semplicemente che stanno perdendo il loro slancio. Potrebbe anche essere che, una volta che ci si è affermati, non si possa più permettersi di occuparsi di progetti collaterali irresponsabili come si faceva quando si era giovani e nessuno si preoccupava di ciò che facevi.La soluzione a questo è ovvia: rimani irresponsabile. Sarà difficile, però, perché i progetti apparentemente casuali che intraprendi per evitare il declino sembreranno agli altri come prova di esso. E tu stesso non saprai con certezza che si sbagliano. Ma almeno sarà più divertente lavorare su ciò che desideri.Potrebbe anche essere che possiamo coltivare l’abitudine di raccogliere “biglietti dell’autobus intellettuali” nei bambini. Il piano usuale nell’educazione è cominciare con un focus ampio e superficiale, per poi diventare progressivamente più specializzati. Ma io ho fatto l’opposto con i miei figli. So che posso contare sulla loro scuola per gestire la parte ampia e superficiale, quindi li porto più a fondo.Quando si interessano a qualcosa, per quanto casuale, li incoraggio ad andare incredibilmente, in modo da “collezionisti di biglietti dell’autobus”, a fondo. Non lo faccio per via della teoria del biglietto dell’autobus. Lo faccio perché voglio che provino la gioia dell’apprendimento, e non la proveranno mai per qualcosa che li costringo ad imparare. Deve essere qualcosa che li interessa. Sto solo seguendo il percorso di minima resistenza; la profondità è un sottoprodotto. Ma se cercando di mostrare loro la gioia dell’apprendimento, finisco anche per allenarli a scavare in profondità, tanto meglio.Avrà qualche effetto? Non ne ho idea. Ma questa incertezza potrebbe essere il punto più interessante di tutti. C’è così tanto di più da imparare su come fare un grande lavoro. Per quanto antica possa sembrare la civiltà umana, è ancora davvero molto giovane se non abbiamo compreso qualcosa di così fondamentale. È entusiasmante pensare che ci siano ancora scoperte da fare sulla scoperta. Se questo è il tipo di cosa che ti interessa. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 13m 52s | ||||||
| 3/25/25 | ![]() Come Fare Filosofia // How to Do Philosophy | Traduzione e lettura in italiano di Federico Cimini dall’essay originale di Paul Graham "How to Do Philosophy" [Settembre 2007].Al liceo decisi che all'università avrei studiato filosofia. Avevo diversi motivi, alcuni più onorevoli di altri. Uno dei meno onorevoli era scioccare le persone. Dove sono cresciuto, l'università era vista come una formazione per il lavoro, quindi studiare filosofia sembrava una cosa molto improduttiva. Un po' come fare dei buchi nei vestiti o mettersi una spilla nell'orecchio, che erano altre forme di impressionante inutilità che stavano diventando di moda.Ma avevo anche dei motivi più onesti. Pensavo che studiare filosofia sarebbe stato una scorciatoia per la saggezza. Tutte le persone laureate in altre materie sarebbero finite con delle conoscenze specifiche. Io avrei imparato la vera natura delle cose.Avevo provato a leggere qualche libro di filosofia. Non quelli recenti; non si trovavano nella biblioteca del liceo. Ma avevo provato a leggere Platone e Aristotele. Dubito che li capissi, ma sembrava che stessero parlando di qualcosa di importante. Credevo che avrei imparato cosa all'università.L'estate prima dell'ultimo anno di liceo feci qualche corso universitario. Imparai molto nel corso di matematica, ma non in quello di filosofia. Eppure, il mio piano di studiarla rimase intatto. Era colpa mia se non avevo imparato nulla. Non avevo letto i libri assegnati con sufficiente attenzione. Avrei dato un'altra possibilità ai Principi della conoscenza umana di Berkeley all'università. Qualcosa di così ammirato e difficile da leggere doveva contenere qualche cosa di valore, se solo si riuscisse a capire cosa.Ventisei anni dopo, ancora non capisco Berkeley. Ho una bella edizione delle sue opere complete. La leggerò mai? Sembra improbabile.La differenza con allora è che adesso capisco perché probabilmente non valga la pena di cercare di capire Berkeley. Ora credo di capire cosa sia andato storto con la filosofia, e come lo potremmo sistemare.ParoleAlla fine sono stato uno studente di filosofia per la maggior parte dell’ università. Non è andata come speravo. Non ho imparato nessuna verità magica per cui tutto il resto erano solo conoscenze specifiche. Ma almeno ora so perché. La filosofia non ha davvero un oggetto di studio come lo hanno la matematica, la storia o la maggior parte degli altri argomenti universitari. Non c'è un nucleo di conoscenza da padroneggiare. Al massimo si può conoscere ciò che diversi filosofi hanno detto sui vari argomenti. Pochi di loro hanno detto cose così corrette che la gente ha dimenticato chi le ha dette.La logica formale è un oggetto di studio. Ho seguito diversi corsi di logica. Non so se ne abbia imparato qualcosa.Mi sembra molto importante saper maneggiare le idee nella propria testa: vedere quando due idee non coprono tutte le possibilità, o quando una è la stessa di un'altra, ma leggermente diversa. ?Ma studiare logica mi ha insegnato l'importanza di pensare in questo modo, o mi ha reso più bravo a farlo? Non lo so.Ci sono cose che so di aver imparato studiando filosofia. La più drammatica l'ho imparata subito, nel primo semestre del primo anno, in una lezione tenuta da Sydney Shoemaker. Ho imparato che io non esisto. Io sono (e voi siete) un insieme di cellule che si muove trascinata da varie forze, e che chiama se stessa "Io". Ma non c'è un'entità centrale e indivisibile che costituisce la nostra identità. Potreste teoricamente perdere metà del vostro cervello e continuare a vivere. Cioè, il vostro cervello potrebbe teoricamente essere diviso in due metà, e ciascuna potrebbe essere trapiantata in corpi diversi. Immaginatevi di svegliarvi dopo un'operazione del genere. Dovete immaginare di essere due persone.La vera lezione qui è che i concetti della vita quotidiana sono imprecisi, e si rompono se portati al limite. Anche un concetto a noi caro come l’ Io. Mi ci è voluto un po' per capirlo, ma quando l'ho fatto è stato piuttosto improvviso, come qualcuno nel diciannovesimo secolo che capisce l'evoluzione e si rende conto che la storia della creazione che gli avevano raccontato da bambino era tutta sbagliata.Al di fuori della matematica c'è un limite a dove arrivano le parole; in effetti, non sarebbe una cattiva definizione della matematica definirla come lo studio di termini che hanno significati precisi. Le parole quotidiane sono intrinsecamente imprecise. Non ce ne accorgiamo perché funzionano abbastanza bene nella vita quotidiana. Le parole sembrano funzionare, proprio come la fisica newtoniana. Ma puoi sempre romperle se le spingi abbastanza lontano.Direi che questo è stato, purtroppo per lei, l’elemento portante della filosofia. La confusione delle parole non è solo un problema dei dibattiti filosofici, ma ne è una spinta.Abbiamo il libero arbitrio? Dipende da cosa si intende per "libero". Le idee astratte esistono? Dipende da cosa si intende per "esistere".A Wittgenstein si attribuisce l’idea che la maggior parte delle controversie filosofiche siano dovute a confusioni sul linguaggio. Non so quanto attribuire a lui questa scoperta. Credo che in molti lo abbiano realizzato, ma abbiano reagito semplicemente non studiando filosofia, piuttosto che diventandone professori.Com’è potuto accadere? Può qualcosa che le persone hanno studiato per migliaia di anni essere davvero una perdita di tempo? Queste sono domande interessanti. In effetti, alcune delle più interessanti sulla filosofia. Il modo più utile per affrontare la tradizione filosofica potrebbe essere né di perdersi in speculazioni senza senso come Berkeley, né di fermarle come Wittgenstein, ma di studiarla come un esempio di ragione che è andata storta.StoriaLa filosofia occidentale inizia con Socrate, Platone e Aristotele. Ciò che sappiamo dei loro predecessori proviene da frammenti e riferimenti in opere successive; le loro dottrine sono cosmologie speculative che di tanto in tanto si avventurano nell'analisi. Presumibilmente, erano spinti da ciò che in ogni società porta alla creazione di cosmologie.Con Socrate, Platone, e in particolare Aristotele, questa tradizione ha preso una svolta. Ha cominciato ad esserci molta più analisi. Sospetto che Platone e Aristotele siano stati incoraggiati in questo progresso dalla matematica. I matematici avevano dimostrato che potevano risolvere le questioni in un modo molto più conclusivo rispetto ad inventare storielle suggestive.Oggi si parla così tanto di astrazioni che non ci si rende conto di quanto sia stato rivoluzionario farlo per la prima volta. Probabilmente sono passati migliaia di anni tra il momento in cui le persone hanno iniziato a descrivere le cose come calde o fredde e quando qualcuno ha chiesto "che cos'è il calore?" Senza dubbio è stato un processo molto graduale. Non sappiamo se Platone o Aristotele siano stati i primi. Ma le loro opere sono le più antiche che abbiamo che trattano questi temi su larga scala, e c'è una freschezza (per non dire ingenuità) in esse che suggerisce che alcune delle domande che hanno posto erano nuove almeno per loro.Aristotele, in particolare, mi ricorda quello che accade quando le persone scoprono qualcosa di nuovo e sono così entusiaste da percorrere una percentuale enorme del nuovo territorio in una vita. Se è così, questo è un segno di quanto fosse nuovo questo tipo di pensiero.Tutto questo serve a spiegare come Platone e Aristotele possano essere molto impressionanti, e al contempo ingenui ed in errore. Era impressionante anche solo porre le loro domande. Questo non significa che abbiano sempre trovato le risposte giuste. Non è offensivo dire che i matematici greci antichi fossero in certa misura ingenui, o perlomeno mancassero di alcuni concetti che gli avrebbero semplificato la vita. Quindi spero che le persone non si offendano troppo se propongo che i filosofi antichi fossero altrettanto ingenui. In particolare, non sembrano aver compreso appieno ciò che ho chiamato in precedenza il fatto centrale della filosofia: che le parole, se spinte troppo lontano, si rompono."Per la sorpresa dei costruttori dei primi computer digitali," scrisse Rod Brooks, "i programmi scritti per loro di solito non funzionavano."Qualcosa di simile è accaduto quando le persone hanno iniziato per la prima volta a parlare in termini astratti. Con grande sorpresa, non arrivavano a risposte su cui fossero d'accordo. In effetti, sembrava che raramente arrivassero a delle risposte in generale.In effetti, stavano discutendo su concetti distorti come immagini a bassa risoluzione.La prova di quanto fossero inutili alcune delle loro risposte è nel loro scarso impatto. Nessuno, dopo aver letto la Metafisica di Aristotele, fa qualcosa di diverso come risultato.Sicuramente non sto affermando che le idee debbano avere applicazioni pratiche per essere interessanti, vero? No, forse non è necessario. La vanteria di Hardy che la teoria dei numeri non avesse alcun uso non la squalificherebbe. Ma si è rivelato essere in errore. In effetti, è sospettosamente difficile trovare un campo della matematica che non abbia una vera applicazione pratica. E la spiegazione di Aristotele riguardo all'obiettivo finale della filosofia nel Libro A della Metafisica implica che anche la filosofia dovrebbe essere utile.La conoscenza teoricaL'obiettivo di Aristotele era trovare il più generale dei principi generali. Gli esempi che fornisce sono convincenti: un operaio costruisce le cose in un certo modo per abitudine; un maestro artigiano può fare di più perché comprende i principi fondamentali. La tendenza è chiara: più la conoscenza è generale, più è ammirevole. Ma poi commise un errore—probabilmente l'errore più importante nella storia della filosofia. Notò che la conoscenza teorica è spesso acquisita per il puro gusto di conoscerla, per curiosità, piuttosto che per un bisogno pratico. Quindi propose due tipi di conoscenza teorica: una utile nelle questioni pratiche, e una no. Poiché le persone interessate a quest'ultima la ricercano per se stessa, allora deve essere più nobile. Così, nella Metafisica, stabilì come obiettivo l'esplorazione della conoscenza che non ha un'utilità pratica. Il che significa che quando affronta questioni grandiose ma vagamente comprensibili e si perde in un mare di parole, a nessuno suonava un campanello di allarme.Il suo errore fu confondere il motivo con il risultato. Certamente, chi vuole comprendere qualcosa a fondo è spesso spinto dalla curiosità piuttosto che da una necessità pratica. Ma questo non significa che ciò che si apprende sia inutile. Avere una comprensione profonda di ciò che si fa è di grande aiuto pratico; anche se non si è mai chiamati a risolvere problemi avanzati, si possono individuare scorciatoie nella soluzione di quelli semplici, e la conoscenza non crollerà nei casi limite, come accadrebbe con formule che non si comprendono. La conoscenza è potere. È questo che rende prestigiosa la teoria. Ed è anche ciò che porta le persone intelligenti a essere curiose di certe cose e non di altre; il nostro DNA non è così disinteressato come potremmo pensare.Quindi, anche se le idee non devono avere applicazioni pratiche immediate per essere interessanti, spesso le cose interessanti hanno anche applicazioni pratiche.Il motivo per cui Aristotele non arrivò da nessuna parte nella Metafisica era in parte dovuto ai suoi obiettivi contraddittori: esplorare le idee più astratte partendo dal presupposto che fossero inutili. Era come un esploratore in cerca di un territorio a nord, partendo dal presupposto che si trovasse a sud.E poiché il suo lavoro divenne la mappa di generazioni di futuri esploratori, li mandò tutti nella direzione sbagliata. Forse, cosa ancora peggiore, li protesse sia dalle critiche esterne sia dalla loro stessa intuizione, stabilendo il principio per cui la conoscenza teorica più nobile è quella inutile.La Metafisica è per lo più un esperimento fallito. Alcune idee si sono rivelate degne di essere conservate, ma la maggior parte dell'opera non ha avuto alcun effetto. È uno dei meno letti fra i libri famosi. Non è difficile da capire come i Principia di Newton, ma come un messaggio confuso.Si potrebbe dire che sia un esperimento fallito ma interessante. Ma purtroppo non fu questa la conclusione a cui giunsero i successori di Aristotele leggendo opere come la Metafisica.Poco dopo, il mondo occidentale entrò in un periodo di difficoltà intellettuale. Invece di considerare queste opere come versioni iniziali da superare, i lavori di Platone e Aristotele divennero testi venerati da padroneggiare e discutere. E così fu per un periodo sorprendentemente lungo. Solo intorno al 1600 (in Europa, dove nel frattempo il centro di gravità si era spostato) si trovarono persone abbastanza sicure di sé da trattare l'opera di Aristotele come un catalogo di errori. E anche allora, raramente lo dissero apertamente.Se sembra sorprendente che l'intervallo sia stato così lungo, basta considerare quanto poco progresso ci sia stato in matematica tra l'epoca ellenistica e il Rinascimento.Nel frattempo, si radicò un'idea sfortunata: che non solo fosse accettabile produrre opere come la Metafisica, ma che fosse un'attività particolarmente prestigiosa, svolta da una classe di persone chiamate filosofi. Nessuno pensò di tornare indietro e correggere l'argomento di base di Aristotele. E così, invece di risolvere il problema che Aristotele aveva scoperto cadendoci dentro—ossia che si può facilmente smarrirsi parlando in modo troppo vago di idee molto astratte—si continuò a caderci.La singolaritàCuriosamente, le loro opere continuarono ad attrarre nuovi lettori. La filosofia tradizionale occupa una sorta di singolarità sotto questo aspetto. Scrivendo confusamente di grandi idee, si crea qualcosa di irresistibile per studenti inesperti ma intellettualmente ambiziosi. Finché non si impara, è difficile capire se qualcosa sia difficile perché l'autore stesso aveva le idee poco chiare o perché, come una dimostrazione matematica, rappresenta concetti intrinsecamente complessi. Per qualcuno che non ha ancora imparato la differenza, la filosofia tradizionale appare estremamente attraente: difficile (e quindi impressionante) come la matematica, ma con un campo d’azione molto più ampio. Proprio ciò che mi attirò quando ero al liceo.Questa singolarità è ancora più singolare perché possiede un meccanismo di autodifesa. Quando qualcosa è difficile da capire, chi sospetta che sia privo di senso tende a rimanere in silenzio. Non esiste un modo per dimostrare che un testo non abbia senso. Al massimo, si può dimostrare che i suoi giudici ufficiali non riescono a distinguerlo da un semplice placebo.E così, invece di denunciare la filosofia, la maggior parte di coloro che sospettavano fosse una perdita di tempo si limitava a studiare qualcos'altro. Questo è di per sé una prova abbastanza schiacciante, considerando le pretese della filosofia. Dovrebbe occuparsi delle verità ultime. Sicuramente, se mantenesse questa promessa, tutte le persone intelligenti se ne interesserebbero.Poiché i difetti della filosofia allontanavano proprio le persone che avrebbero potuto correggerli, essi tendevano a perpetuarsi. Bertrand Russell scrisse in una lettera nel 1912:"Finora, le persone attratte dalla filosofia sono state per lo più quelle affascinate dalle grandi generalizzazioni, che erano tutte sbagliate, e così poche persone con una mente precisa ci si sono dedicate."La sua risposta fu quella di lanciare Wittgenstein contro la filosofia, con risultati drammatici.Penso che Wittgenstein meriti fama non tanto per aver scoperto che la maggior parte della filosofia precedente fosse una perdita di tempo - una conclusione che deve essere stata raggiunta da ogni persona intelligente che l’ abbia studiata un po’ senza proseguire - ma per il modo in cui reagì.Invece di passare ad un altro campo, fece rumore dall’interno. Un Gorbaciov della filosofia.Il mondo della filosofia è ancora scosso da Wittgenstein.Nella sua vita trascorse molto tempo a parlare di come funzionano le parole. Poiché questo sembrava essere accettato, molti filosofi seguirono la stessa strada. Nel frattempo, percependo un vuoto nel campo della speculazione metafisica, coloro che un tempo si occupavano di critica letteraria iniziarono ad avvicinarsi a Kant, sotto nuove etichette come "teoria letteraria", "teoria critica" e, quando si sentivano particolarmente ambiziosi, semplicemente "teoria". Il risultato è la solita insalata di parole:"Il genere non è come alcune delle altre modalità grammaticali che esprimono precisamente una modalità di concezione senza alcuna realtà corrispondente a tale modalità concettuale, e di conseguenza non esprimono precisamente qualcosa nella realtà che possa muovere l’intelletto a concepire una cosa in quel modo, anche quando quel motivo non è qualcosa insito nella cosa in sé." La singolarità che ho descritto non sta scomparendo. Esiste un mercato per scritti che suonano impressionanti e che non possono essere confutati. Ci sarà sempre sia domanda che offerta. Quindi, se un gruppo abbandona questo territorio, ce ne sarà sempre un altro pronto a occuparlo.Una PropostaPotremmo riuscire a fare di meglio. Ecco un'ipotesi intrigante: forse dovremmo fare ciò che Aristotele intendeva fare, invece di ciò che ha effettivamente fatto. L'obiettivo che annuncia nella Metafisica sembra degno di essere perseguito: scoprire le verità ultime. Sembra un'ottima idea. Ma invece di cercare di scoprirle perché sono inutili, proviamo a scoprirle perché sono utili.Propongo di riprovare, ma utilizzando come guida quel criterio finora disprezzato - l'applicabilità, per non finire in una palude di astrazioni. Invece di chiederci: Quali sono le verità più generali? Chiediamoci: Tra tutte le cose utili che possiamo dire, quali sono le più generali?Per testare l’utilità, propongo di verificare se le persone che leggono ciò che abbiamo scritto fanno poi qualcosa di diverso. Sapere che dobbiamo fornire consigli definiti (anche se impliciti) ci impedirà di andare oltre la risoluzione delle parole che stiamo usando.L'obiettivo è lo stesso di Aristotele; cambiamo solo l'approccio.Un esempio di un'idea utile e generale è l'esperimento controllato. Un concetto che si è dimostrato ampiamente applicabile. Alcuni potrebbero dire che fa parte della scienza, ma in realtà non appartiene a nessuna scienza specifica; è letteralmente meta-fisica (nel nostro senso di "meta"). Un’ altra idea in questo senso è l’evoluzione. Essa ha avuto ampia applicazione - per esempio, negli algoritmi genetici e persino nella progettazione di prodotti. Un esempio più recente è la distinzione di Frankfurt tra la bugia e le sciocchezze.Queste mi sembrano le basi di ciò che la filosofia dovrebbe essere: osservazioni molto generali che, se comprese, spingono a comportarsi diversamente.Osservazioni di questo tipo riguarderanno necessariamente cose definite in modo impreciso. Una volta che si usano parole con significati precisi, si sta facendo matematica. Quindi partire dall'utilità non risolverà completamente il problema descritto sopra—non eliminerà la singolarità metafisica. Ma dovrebbe aiutare. Fornirà alle persone di buona volontà una nuova mappa per navigare nelle astrazioni. E forse, in questo modo, potranno produrre idee che renderanno evidenti le carenze delle opere prodotte da chi scrive con cattive intenzioni.Uno svantaggio di questo approccio è che non produrrà il tipo di scrittura che può garantire la cattedra. E non solo perché attualmente non è di moda. Per ottenere la cattedra in qualsiasi disciplina, non si deve arrivare a conclusioni con cui si può non essere d'accordo. In pratica, ci sono due modi per affrontare questo problema. Nella matematica e nelle scienze, si può dimostrare ciò che si afferma, oppure formulare conclusioni in modo da non affermare nulla di falso ("6 degli 8 soggetti hanno avuto una riduzione della pressione sanguigna dopo il trattamento"). Nelle discipline umanistiche, si può evitare di trarre conclusioni definitive (per esempio, concludendo che un problema è complesso), oppure trarre conclusioni così limitate che nessuno si prenda la briga di contestarle.Il tipo di filosofia che sto proponendo non può seguire nessuna di queste due strade. Al massimo potrà raggiungere il livello di rigore di un saggista, non quello di un matematico o di uno sperimentatore. Eppure, per superare il test di utilità, sarà necessario formulare conclusioni definite e abbastanza ampie. Peggio ancora, il test di utilità porterà inevitabilmente a risultati fastidiosi: non ha senso dire alla gente cose in cui credono già, e spesso si irritano quando si dice loro qualcosa di nuovo.Ma ecco la parte entusiasmante: chiunque può farlo. Arrivare a ciò che è generale e utile partendo dall'utile e aumentando il grado di generalità potrebbe non essere il percorso ideale per un giovane professore in cerca di riconoscenze accademiche, ma lo potrebbe essere per tutti gli altri, inclusi i professori che le hanno già. Questo lato della montagna ha una pendenza graduale. Si può iniziare scrivendo cose molto specifiche ma utili, e poi renderle gradualmente più generali. Da Joe’s si fanno ottimi burrito. Cosa rende un burrito buono? Cosa rende il cibo buono? Cosa rende qualsiasi cosa buona? Si può fare con calma. Non è necessario arrivare fino in cima alla montagna. Non è nemmeno necessario dire a qualcuno che si sta facendo filosofia.Se l'idea di fare filosofia sembra scoraggiante, ecco un pensiero incoraggiante: il campo è molto più giovane di quanto sembri. Anche se i primi filosofi della tradizione occidentale vissero circa 2500 anni fa, sarebbe fuorviante dire che la disciplina ha 2500 anni, perché per la maggior parte del tempo i suoi esponenti non facevano altro che scrivere commentari su Platone e Aristotele guardandosi le spalle per paura di un'invasione. Nei periodi in cui ciò non accadeva, la filosofia era strettamente intrecciata con la religione. Non riuscì a liberarsene fino a un paio di secoli fa, e anche allora fu afflitta dai problemi strutturali che ho descritto sopra. Se dico questo, alcuni diranno che è una generalizzazione ampia e ingiusta, mentre altri diranno che è ovvio e risaputo, ma lo dirò comunque: giudicando dalle loro opere, la maggior parte dei filosofi fino a oggi ha sprecato il proprio tempo. In un certo senso, la disciplina è ancora al primo passo.Se pare un’affermazione assurda, non lo sembrerà più tra 10.000 anni. La civiltà sembra sempre antica, perché è sempre la più antica che sia mai stata. L'unico modo per capire se qualcosa è davvero vecchio è guardare alle sue strutture fondamentali, e da quel punto di vista la filosofia è ancora giovane; sta ancora vacillando dopo il crollo inaspettato del significato delle parole.La filosofia è giovane quanto la matematica nel 1500. C'è ancora molto da scoprire.Grazie a Trevor Blackwell, Paul Buchheit, Jessica Livingston, Robert Morris, Mark Nitzberg e Peter Norvig per aver letto le bozze di questo testo.Note This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 28m 54s | ||||||
| 3/18/25 | ![]() Un Progetto Personale // A Project of One’s Own | Traduzione e lettura in italiano di Elena Carmazzi dall’essay originale di Paul Graham "A Project of One’s Own" [Giugno 2021].Qualche giorno fa, mentre tornavamo a casa da scuola, mio figlio di nove anni mi ha detto che non vedeva l'ora di arrivare per continuare a scrivere la storia su cui stava lavorando. Questa frase mi ha reso felice come poche altre cose che gli ho sentito dire — non solo perché era entusiasta della sua storia, ma perché aveva scoperto questo modo di lavorare. Lavorare su un proprio progetto è diverso dal lavoro ordinario, come pattinare è diverso dal camminare. È più divertente, e anche molto più produttivo.Quanta parte del lavoro straordinario è stata realizzata da persone che stavano "pattinando" in questo senso? Se non tutta, sicuramente una gran parte.C’è qualcosa di speciale nel lavoro su un proprio progetto, non direi esattamente che sei più felice, una parola più corretta sarebbe “eccitata” o “impegnata”. Sei felice quando le cose vanno bene, ma molto spesso non è così. Quando sto scrivendo un saggio, la maggior parte delle volte sono preoccupato e perplesso: preoccupato che il saggio venga male, e perplesso perché sto cercando un'idea che non riesco a vedere con sufficiente chiarezza. Sarò capace di metterla nero su bianco con parole mie? Alla fine di solito ci riesco, se ci metto un po’ di tempo, ma non ne sono mai sicuro perché i primi tentativi spesso falliscono.Ci sono momenti di felicità quando le cose funzionano, ma non durano a lungo perché subito dopo si passa al problema successivo. Perché farlo allora? Perché, per le persone a cui piace lavorare in questo modo, nient'altro sembra così tanto giusto per loro stessi. È come sentirsi un animale nel suo habitat naturale, facendo ciò per cui si è nati — non sempre felici, forse, ma svegli e vivi.Molti bambini sperimentano l’eccitazione di lavorare su un proprio progetto. La parte difficile è far sì che questa coincida con il lavoro che si svolge da adulti, e le nostre consuetudini lo rendono ancora più difficile. Consideriamo "il gioco" e gli "hobbies" come qualcosa di qualitativamente diversi dal "lavoro". Non è chiaro a un bambino che costruisce una casa sull'albero che esista un percorso diretto (anche se lungo) da quella casetta sull’albero all'architettura o all'ingegneria. E invece di mostrargli questo percorso, lo nascondiamo, trattando implicitamente ciò che fanno i bambini come qualcosa di diverso dal lavoro reale.Invece di dire ai bambini che le loro case sugli alberi possono essere parte del percorso verso il lavoro che faranno da adulti, gli diciamo che il percorso passa dalla scuola. Purtroppo, però, il lavoro scolastico tende ad essere molto diverso dal lavorare su progetti propri. Di solito non è un progetto, e neppure qualcosa di personale. Così, man mano che la scuola diventa più impegnativa, lavorare su progetti personali diventa, nella migliore delle ipotesi, un filo sottile e marginale.È abbastanza triste pensare a tutti quei ragazzi delle superiori che abbandonano la costruzione di case sugli alberi per sedersi in classe e studiare diligentemente Darwin o Newton per superare un esame. Quando il lavoro che ha reso famosi Darwin e Newton era in realtà molto più vicino, nello spirito, alla costruzione di case sugli alberi che allo studio per un test.Se dovessi scegliere tra i miei figli che prendono ottimi voti a scuola e quelli che lavorano a progetti ambiziosi per conto loro, sceglierei i progetti. E non perché sia un genitore indulgente, ma perché ho visto l'altra faccia della medaglia e so quale dei due aspetti ha più valore predittivo. Quando selezionavo startup per Y Combinator i voti dei candidati non mi interessavano, ma se avevano lavorato a progetti propri, volevo saperne ogni dettaglio.Potrebbe essere inevitabile che la strada sia la scuola, non sto dicendo che dovremmo ripensarla (anche se non sto dicendo che non dovremmo), sto solo dicendo che dovremmo comprendere cosa fa al nostro atteggiamento nei confronti del lavoro: ci indirizza verso un lavoro doveroso e lento, spesso usando la competizione come esca, e ci allontana dal pattinaggio.Ci sono rari casi in cui un progetto scolastico diventa un progetto personale. Ogni volta che dovevo scrivere un paper, questo diventata un mio progetto personale - ad eccezione delle classi di inglese, ironia della sorte, perché le cose che si devono scrivere nei corsi di inglese sono fasulle. Quando sono arrivato all'università e ho iniziato a frequentare corsi di informatica, i programmi che dovevo scrivere sono diventati progetti miei. Ogni volta che scrivevo o programmavo, di solito pattinavo, e da allora è sempre stato così.Quindi, dov’è esattamente il ponte per i propri progetti? Questa è una domanda interessante, in parte perché la risposta è davvero complicata e in parte perché la posta in gioco è molto alta. Il lavoro può essere proprio in due sensi: 1) il fatto che lo si faccia volontariamente, piuttosto che solo perché qualcuno ce lo ha detto, e 2) il fatto che lo si faccia da soli.Il bordo del primo è piuttosto affilato: le persone che tengono molto al proprio lavoro sono solitamente molto sensibili alla differenza tra il tirare e l'essere spinti, e il lavoro tende a rientrare in una categoria o nell'altra. Ma il test non è semplicemente se vi viene detto di fare qualcosa: si può scegliere di fare qualcosa che ci viene detto di fare. Anzi, potete sentirla vostra molto più a fondo della persona che vi ha detto di farla.Per esempio, i compiti a casa di matematica per la maggior parte delle persone corrispondono a qualcosa che gli è stato detto di fare, ma per mio padre - che era un matematico - non era così. La maggior parte di noi pensa ai problemi dei libri di matematica come un modo per testare o sviluppare la conoscenza del materiale spiegato in ogni sezione. Ma per mio padre i problemi erano erano la parte che contava, e il testo era solo una sorta di annotazione. Ogni volta che riceveva un nuovo libro di matematica, per lui era come ricevere un puzzle: c'era una nuova serie di problemi da risolvere e lui si metteva subito a risolverli tutti.Il secondo aspetto del lavoro su un proprio progetto - lavorare da soli - ha un taglio molto più morbido in quanto sfuma gradualmente nella collaborazione, ed è interessante notare che la collaborazione si manifesta in due modi diversi. Un modo per collaborare è condividere un singolo progetto, per esempio quando due matematici collaborano a una prova che prende forma nel corso di una conversazione. L'altro modo è quando più persone lavorano su progetti separati che si incastrano come in un puzzle, ad esempio quando una persona scrive il testo di un libro e un'altra si occupa della progettazione grafica.Ovviamente questi due percorsi di collaborazione possono essere combinati, ma nelle giuste condizioni, l'emozione di lavorare a un progetto proprio può essere conservata per un bel po', prima di disintegrarsi nel flusso turbolento del lavoro in una grande organizzazione. In effetti, la storia delle organizzazioni di successo è in parte la storia delle tecniche per preservare questo entusiasmo.Il team che ha sviluppato il primo Macintosh è un esempio perfetto di questo fenomeno. Persone come Burrell Smith, Andy Hertzfeld, Bill Atkinson e Susan Kare non stavano solo eseguendo ordini. Non erano palline da tennis colpite da Steve Jobs, bensì razzi lanciati da Steve Jobs. C’era molta collaborazione tra di loro, anche se sembra che tutti abbiano provato singolarmente l'emozione di lavorare a un progetto proprio.Nel libro di Andy Hertzfeld sul Macintosh, descrive come tornassero in ufficio dopo cena e lavorassero fino a tarda notte. Le persone che non hanno mai provato l’emozione di lavorare a un progetto che lo entusiasma non riesce a distinguere questo tipo di lavoro a lungo termine da quello che si svolge nelle fabbriche di sudore e nelle caldaie, ma sono gli estremi opposti dello spettro. Questo è il motivo per cui è sbagliato insistere ossessivamente sul work/life balance. In effetti, già solo l’espressione work/life balance contiene un errore: presuppone che lavoro e vita siano distinti. Per coloro per i quali la parola “lavoro” implica automaticamente l’imposizione di dover lavorare, lo sono. Ma per i pattinatori, il rapporto tra vita e lavoro sarebbe meglio rappresentato da un trattino piuttosto che da una barra. Non vorrei lavorare a qualcosa che non voglia occupare la mia vita.Certo è che è facile raggiungere questo livello di motivazione quando stai costruendo qualcosa come il Macintosh, è facile per qualcosa di nuovo sembrare un nostro progetto personale. Questa è una delle ragioni della tendenza dei programmatori di riscrivere cose che non hanno bisogno di essere riscritte, e di riscrivere versioni di cose che esistono già. Questo a volte mette in allarme i manager e, in base al numero totale di caratteri digitati, raramente è una soluzione ottimale, ma non è sempre dettata semplicemente dall'arroganza o dall'ignoranza. Scrivere codice da zero è anche molto più gratificante, tanto che un buon programmatore può finire in netto vantaggio, nonostante lo scioccante spreco di caratteri. In effetti, uno dei vantaggi del capitalismo potrebbe essere quello di incoraggiare la riscrittura: un'azienda che ha bisogno di software per fare qualcosa non può usare il software già scritto per farlo da un'altra azienda, e quindi deve scriverne uno proprio, che spesso risulta essere migliore.Il naturale allineamento tra pattinare e risolvere problemi nuovi è uno dei motivi per cui i profitti delle startup sono così alti: non solo il prezzo dei problemi irrisolti è più alto, ma si ottiene anche uno sconto sulla produttività quando si lavora direttamente su di essi. In effetti, il risultato è che la produttività raddoppia: quando si progetta un foglio pulito, è più facile reclutare i pattinatori, che possono passare tutto il tempo a pattinare.Steve Jobs sapeva una cosetta o due sul pattinaggio avendo visto Steve Wozniak. Se puoi trovare le persone giuste, dovrai solo dirgli cosa fare al massimo livello - saranno loro ad occuparsi dei dettagli, e anzi, insisteranno su questo punto. Affinché un progetto sia sentito come proprio, è necessario avere sufficiente autonomia, non si può lavorare su ordinazione o essere rallentati dalla burocrazia.Un modo per garantire autonomia è non avere nessun capo. Ci sono due modi per farlo: essere tu stesso il capo oppure lavorare su progetti extra lavorativi. Pur essendo agli antipodi dal punto di vista finanziario, le startup e i progetti open source hanno molto in comune, compreso il fatto che spesso sono gestiti da pattinatori. E in effetti c'è un tunnel che porta da un estremo all'altro: uno dei modi migliori per scoprire idee di startup è lavorare a un progetto per puro divertimento.Se il tuo progetto è uno di quelli che fa guadagnare sarà facile lavorarci, sarà più difficile quando non lo sarà. La parte più difficile, di solito, è il morale: è qui che gli adulti hanno più difficoltà dei bambini. I bambini si buttano a capofitto e costruiscono la loro casa sull'albero senza preoccuparsi se stanno sprecando il loro tempo o se sono in grado di confrontarla con altre case sull'albero. Francamente potremmo imparare molto dai bambini. Gli standard elevati che la maggior parte degli adulti ha per il lavoro “vero” non sempre ci sono utili.La fase più importante di un proprio progetto è l’inizio: quando passi da pensare che potrebbe essere figo fare X a lavorare concretamente su X. A quel punto gli standard elevati non sono solamente inutili ma addirittura dannosi. Ci sono alcune persone che iniziano troppi nuovi progetti, ma sospetto che ce ne siano molte di più scoraggiate dalla paura del fallimento, dall'iniziare progetti che avrebbero avuto successo se lo avessero fatto.Ma se da bambini non potevamo trarre beneficio dal sapere che le nostre case sull’albero erano sulla strada per i nostri futuri progetti da adulti, almeno adesso possiamo trarre beneficio dal sapere che i nostri progetti sono su una strada che si estende fino alle case sull'albero. Ricordate la fiducia incauta che avevate da bambini quando iniziavate qualcosa di nuovo? Sarebbe una cosa potentissima da recuperare.Se da adulti è più difficile mantenere quel tipo di fiducia, possiamo almeno tendere a una maggior consapevolezza di quello che stiamo facendo. I bambini passano da un tipo di lavoro all’altro senza rendersi conto di ciò che sta succedendo, mentre noi conosciamo meglio i diversi tipi di lavoro e abbiamo un maggior controllo su quello che facciamo. L'ideale sarebbe avere il meglio di entrambi i mondi: essere deliberati nello scegliere di lavorare su progetti propri e spensieratamente fiduciosi nell'iniziarne di nuovi. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 13m 31s | ||||||
| 3/4/25 | ![]() Le Origini del “Wokeness” // The Origins of Wokeness | Traduzione e letture in italiano di Elena Carmazzi dall’essay originale di Paul Graham "The Origins of Wokeness" [Gennaio 2025].[Nota di Elena: Wokeness è un termine nato negli Stati Uniti per indicare la consapevolezza riguardo a ingiustizie sociali, razzismo e disuguaglianze. Deriva da "woke," che in inglese significa "sveglio" o "consapevole”. Nato con un accezione positiva legata alla giustizia sociale, ha poi acquisito una connotazione critica, usato per descrivere un atteggiamento percepito come eccessivamente politicamente corretto o moralmente superiore. Oggi riflette sia l'attenzione verso temi sociali sia le tensioni culturali legate a identità e libertà di espressione.]La parole “moralista”/”bacchettone” (”prig” in inglese) oggi non è così comune, ma se si guarda alla sua definizione vi suonerà familiare. La definizione data da Google non è male:Una persona moralista che si comporta come se fosse superiore agli altri.Questo significato della parola nasce nel 18esimo secolo e la sua età è un indizio importante: mostra che sebbene il wokeness sia un fenomeno relativamente recente, è un esempio di un fenomeno molto più antico.C'è un certo tipo di persona attratta da una forma superficiale e rigorosa di purezza morale, che dimostra la propria virtù attaccando chiunque infranga le regole. Ogni società include queste persone. L'unica cosa che cambia sono le regole che fanno rispettare. Nell’Inghilterra vittoriana era la virtù cristiana. Nella Russia di Stalin era il marxismo-leninismo ortodosso. Per i woke, è la giustizia sociale.Quindi se volete comprendere la wokeness, la domanda da porsi non è perché le persone si comportino in questo modo. Ogni tipo di società ha i moralisti al suo interno.La domanda da porsi è perché i nostri moralisti sono prigionieri di queste idee, in questo momento. E per rispondere a questa domanda dobbiamo chiederci quando e dove è iniziata la wokeness.La risposta alla prima domanda è negli ‘80. La Wokeness è una seconda ondata, più aggressiva, di correttezza politica iniziata alla fine degli anni ‘80, morta nei tardi ‘90 e successivamente tornata con prepotenza all’inizio del 2010, raggiungendo infine l’apice dopo le rivolte del 2020.Questo non era il significato originale di woke, ma oggi è usato raramente nel senso originale. Oggi l’accezione peggiorativa è quella dominante. Che cosa significa? Mi è stato chiesto spesso di definire sia la wokeness sia il concetto di “politicamente corretto” da persone che pensano siano etichette senza significato, quindi lo farò. Entrambe hanno la stessa definizione:Un’attenzione aggressiva e ostentata alla giustizia sociale.In altre parole, sono persone che fanno le moraliste riguardo la giustizia sociale. E questo è il reale problema: l’ostentatività, non la giustizia sociale.Il razzismo, ad esempio, è un problema genuino. Non un problema sulla scala che il woke crede che sia, ma uno di quelli genuini. Credo che nessuna persona ragionevole possa negarlo. Il problema con il politicamente corretto non è che si concentra su gruppi emarginati, bensì il modo superficiale e aggressivo in cui lo fa. Invece di andare per il mondo e aiutare tranquillamente i membri dei gruppi emarginati, il politicamente corretto si è concentrato sul mettere nei guai le persone che usano le parole sbagliate per parlare di loro.Per quanto riguarda l’origine del politicamente corretto, se ci pensate, probabilmente conoscete già la risposta. È nato al di fuori delle università e si è diffuso all’interno di esse successivamente? Ovviamente no; è sempre stato più estremo nelle università. Allora dove è iniziato nelle università? È iniziato nella matematica, nelle scienze dure o nell'ingegneria, e da lì si è diffuso nelle scienze umane e sociali? Sono immagini divertenti, ma no, ovviamente è iniziato nelle scienze umane e sociali.Perché lì? E perché allora? Cosa è successo nelle scienze umane e sociali negli anni '80?Una teoria efficace sulle origini del politicamente corretto deve essere in grado di spiegare il motivo per cui non è successo prima. Perché non è successo durante i movimenti degli anni ‘60, ad esempio? Si preoccupavano all’incirca degli stessi problemi.Il motivo per cui le proteste studentesche degli anni ‘60 non portarono al politicamente corretto fu proprio questo: erano movimenti studenteschi. Non avevano alcun reale potere. Gli studenti possono anche aver parlato tantissimo di libertà delle donne e black power, ma non era quello che veniva insegnato nelle loro classi. Non ancora.Ma all'inizio degli anni '70, gli studenti contestatori degli anni '60, cominciarono a terminare le loro tesi di laurea e a essere assunti come professori. All'inizio non erano né potenti né numerosi. Ma man mano che un numero maggiore di loro coetanei si univa a loro e la precedente generazione di professori iniziava ad andare in pensione, gradualmente divennero entrambi.Il motivo per cui il politicamente corretto è nato nelle scienze umane e sociali è che questi campi offrivano più spazio per l'iniezione di politica. Un radicale degli anni ‘60 che avesse ottenuto un lavoro come professore di fisica poteva ancora partecipare alle proteste, ma le sue convinzioni politiche non avrebbero influenzato il suo lavoro. Mentre la ricerca in sociologia e nella letteratura moderna può essere politicizzata a piacimento.Ho visto nascere il politicamente corretto. Quando ho iniziato l'università nel 1982 non esisteva ancora. Le studentesse potevano obiettare se qualcuno diceva qualcosa che consideravano sessista, ma nessuno veniva denunciato per questo. Non era ancora una realtà quando ho iniziato la scuola di specializzazione nel 1986. Nel 1988, però, era sicuramente una cosa diffusa e all'inizio degli anni ‘90 sembrava pervadere la vita del campus.Cosa è successo? In che modo la protesta è diventata punizione? Perché alla fine degli anni ‘80 le proteste contro il maschilismo (come veniva chiamato) si sono trasformate in denunce formali alle autorità universitarie per sessismo? In sostanza, i radicali degli anni ’60 hanno ottenuto la cattedra. Sono diventati l'establishment contro cui avevano protestato due decenni prima. Ora erano nella posizione non solo di parlare delle loro idee, ma anche di farle valere.Una nuova serie di regole morali da applicare era una notizia entusiasmante per un certo tipo di studenti. Ciò che la rendeva particolarmente eccitante era il fatto di poter attaccare i professori. Ricordo di aver notato questo aspetto all’epoca, non si trattava semplicemente di un movimento studentesco di base: erano i membri della facoltà a incoraggiare gli studenti ad attaccare altri membri della facoltà. Da questo punto di vista era come la Rivoluzione culturale. Anche quella non era un movimento di base; era Mao che scatenava le giovani generazioni contro i suoi avversari politici. E infatti quando Roderick MacFarquhar iniziò a tenere un corso sulla Rivoluzione culturale ad Harvard alla fine degli anni '80, molti lo videro come un commento sull'attualità. Non so se lo fosse davvero, ma la gente lo pensava, e questo significa che le somiglianze erano evidenti.Gli studenti universitari spesso "fanno LARP" (Live action role-playing) cioè interpretano ruoli come se fossero in un gioco di ruolo dal vivo, ma invece di travestirsi da personaggi fantasy, recitano parti sociali o morali per adattarsi alle aspettative del loro gruppo. È nella loro natura sperimentare identità e valori. Di solito è innocuo. Ma quando iniziano a recitare ruoli morali in modo superficiale, può diventare un mix velenoso.Il risultato è stato una sorta di galateo morale, superficiale ma molto complicato.Immagina di dover spiegare a un visitatore ben intenzionato proveniente da un altro pianeta perché usare l'espressione "people of color" è considerato particolarmente illuminato, mentre dire "colored people" ti fa licenziare. E perché esattamente non si dovrebbe usare la parola "negro" ora, anche se Martin Luther King la usava costantemente nei suoi discorsi. Non ci sono principi di fondo. Dovresti semplicemente dargli una lunga lista di regole da memorizzare.Il pericolo di queste regole non consisteva soltanto nel fatto che creassero vere e proprie mine per gli incauti, ma anche nel fatto che la loro elaborazione le trasformasse in un sostituto efficace della virtù. Ogni volta che una società possiede un concetto di eresia e ortodossia, quest'ultima finisce per sostituire la vera virtù. Puoi essere la persona peggiore del mondo, ma fintanto che rimani ortodosso, sei considerato superiore a chi non lo è. Questo rende l’ortodossia estremamente attraente per chi ha cattive intenzioni.Ma perché l’ortodossia funzioni da surrogato della virtù, essa deve essere difficile da raggiungere. Se bastasse indossare un certo capo o evitare di pronunciare determinate parole per essere considerati ortodossi, chiunque saprebbe come fare, e l’unico modo per apparire più virtuosi degli altri sarebbe in effetti esserlo davvero. Le regole superficiali, complicate e in costante mutamento della correttezza politica le hanno rese il perfetto sostituto della virtù autentica. Il risultato è stato un mondo in cui le persone buone, non aggiornate sulle correnti mode morali, venivano sminuite da individui il cui carattere, se potessi vederlo, ti farebbe rabbrividire.Un grande fattore che ha contribuito all’ascesa della correttezza politica fu la mancanza di altri ambiti sui quali potersi vantare di una purezza morale. Le generazioni precedenti di moralisti si concentravano soprattutto su religione e sesso. Ma tra l’élite culturale, negli anni Ottanta, tali tematiche erano ormai divenute le lettere morte per eccellenza; se eri religioso o rimasto vergine, tendevi a nasconderlo anziché esibirlo. Così, coloro che amavano farsi caricatori della moralità si ritrovarono a corto di ambiti su cui far rispettare le proprie regole. Un nuovo insieme di regole era proprio ciò che stavano aspettando.Curiosamente, il lato tollerante della sinistra degli anni ‘70 contribuì a creare le condizioni affinché prevalesse quello intollerante. Le norme sociali rilassate, promosse dai vecchi hippy della sinistra, divennero le regole dominanti – almeno tra l’élite – e questo lasciò ben poco su cui i naturalmente intolleranti potessero fondare la loro ostilità.Un altro possibile fattore contribuente fu la caduta dell’impero sovietico. Il marxismo era stato un punto focale della purezza morale della sinistra, prima che la correttezza politica emergesse come concorrente, ma i movimenti pro-democrazia nei paesi del blocco orientale ne oscurarono gran parte del fascino – soprattutto con la caduta del Muro di Berlino nel 1989. Non si poteva certo schierarsi con la Stasi. Ricordo di aver osservato, alla fine degli anni Ottanta, la sezione moribonda degli Studi Sovietici in una libreria dell’usato a Cambridge, pensando: "di cosa si lamenteranno adesso queste persone?" E, come si è scoperto, la risposta era proprio sotto il mio naso.Una cosa che notai all’epoca riguardo la prima fase della correttezza politica fu che essa era più popolare tra le donne che tra gli uomini. Come hanno osservato molti scrittori (forse in maniera più eloquente George Orwell), le donne sembrano essere più attratte dall’idea di fare da custodi della moralità. Ma esisteva anche un motivo più specifico per cui le donne tendevano a farsi carico di far rispettare la correttezza politica. In quel periodo si assistette a una reazione fortissima in risposta alle molestie sessuali; la metà degli anni Ottanta fu il momento in cui la definizione di molestie sessuali venne ampliata, passando dagli espliciti avances sessuali alla creazione di un “ambiente ostile.” All’interno delle università, la forma classica di accusa consisteva nel far dichiarare a una studentessa che un professore la aveva fatta “sentire a disagio.” Ma la vaghezza di tale accusa permise di estendere il campo delle condotte proibite fino a includere anche il discutere idee eterodosse. Anche queste, d’altronde, mettono a disagio le persone.Era sessista proporre che l’ipotesi della maggiore variabilità maschile di Darwin potesse spiegare alcune differenze nelle prestazioni umane? A quanto pare, sì: l’idea fu considerata talmente sessista da portare Larry Summers a essere costretto a lasciare la presidenza di Harvard. Una donna che aveva assistito alla conferenza in cui veniva menzionata questa ipotesi dichiarò di essersi sentita “fisicamente male” e di aver dovuto andarsene a metà. Se il criterio per definire un ambiente ostile è quanto questo faccia sentire le persone, allora questa situazione ne è un perfetto esempio. Eppure sembra plausibile che una maggiore variabilità maschile spieghi parte delle differenze nelle prestazioni umane. Allora, cosa dovrebbe prevalere: il conforto o la verità? Sicuramente, se la verità dovesse prevalere in qualche luogo, questo luogo sarebbero le università, la cui specialità è proprio cercare la verità; eppure, per decenni a partire dalla fine degli anni Ottanta, i fautori della correttezza politica hanno cercato di far finta che questo conflitto non esistesse.La correttezza politica sembrava essersi esaurita nella seconda metà degli anni Novanta. Una ragione, forse la principale, fu che essa divenne letteralmente uno scherzo. Offriva materiale ricco per i comici, i quali vi intervenivano con la loro solita azione disinfettante. L’umorismo è una delle armi più potenti contro ogni forma di moralismo, perché i moralisti, essendo privi di senso dell’umorismo, non sanno replicare allo stesso modo. Fu proprio l’umorismo a sconfiggere il pudore vittoriano e, entro il 2000, pareva aver fatto lo stesso effetto sulla correttezza politica.Purtroppo, però, questa fu un’illusione. All’interno delle università le braci della correttezza politica continuavano a ardere intensamente. Dopotutto, le forze che l’avevano generata erano ancora presenti. I professori che l’avevano avviata stavano ora diventando presidi e capi di dipartimento. E, oltre ai loro settori, erano nati numerosi nuovi dipartimenti dedicati esplicitamente alla giustizia sociale. Gli studenti erano ancora affamati di cause su cui poter pretendere una purezza morale. Inoltre, si era verificata un’esplosione nel numero degli amministratori universitari, molti dei quali avevano il compito di far rispettare le varie forme di correttezza politica.Nei primi anni 2010 le braci della correttezza politica si trasformarono nuovamente in fiamme. Ci furono diverse differenze tra questa nuova fase e quella originaria. Era più virulenta. Si diffuse ancor di più nel mondo reale, pur bruciando più intensamente all’interno delle università. E si occupava di una gamma molto più ampia di peccati. Nella prima fase della correttezza politica si veniva accusati fondamentalmente di sole tre cose: sessismo, razzismo e omofobia (che all’epoca era un neologismo creato appositamente a tal fine). Ma tra allora e il 2010 molti passarono ore a inventare nuovi tipi di -ismi e -fobie, cercando di vedere quali potessero prendere piede.La seconda fase fu, in molti sensi, una forma di correttezza politica metastatizzata. Perché accadde in quel momento? Credo che ciò sia dovuto all’ascesa dei social media, in particolare di Tumblr e Twitter, poiché una delle caratteristiche più distintive della seconda ondata di correttezza politica fu il “cancel mob”: una folla di persone arrabbiate che si univano sui social media per far emarginare o licenziare qualcuno. Infatti, questa seconda ondata fu inizialmente chiamata “cancel culture”; il termine “wokeness” non venne adottato fino agli anni ‘20.Un aspetto dei social media che sorprese quasi tutti all’inizio fu la popolarità dell’indignazione. Gli utenti sembravano amare provare indignazione. Ora siamo così abituati a quest’idea da considerarla scontata, ma in realtà è piuttosto strana. Essere indignati non è una sensazione piacevole; non ci si aspetterebbe che le persone la cercassero attivamente. Eppure lo fanno. E, soprattutto, vogliono condividerla. Gestendo un forum dal 2007 al 2014 ho potuto constatare quanto lo desiderassero: i nostri utenti erano circa tre volte più propensi a dare un upvote a qualcosa se li faceva arrabbiare.Questa inclinazione verso l’indignazione non era dovuta al “wokeness” in sé. Si tratta piuttosto di una caratteristica intrinseca dei social media, o almeno di questa generazione di essi. Eppure ciò li ha resi lo strumento perfetto per alimentare le fiamme del “wokeness.”Non furono solo i social network pubblici a guidare l’ascesa del “wokeness.” Anche le app di chat di gruppo giocarono un ruolo fondamentale, soprattutto nell’ultimo stadio, quello della cancellazione. Immagina se un gruppo di dipendenti, determinati a far licenziare qualcuno, dovesse organizzarsi esclusivamente tramite email: sarebbe difficile creare una vera e propria folla. Ma una volta che si dispone di una chat di gruppo, le masse si formano naturalmente.Un ulteriore fattore che contribuì a questa seconda ondata di correttezza politica fu l’aumento drammatico della polarizzazione della stampa. Nell’era della carta stampata, i quotidiani erano costretti ad essere – o almeno a sembrare – politicamente neutrali. I grandi magazzini che facevano pubblicità sul New York Times volevano raggiungere l’intera regione, sia gli elettori liberali che quelli conservatori, e così il Times doveva accontentare entrambi. Tuttavia, il Times non considerava questa neutralità come un’imposizione, ma l’abbracciava come dovere, in quanto giornale di riferimento – uno dei grandi quotidiani che intendevano essere cronache dei loro tempi, riportando ogni storia sufficientemente importante da un punto di vista neutrale.Quando ero giovane, i quotidiani di riferimento apparivano come istituzioni senza tempo, quasi sacre. Quotidiani come il New York Times e il Washington Post godevano di un prestigio immenso, in parte perché le altre fonti di informazione erano limitate, ma anche perché facevano uno sforzo reale per essere neutrali.Sfortunatamente si è scoperto che il quotidiano di riferimento era per lo più un artefatto dei vincoli imposti dalla stampa. Quando il mercato era determinato dalla geografia, dovevi essere neutrale. Ma la pubblicazione online ha permesso - anzi, probabilmente costretto - i giornali a rivolgersi a mercati definiti dall’ideologia anziché dalla geografia. La maggior parte di quelli rimasti in attività si orientò nella direzione in cui già tendevano: la sinistra. L’11 ottobre 2020 il New York Times annunciò che “il quotidiano è nel bel mezzo di un’evoluzione, dal tradizionale quotidiano di riferimento a una succulenta raccolta di grandi narrazioni.” Nel frattempo, in un certo senso, emersero anche giornalisti a servizio della destra. Così il giornalismo, che nell’era precedente era una delle grandi forze centralizzatrici, divenne una delle grandi forze polarizzanti.L’ascesa dei social media e la crescente polarizzazione del giornalismo si rafforzavano a vicenda. Infatti, emerse una nuova forma di giornalismo basata su un circuito chiuso attraverso i social media: qualcuno diceva qualcosa di controverso online e, nel giro di poche ore, questo diventava una notizia. I lettori indignati postavano poi link alla storia sui social, alimentando ulteriori discussioni online. Era la fonte di click più economica che si potesse immaginare: non occorreva mantenere uffici stampa all’estero né pagare per indagini che durassero mesi. Bastava monitorare Twitter per commenti controversi e ripubblicarli sul proprio sito, aggiungendo ulteriori osservazioni per infiammare ancora di più i lettori.Per la stampa c’era denaro nel wokeness. Ma non erano i soli. Questa fu una delle maggiori differenze tra la prima e la seconda ondata di correttezza politica: la prima era guidata quasi interamente dagli amatori, mentre la seconda era spesso trainata dai professionisti. Per alcuni, era il loro intero lavoro. Entro il 2010 emerse una nuova classe di amministratori il cui compito era fondamentalmente far rispettare il wokeness. Svolgevano un ruolo simile a quello dei commissari politici che si attaccavano alle organizzazioni militari e industriali nell’URSS: non partecipavano direttamente al lavoro dell’organizzazione, ma vigilavano di lato per assicurarsi che nulla di inappropriato accadesse. Questi nuovi amministratori potevano spesso essere riconosciuti dalla presenza della parola “inclusion” nei loro titoli. All’interno delle istituzioni, questo era l’eufemismo preferito per indicare il wokeness; ad esempio, una nuova lista di parole vietate veniva solitamente denominata “guida al linguaggio inclusivo.”Questa nuova classe di burocrati promuoveva un’agenda woke come se il loro lavoro ne dipendesse, perché in realtà vi dipendeva. Se assumi persone per vigilare su un particolare tipo di problema, esse lo troveranno, altrimenti non ci sarebbe alcuna giustificazione per la loro esistenza. Ma questi burocrati rappresentavano anche un secondo, e forse ancor maggiore, pericolo. Molti erano coinvolti nelle assunzioni e, quando possibile, cercavano di assicurarsi che i loro datori di lavoro assumessero solo persone che condividevano le loro convinzioni politiche. I casi più eclatanti furono le nuove “dichiarazioni DEI (Diversity and Inclusion)” che alcune università iniziarono a richiedere ai candidati per posizioni accademiche, per dimostrare il loro impegno verso il wokeness. Alcune istituzioni usavano queste dichiarazioni come filtro iniziale, considerando solo i candidati che ottenevano un punteggio sufficientemente alto. Non è così che si assume un Einstein; immagina invece cosa si ottiene.Un altro fattore che ha contribuito all’ascesa del wokeness fu il movimento Black Lives Matter, nato nel 2013 quando un uomo bianco fu assolto dopo aver ucciso un adolescente nero in Florida. Ma ciò non diede il via al wokeness; era già in pieno svolgimento entro il 2013.Allo stesso modo, il movimento Me Too, che decollò nel 2017 dopo le prime notizie riguardanti la storia di Harvey Weinstein nell’aver stuprato donne, accelerò il wokeness, pur non giocando lo stesso ruolo nel lanciarlo come fece la versione degli anni ’80 nel dare inizio alla correttezza politica.L’elezione di Donald Trump nel 2016 accelerò ulteriormente il wokeness, in particolare nella stampa, dove l’indignazione si traduceva in traffico. Trump fece guadagnare moltissimo il New York Times: durante la sua prima amministrazione, le notizie menzionavano il suo nome a un tasso circa quattro volte superiore rispetto ai presidenti precedenti.Nel 2020 assistemmo al più grande accelerante di tutti, quando un poliziotto bianco soffocò un sospetto nero in un video. A quel punto il fuoco metaforico divenne letteralmente tale, con lo scoppio di violente proteste in tutta America. Ma, col senno di poi, questo si rivelò essere il culmine del wokeness, o quasi: da ogni punto di vista, per quanto ho potuto osservare, il wokeness raggiunse il suo picco nel 2020 o nel 2021.Il wokeness viene a volte descritto come un virus mentale. Ciò che lo rende virale è il fatto che definisce nuovi tipi di inadeguatezza. La maggior parte delle persone teme di commettere trasgressioni, non essendo mai del tutto sicure di quali siano le regole sociali o di quali di esse potrebbero infrangere, soprattutto se queste cambiano rapidamente. E poiché già molti temono di violare norme di cui non sono a conoscenza, se viene loro detto che stanno infrangendo una regola, la reazione automatica è quella di crederci, specialmente se più persone glielo confermano. Questo è un terreno fertile per una crescita esponenziale. I fanatici inventano nuove inadeguatezze da evitare, e i primi ad adottarle sono altri fanatici, desiderosi di trovare nuovi modi per segnalare la propria virtù. Se ce ne sono a sufficienza, il gruppo iniziale di fanatici viene seguito da un gruppo molto più ampio, mosso dalla paura: non cercano di segnalare virtù, ma soltanto di evitare di incorrere in problemi. A quel punto, la nuova inadeguatezza si consolida definitivamente. Inoltre, il suo successo ha accelerato il ritmo con cui cambiano le regole sociali, e questo, ricordate, è uno dei motivi per cui le persone sono ansiose di infrangere regole non chiaramente definite. Così il ciclo si accelera.Ciò che è vero per gli individui lo è ancor di più per le organizzazioni, soprattutto per quelle prive di un leader forte. Tali organizzazioni operano basandosi sulle “best practices”: non esiste un’autorità superiore e, se una nuova “best practice” raggiunge la massa critica, essa deve essere adottata. In queste situazioni l’organizzazione non può fare ciò che di solito fa in momenti di incertezza: procrastinare, rischiando di commettere trasgressioni proprio in quel momento. È quindi sorprendentemente facile per un piccolo gruppo di fanatici prendere il controllo di tali organizzazioni, individuando e denunciando nuove inadeguatezze di cui potrebbero essere colpevoli.Ma come può mai finire questo tipo di ciclo? Alla fine conduce al disastro, e le persone iniziano a dire “basta”. Gli eccessi del 2020 hanno spinto molti a pronunciare quella frase.Da allora il wokeness è in ritirata, graduale ma costante. I CEO aziendali, a partire da Brian Armstrong, lo hanno apertamente respinto. Le università, guidate dall’Università di Chicago e dal MIT, hanno esplicitamente confermato il loro impegno per la libertà di espressione. Twitter, che era probabilmente il fulcro del wokeness, fu acquistato da Elon Musk per neutralizzarlo, e pare che ci sia riuscito, e non censurando gli utenti di sinistra come in passato censurava quelli di destra, ma senza censurare nessuno dei due. I consumatori hanno respinto con decisione i marchi che si erano spinti troppo oltre nel wokeness; il marchio Bud Light, ad esempio, potrebbe essere stato danneggiato in modo permanente. Non sosterrò che la seconda vittoria di Trump nel 2024 sia stata un referendum sul wokeness; penso che abbia vinto, come avviene sempre per i candidati presidenziali, perché era più carismatico, ma il disgusto degli elettori verso il wokeness deve aver contribuito.Allora, cosa facciamo adesso? Il wokeness è già in ritirata. Ovviamente, dovremmo accelerare questo processo. Qual è il modo migliore per farlo? E, cosa ancora più importante, come evitiamo una terza ondata? Dopotutto, sembrava ormai finito una volta, per poi tornare più forte che mai.In effetti c'è un obiettivo ancora più ambizioso: esiste un modo per prevenire ogni futura scoppio simile di moralismo performativo aggressivo, non solo una terza ondata di correttezza politica, ma il prossimo fenomeno analogo? Perché ce ne sarà sempre un altro. I moralisti sono tali per natura: hanno bisogno di regole da osservare e far rispettare, e ora che Darwin ha prosciugato la loro tradizionale fonte di norme, sono costantemente affamati di nuove regole. Tutto ciò di cui hanno bisogno è che qualcuno li incontri a metà strada definendo un nuovo modo per essere moralmente puri, e assisteremo di nuovo allo stesso fenomeno.Cominciamo dal problema più semplice. Esiste un modo semplice e fondato per affrontare il wokeness? Io credo di sì: utilizzare le consuetudini già in uso per trattare la religione. Il wokeness è, di fatto, una religione, solo che al posto di Dio si hanno le classi protette. E non è neppure la prima religione di questo tipo; il marxismo aveva una forma analoga, con Dio sostituito dalle masse. Inoltre, abbiamo già consuetudini ben consolidate per trattare la religione all'interno delle organizzazioni. Puoi esprimere la tua identità religiosa e spiegare le tue convinzioni, ma non puoi definire infedeli i tuoi colleghi se non sono d'accordo, né cercare di proibire loro di dire cose che contraddicono le dottrine, o insistere affinché l'organizzazione adotti le tue come religione ufficiale.Se non siamo sicuri di come affrontare una particolare manifestazione del wokeness, immagina di trovarci a trattare un'altra religione, come il cristianesimo. Dovremmo avere all'interno delle organizzazioni persone il cui compito sia far rispettare l'ortodossia woke? No, perché non avremmo persone incaricate di far rispettare l'ortodossia cristiana. Dovremmo censurare scrittori o scienziati il cui lavoro contraddice le dottrine woke? No, perché non faremmo questo nei confronti di chi il cui lavoro contraddice gli insegnamenti cristiani. I candidati a un posto di lavoro dovrebbero essere obbligati a scrivere dichiarazioni DEI? Certamente no; immagina un datore di lavoro che richieda la prova delle convinzioni religiose. Gli studenti e i dipendenti dovrebbero partecipare a sessioni di indoytrinamento woke, durante le quali sono tenuti a rispondere a domande sulle loro convinzioni per garantirne il rispetto? No, perché non oseremmo catechizzare le persone in questo modo riguardo alla loro religione.Non ci si dovrebbe sentire in colpa per non voler guardare film woke, proprio come non ci si sentirebbe in colpa per non voler ascoltare il rock cristiano. Nei miei vent'anni ho attraversato l'America diverse volte, ascoltando le radio locali. Di tanto in tanto cambiavo stazione e sentivo una canzone nuova. Ma non appena qualcuno menzionava Gesù, cambiavo di nuovo stazione. Anche il minimo segno di sermone era sufficiente a farmi perdere interesse.Ma allo stesso modo non dovremmo rifiutare automaticamente tutto ciò in cui credono i sostenitori del wokeness. Non sono cristiano, ma posso riconoscere che molti principi cristiani sono buoni. Sarebbe un errore scartarli tutti solo perché non condividiamo la religione che li promuove; sarebbe esattamente ciò che farebbe un fanatico religioso.Se riusciremo a mantenere un vero pluralismo, credo che saremo al sicuro da future ondate di intolleranza woke. Il wokeness in sé non scomparirà: nel prossimo futuro continueranno ad esistere sacche di fanatici woke che inventeranno nuove mode morali. La chiave è non permettere loro di trattare queste mode come norme vincolanti. Possono cambiare ciò che ai loro coreligionisti è permesso dire ogni pochi mesi, se lo desiderano, ma non devono avere il potere di modificare ciò che noi siamo autorizzati a dire.Il problema più generale - come prevenire simili scoppietti di moralismo performativo aggressivo - è ovviamente più difficile. Qui ci troviamo di fronte alla natura umana. Ci saranno sempre moralisti, e in particolare ci saranno sempre gli esecutori, quelli dalla mentalità aggressivamente convenzionale. Queste persone nascono così; ogni società ne ha. Quindi il meglio che possiamo fare è tenerli sotto controllo.Le persone dalla mentalità aggressivamente convenzionale non sono sempre in preda alla furia. Di solito fanno rispettare le regole più immediate e casuali. Diventano pericolose solo quando una nuova ideologia li concentra in gran numero nella stessa direzione, come accadde durante la Rivoluzione Culturale e, in misura minore (grazie a Dio), nelle due ondate di correttezza politica che abbiamo vissuto.Non possiamo liberarci delle persone dalla mentalità aggressivamente convenzionale. E non potremmo nemmeno impedire alle persone di creare nuove ideologie che li attraggono, anche se lo volessimo. Quindi, se vogliamo tenerli sotto controllo, dobbiamo intervenire a valle. Fortunatamente, quando queste persone si scatenano, fanno sempre una cosa che le tradisce: definiscono nuove eresie per cui punire gli altri. Pertanto, il modo migliore per proteggerci da future ondate di fenomeni come il wokeness è dotarci di potenti "anticorpi" contro il concetto di eresia.Dovremmo adottare una predisposizione consapevole a non definire nuove forme di eresia. Ogni volta che qualcuno cerca di vietare di dire qualcosa che in passato era permesso, la nostra ipotesi iniziale dovrebbe essere che si sbagli. Naturalmente, si tratta soltanto di un'ipotesi iniziale: se riescono a dimostrare che dovremmo smettere di dirlo, allora lo faremo. Ma l'onere della prova spetta a loro. Nelle democrazie liberali, chi cerca di impedire che qualcosa venga detto solitamente sostiene di non star attuando mera censura, ma di voler prevenire un certo "danno". E forse hanno ragione; tuttavia, ancora una volta, l'onere della prova è a loro carico. Non basta asserire che vi sia un danno: devono dimostrarlo.Finché le persone dalla mentalità aggressivamente convenzionale continueranno a tradirsi vietando eresie, saremo sempre in grado di notare quando si allineano dietro una nuova ideologia. E se opponiamo sempre una resistenza in quel momento, con un po' di fortuna potremo fermarli sul nascere.Il numero delle verità che non possiamo esprimere non dovrebbe aumentare. Se dovesse accadere, qualcosa non va. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 32m 03s | ||||||
| 2/25/25 | ![]() Quando Fare Ciò Che Ti Piace // When To Do What You Love | Traduzione e lettura in italiano di Alessandro Lombardo dall’essay originale di Paul Graham "When To Do What You Love" [Settembre 2024].C'è un certo dibattito sul fatto che sia una buona idea "seguire la propria passione". In realtà, la domanda non ha una risposta semplice, dipende. A volte dovreste farlo, a volte no, ma il confine tra il momento in cui ha senso farlo e quello in cui non ha senso, è piuttosto complicato. L'unico modo per dare una risposta generale è esplorarlo meglio.Quando si parla di questo argomento, c'è sempre un confronto implicito con un'alternativa. Se tutte le condizioni fossero uguali, perché non vorreste lavorare su ciò che più vi appassiona? Il fatto stesso di porre la domanda implica che non tutte le condizioni siano equilibrate e che dobbiate scegliere tra seguire i vostri interessi o puntare su altro, come la paga ad esempio.E infatti, se il vostro obiettivo principale è guadagnare denaro, di solito non vi potete permettere di lavorare su ciò che vi interessa di più. Le persone vi pagano per fare ciò che vogliono loro, non per ciò che volete voi. Ma c'è un'ovvia eccezione: quando voi e loro volete la stessa cosa. Per esempio, se voi amate il calcio e siete abbastanza bravi, potete essere pagati molto per giocarlo.Ovviamente, le probabilità sono contro di voi in un caso come il calcio, perché tante altre persone hanno la vostra stessa passione. Questo non significa che non dovreste provarci. Dipende da quanto talento avete e da quanto duramente siete disposti a lavorare.Le probabilità aumentano quando avete gusti insoliti: quando vi piace qualcosa che paga bene e che poche altre persone amano. Per esempio, è chiaro che Bill Gates avesse una vera e propria passione per la gestione di un'azienda tech. Non amava solo programmare, come fanno in molti. Amava scrivere del codice per i suoi clienti. Questa è una passione molto particolare, ma se la avete, potete guadagnare molto coltivandola.Ci sono persone che trovano affascinante il mondo del denaro, non per semplice avidità, ma perché vedono opportunità ovunque. Notano subito quando qualcosa è sottovalutato e non resistono all'idea di approfittarne. Per loro è come risolvere un enigma.C'è un'eccezione così sorprendente da stravolgere tutti i consigli dati finora. Se volete fare davvero tanti soldi — centinaia di milioni o addirittura miliardi — allora lavorare su ciò che vi appassiona può essere un'ottima strategia. Non tanto per la motivazione extra che ne deriva, ma perché il modo migliore per accumulare grandi fortune è avviare una startup, e seguire i propri interessi è spesso il modo più naturale per trovare idee di business.Molte delle startup più grandi sono nate come semplici progetti che i fondatori portavano avanti per divertimento. Apple, Google e Facebook sono esempi perfetti. Ma, Perché succede così spesso? Perché le idee migliori sono spesso così inaspettate che, se cercaste solo di fare soldi, probabilmente le ignorereste. Invece, se siete giovani e avete talento nella tecnologia, ciò che vi attrae in modo naturale potrebbe coincidere con quello che vale davvero la pena costruire.Esiste una sorta di "zona intermedia" per chi vuole guadagnare. Se vi basta un reddito normale, potete permettervi di seguire le vostre passioni; se puntate a una ricchezza moderata, spesso dovrete mettere da parte i vostri interessi per concentrarvi su ciò che paga di più. Ma se volete fare una fortuna enorme e siete giovani con talento e passione per il mondo tech, allora tornare a lavorare su ciò che vi appassiona potrebbe essere la scelta migliore.E se non avete le idee chiare su cosa volete fare? Se vi attira l'idea di guadagnare bene, ma siete anche interessati a diversi tipi di lavoro senza che nessuno vi convinca del tutto? Come si risolvono questi dubbi?La chiave sta nel capire che questi dubbi sono spesso solo apparenti. Se faticate a scegliere tra seguire le vostre passioni o guadagnare di più, non è perché avete tutte le informazioni necessarie e le alternative sono perfettamente bilanciate. Il più delle volte, l'incertezza deriva dalla mancanza di esperienza. Di solito ci sono tre cose che non conoscete: cosa vi rende davvero felici, cosa comportano davvero i diversi tipi di lavoro e quanto potreste eccellere in ciascuno di essi.In un certo senso, è normale non avere subito tutte le risposte. Spesso è difficile capire queste cose, e nessuno vi spiega che dovreste farlo. Se siete ambiziosi, vi consigliano di iscrivervi all'università, ed è un suggerimento valido fino a un certo punto, ma poi? Nessuno vi insegna a scegliere il lavoro giusto per voi o vi dice quanto sia complicato capirlo.Come affrontare l'incertezza? Cercate di ridurla. Il modo migliore per farlo è sperimentare, provando a lavorare su ciò che vi incuriosisce. Così scoprirete quanto vi appassiona davvero, quanto siete portati e quali opportunità possono nascere.Non rimandate. Non aspettate di finire l'università per capire su cosa lavorare. Non aspettate nemmeno il tirocinio. Non serve avere un lavoro per iniziare a fare qualcosa: spesso potete semplicemente mettervi all'opera da soli. E visto che trovare la propria strada può richiedere anni, prima iniziate meglio è.Un buon metodo per valutare un lavoro è osservare chi saranno i vostri colleghi. Diventerete simili a chiunque lavori con voi. Vi piacerebbe diventare come loro?Infatti, la differenza nel carattere delle persone che fanno diversi tipi di lavoro è amplificata dal fatto che tutti gli altri che ti circondano stanno affrontando le stesse scelte che affronti tu. Se scegli un lavoro principalmente per quanto paga, sarai circondato da altre persone che lo hanno scelto per lo stesso motivo, e questo lo renderà ancora più logorante di quanto sembri dall’esterno. Al contrario, se scegli un lavoro che ti interessa davvero, sarai circondato perlopiù da persone che ne sono realmente appassionate, il chè lo farà sembrare ancora più stimolante.Un altro approccio utile quando si è incerti è fare scelte che siano a prova d’incertezza. Più siete incerti, più dovreste puntare su opzioni versatili. Io lo chiamo "stare sopravento". Ad esempio, se dovete scegliere tra matematica ed economia, optate per la matematica: sarà sempre più facile passare dalla matematica all'economia che viceversa.C'è un caso in cui è facile dire se dovreste lavorare su ciò che vi interessa di più: se volete fare qualcosa di davvero straordinario. Non è una condizione sufficiente per riuscirci, ma è una condizione necessaria.C'è un forte bias di selezione nei consigli riguardanti il 'seguire la propria passione', ed è proprio per il seguente motivo. La maggior parte di questi consigli proviene da persone che hanno avuto un successo straordinario e, se chiedete a qualcuno di loro come fare ciò che hanno fatto, quasi tutti vi diranno che dovete lavorare su ciò che vi interessa di più. E questo, in effetti, è vero.Questo non significa che sia il consiglio giusto per tutti. Non tutti possono fare un lavoro straordinario, né lo desiderano. Ma se questo è ciò che volete, la complicata questione se lavorare o meno su ciò che vi interessa di più diventa semplice. La risposta è sì. Alla base di ogni grande lavoro c'è una curiosità ambiziosa che non si può forzare.Note This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 9m 34s | ||||||
| 2/18/25 | ![]() Guida per Studenti alle Startup // A Student's Guide to Startups | Traduzione e lettura in italiano di Elena Carmazzi dall’essay originale di Paul Graham "A Student's Guide to Startups" [Ottobre 2006].[Questo saggio è tratto da un intervento al MIT.]Fino a poco tempo fa, gli studenti diplomati avevano due opzioni principali: trovare un lavoro o andare al college. Credo, tuttavia, che presto ci sarà una terza alternativa sempre più comune: lanciare una startup. Ma quanto diffuso potrà diventare questo fenomeno?Sono convinto che la scelta più comune rimarrà iniziare a lavorare, ma lanciare una startup potrebbe diventare altrettanto popolare quanto proseguire con gli studi universitari.Alla fine degli anni '90, alcuni miei colleghi professori si lamentavano perché non riuscivano ad attirare i diplomati: tutti andavano a lavorare per una startup. Non mi sorprenderebbe se questo scenario si ripetesse, con una differenza: questa volta, molti non andranno a lavorare per altri, ma avvieranno la propria impresa.Gli studenti più ambiziosi potrebbero chiedersi: perché aspettare fino alla laurea? Perché non lanciare una startup già mentre si è al college? E a pensarci bene, perché andare al college quando si può avviare una startup?Un anno e mezzo fa, ho tenuto un discorso in cui sottolineavo che l'età media dei fondatori di Yahoo, Google e Microsoft era di 24 anni. Se i laureati possono avviare una startup, perché non potrebbero farlo gli studenti?Sono contento di averlo posto come una domanda, perché adesso posso dire che non era solo una retorica. All'epoca non capivo perché ci dovesse essere un limite minimo di età per fondare una startup. Laurearsi è un cambiamento burocratico e sociale, non fisiologico. Alcuni studenti universitari sono competenti quanto molti laureati, quindi perché non potrebbero lanciare una startup?Ora mi rendo conto che c'è una differenza importante: la laurea segna la fine di una grande scusa per fallire. Quando sei uno studente, le persone ti considerano principalmente uno studente, anche se durante l'estate lavori su un progetto imprenditoriale. Ma una volta laureato, se inizi a lavorare come programmatore, sarai immediatamente percepito come tale.Il problema di lanciare una startup durante gli studi è che offre una scappatoia: se la tua impresa fallisce, potrai sempre dire che era solo un progetto estivo e tornare a scuola in autunno senza che nessuno ti consideri un fallito.Se invece avvii la tua startup dopo il diploma, quella sarà considerata il tuo vero lavoro, e le aspettative cambieranno radicalmente.Per quasi tutti l’opinione di un compagno è la più potente motivazione di tutte - ancora più potente persino dell'obiettivo nominale dei founder: diventare ricchi. Dopo circa un mese dall'inizio di ogni ciclo di finanziamento facciamo un evento chiamato Prototype Day, in cui ogni startup presenta alle altre i risultati ottenuti in così poco tempo. Potreste pensare che non serva nessun’altra motivazione oltre questo. Stanno lavorando alla loro nuova idea, hanno fondi per l’immediato futuro e stanno giocando una partita con solo due possibili outcome: la ricchezza o il fallimento. Potreste pensare questa sia una motivazione sufficiente eppure la prospettiva di una demo spinge la maggior parte di loro a un'intensa attività.Anche se aprite una startup esplicitamente con lo scopo di diventare ricchi, i soldi che potreste ottenere sembreranno piuttosto teorici per la maggior parte del tempo. Ciò che vi motiva giorno per giorno è non voler fare brutta figura.Probabilmente non potete cambiare questa cosa. Anche se poteste, non credo che lo vorreste fare perché una persona a cui non importa nulla di ciò che pensano di lui i suoi pari è probabilmente uno psicopatico. Quindi la cosa migliore che potete fare è considerare questa spinta come un vento e impostare la vostra barca a vela di conseguenza. Se sapete che i vostri compagni vi spingeranno in una certa direzione allora scegliete dei bravi compagni e posizionatevi in modo che vi spingano in una direzione che vi piace.La laurea cambia i venti prevalenti e sono questi a fare la differenza. Lanciare una startup è così difficile che anche per coloro che hanno avuto successo è un’impresa difficile. Per quanto una startup stia volando in alto, probabilmente ha qualche foglia incastrata nel carrello di atterraggio a causa degli alberi che ha superato a fatica alla fine della pista. In una partita così combattuta, anche il più piccolo aumento delle forze contrarie può essere abbastanza da farvi precipitare nel fallimento.I primi anni in cui abbiamo aperto Y Combinator incoraggiavamo le persone ad aprire una startup mentre erano ancora al college. Questo in parte è dovuto al fatto che Y Combinator è nato come una sorta di programma estivo. Abbiamo mantenuto la forma del programma - cenare tutti insieme una volta alla settimana si è rivelata una buona idea - ma recentemente abbiamo deciso che la nostra linea dovrebbe essere quella di dire alle persone di aspettare fino alla laurea.Questo significa che non potete lanciare una startup durante il college? Per niente.Sam Altman, co-founder di Loopt, aveva appena finito il secondo anno quando li abbiamo finanziati e Loopt è probabilmente la più promettente di tutte le startup che abbiamo finanziato finora. Ma Sam Altman è decisamente un ragazzo fuori dalla norma. Appena 3 minuti dopo averlo conosciuto ricordo di aver pensato “Ah, quindi è così che doveva essere Bill Gates quando aveva 19 anni”.Se può funzionare lanciare una startup durante il college, perché diciamo alle persone di non farlo?Per lo stesso motivo per cui un violinista probabilmente apocrifo, ogni volta che gli veniva chiesto di giudicare il modo di suonare di qualcuno, diceva sempre che non aveva abbastanza talento per sfondare come professionista.Avere successo come musicista richiede tanta determinazione quanto talento e questa risposta risulta il consiglio adatto a chiunque. Quelli che sono incerti ci credono e si arrendono, mentre coloro sufficientemente determinati pensano “al diavolo, ci riuscirò comunque”.Così adesso la nostra politica ufficiale è di finanziare solo i laureandi che non possono essere dissuasi, e francamente, se non siete convinti, dovreste aspettare. Non è detto che tutte le opportunità di avviare un'azienda svaniscano se non lo si fa ora. Forse la finestra si chiuderà su un'idea a cui state lavorando, ma non sarà l'ultima idea che avrete. Per ogni idea che si esaurisce, altre diventano realizzabili. Storicamente con il passare del tempo le opportunità di avviare startup sono solo che aumentate.In questo caso, ci si potrebbe chiedere: perché non aspettare più a lungo? Perché non andare a lavorare per un po’ o frequentare una scuola di specializzazione, e poi avviare una startup? Ed effettivamente potrebbe essere una buona idea.Se dovessi scegliere il punto di forza dei founder di startup, in base a coloro da cui siamo più entusiasti di ricevere candidature, direi che è probabilmente la fascia intorno ai 25 anni. Perché? Che vantaggio ha un venticinquenne rispetto a uno di 21? E perché non più grandi? Cosa possono fare i 25enni che i 32enni non possono fare? Sono domande che vale la pena di esaminare.Aspetti positivi (pro)Se aprite una startup subito dopo il college, sarete giovani founder per gli standard attuali, quindi dovreste sapere quali sono i vantaggi relativi ad esserne uno. Non sono quelli che potreste aspettarvi. Come giovane founder, i vostri punti di forza sono: resistenza, povertà, assenza di radici, colleghi e ignoranza.L'importanza della resistenza non dovrebbe sorprendere. Se avete sentito parlare di startup, probabilmente avrete sentito parlare delle lunghe ore di lavoro. Per quanto ne so, sono universali. Non riesco a pensare a nessuna startup di successo i cui founder abbiano lavorato dalle 9 alle 5. E per i founder più giovani è particolarmente necessario lavorare a lungo, perché probabilmente non sono ancora efficienti come lo saranno in futuro.Il secondo vantaggio, la povertà, potrebbe non sembrarvi un vantaggio ma in realtà è uno di quei vantaggi enormi. La povertà implica che puoi vivere economicamente e questo è un fattore critico per le startup. Quasi ogni startup che fallisce, fallisce perché esaurisce i fondi. È un po’ fuorviante metterla in questo modo, perché di solito ci sono anche altri fattori che concorrono al fallimento, ma a prescindere dall'origine dei problemi, un basso tasso di combustione offre maggiori possibilità di recupero. E dato che all’inizio la maggior parte delle startup fa ogni errore immaginabile, avere lo spazio per recuperare dagli errori è prezioso.La maggior parte delle startup finisce a fare qualcosa di diverso da quello che avevano pianificato. Il modo in cui chi ha successo trova qualcosa che funziona è provando cose che non funzionano. Quindi la cosa peggiore che possiate fare in una startup è avere un rigido, pre-confezionato piano e poi iniziare a spendere tanti soldi per implementarlo. Meglio procedere economicamente e dare tempo alle vostre idee di evolvere.I neolaureati possono vivere praticamente con niente e questo vi da un vantaggio rispetto ai founder più grandi, perché il più grande costo delle startup di software sono le persone. La persona con dei bambini e un mutuo da pagare ha un reale svantaggio. Questa è una delle ragioni per cui scommetto sui 25enni più che sui 32enni. Probabilmente il 32enne è un programmatore più bravo ma probabilmente ha anche una vita molto più costosa. Mentre un venticinquenne ha un po' di esperienza lavorativa (e su questo punto si tornerà più avanti) ma può vivere a basso costo come un laureato.Io e Robert Morris avevamo rispettivamente 30 e 29 anni quando abbiamo lanciato Viaweb, ma fortunatamente vivevamo ancora come dei 23enni. Entrambi avevamo più o meno zero asset. Mi sarebbe piaciuto avere un mutuo, perché avrebbe significato avere una casa. Ma, a posteriori, non avere nulla si è rivelato conveniente. Non ero vincolato e mi ero abituato a vivere in modo economico.Ancora più importante del vivere economicamente, però, è pensare economicamente. Uno dei motivi per cui l'Apple II diventò così popolare era il fatto che fosse economico. Il computer in sé era economico e utilizzava periferiche a basso costo, come un registratore a cassette per l'archiviazione dei dati e un televisore come monitor. E sapete perché? Perché Woz aveva progettato questo computer per se stesso e non poteva permettersi niente di più.Abbiamo beneficiato dello stesso fenomeno. I nostri prezzi erano audacemente bassi per l'epoca. Il livello massimo di servizio era di 300 dollari al mese, un ordine di grandezza inferiore alla norma. A posteriori è stata una mossa intelligente, ma non lo abbiamo fatto perché eravamo intelligenti. 300 dollari al mese ci sembravano un sacco di soldi. Come Apple, abbiamo creato qualcosa di economico, e quindi popolare, semplicemente perché eravamo poveri.Molte startup hanno questa forma: qualcuno arriva e produce qualcosa a un decimo o a un centesimo di quello che costava prima, e gli operatori esistenti non possono seguirlo perché non vogliono nemmeno pensare a un mondo in cui ciò sia possibile. Le compagnie telefoniche tradizionali a lunga distanza, ad esempio, non volevano nemmeno pensare al VoIP. (Stava per arrivare comunque). Essere poveri aiuta in questo gioco, perché i propri pregiudizi personali vanno nella stessa direzione in cui si evolve la tecnologia.I vantaggi della mancanza di radici sono simili a quelli della povertà. Quando si è giovani si è più mobili, non solo perché non si ha una casa o molte cose, ma anche perché è meno probabile avere relazioni serie. Questo aspetto si rivela importante, perché molte startup prevedono il trasferimento di qualcuno.I founder di Kiko, per esempio, adesso sono sulla strada per la Bay Area per lanciare la loro prossima startup. È un posto più adatto a quello che vogliono fare, e per loro è stato semplice decidere di andare perché nessuno di loro che io sappia ha una relazione seria e tutto ciò che hanno può entrare in una macchina. O più precisamente, che entra in un'unica macchina o che valgono talmente poco valore da non farli rimpiangere.Almeno erano a Boston. E se fossero stati in Nebraska, come Evan Williams alla loro età? Qualcuno di recente ha scritto che lo svantaggio di Y Combinator è che bisogna trasferirsi per partecipare. Non poteva essere altrimenti. Il genere di conversazioni che abbiamo con i founders dobbiamo farle di persona. Investiamo in dozzine di startup contemporaneamente e non possiamo essere in dozzine di luoghi diversi nello stesso tempo. Ma anche se in qualche modo, magicamente, potessimo far sì che le persone non debbano trasferirsi, non lo faremmo. Non faremmo favore ai founders permettendogli di rimanere in Nebraska. I luoghi che non sono hub per startup sono tossici per esse. Lo si capisce da evidenze indirette. Quanto debba essere difficile avviare una startup a Houston, Chicago o Miami lo si capisce dal numero microscopicamente esiguo, pro capite, di startup che vi hanno successo. Non so esattamente cosa stia sopprimendo tutte le startup in queste città - probabilmente un centinaio di piccole cose sottili - ma qualcosa deve essere.Forse questo fenomeno cambierà, forse la crescente economicità delle startup permetterà loro di sopravvivere ovunque, anziché solo negli ambienti più ospitali. Forse 37signals è il modello per il futuro, ma forse no. Storicamente ci sono sempre state alcune città fulcro di alcune industrie, e se non si era in una di quelle si era in svantaggio. Quindi credo che 37signals sia un'anomalia: siamo di fronte a un modello molto più antico del “Web 2.0”.Forse il motivo per cui nella Bay Area si creano più startup pro capite rispetto a Miami è semplicemente che lì ci sono più founders e le startup di successo non vengono quasi mai lanciate da una persona sola. Di solito iniziano da una conversazione in cui qualcuno dice che qualcosa sarebbe una buona idea per un’azienda, e i suoi amici dicono “sì, è una buona idea, proviamoci!”. Se manca la seconda persona che dice “proviamoci”, la startup non nascerà mai, e questa è un’altra area in cui i laureandi hanno un vantaggio: sono circondati da persone disposte a dirlo. In una buona università si è in mezzo ad un concentrato di persone ambiziose e dalla mentalità tecnica, probabilmente più concentrato di quanto non lo si vedrà più nella vita. Se il nucleo emette un neutrone, è molto probabile che colpisca un altro nucleo.La domanda più frequente che le persone ci fanno a Y Combinator è: dove posso trovare un co-founder? Questo è il problema più grande per coloro che lanciano una startup a 30 anni. Quando erano all’università conoscevano tantissime buoni co-founders, ma a 30 anni hanno perso i contatti con loro oppure queste persone sono vincolate da lavori che non vogliono lasciare.Viaweb era un'anomalia anche da questo punto di vista. Sebbene fossimo relativamente grandi, non eravamo vincolati da un lavoro importante. Io cercavo di fare l'artista, il che non è molto vincolante, e Robert, pur avendo 29 anni, stava ancora studiando a causa di una piccola interruzione della sua carriera accademica nel 1988. Quindi, probabilmente il Worm ha reso possibile Viaweb. Altrimenti Robert sarebbe stato un giovane professore a quell'età, e non avrebbe avuto il tempo di lavorare a progetti speculativi folli insieme a me.Alla maggior parte delle domande che le persone pongono a Y Combinator abbiamo una qualche risposta, ma non alla domanda sul co-founder. Non c'è una risposta valida. I co-founder dovrebbero essere persone che già conoscete e il posto migliore per incontrarli è l’università. Si ha a disposizione un ampio campione di persone intelligenti, si può confrontare il loro rendimento su compiti identici e la vita di ognuno è piuttosto fluida. Molte startup nascono dalle università per questo motivo. Google, Yahoo e Microsoft, tra le altre, sono state tutte fondate da persone che si sono incontrate all’università (nel caso di Microsoft, al liceo).Molti studenti pensano di dover aspettare e fare un po' più di esperienza prima di avviare un'azienda. A parità di condizioni, dovrebbero farlo, ma le altre condizioni non sono così uguali come sembrano. La maggior parte degli studenti non si rende conto di quanto siano ricchi dell'ingrediente più scarso nelle startup, i co-founder. Se aspettate troppo a lungo, potreste scoprire che i vostri amici coinvolti in qualche progetto che non vogliono abbandonare. Più sono bravi, più è probabile che questo accada.Un modo per mitigare questo problema potrebbe essere quello di pianificare attivamente la vostra startup mentre state acquisendo quegli anni di esperienza. Certo, andate a cercare lavoro o a frequentare una specializzazione o altro, ma riunitevi regolarmente per pianificare, in modo che l'idea di avviare una startup rimanga viva nella mente di tutti. Non so se funzioni, ma tentar non nuoce.Sarebbe utile rendersi conto del vantaggio che avete come studenti. Alcuni dei vostri compagni di corso probabilmente diventeranno founder di startup di successo; in una prestigiosa università tecnica, questa è quasi una certezza. Quindi quali cofounder? Se fossi in voi cercherei le persone che non sono solo intelligenti, ma anche inguaribili costruttori. Cercate le persone che continuano ad avviare progetti e a portarne a termine almeno qualcuno. È questo che cerchiamo. Al di sopra di tutto, delle credenziali accademiche e persino dell'idea con cui vi candidate, cerchiamo persone che costruiscono cose.L'altro luogo in cui i co-founder si incontrano è il lavoro. Sono meno numerosi di quelli che si incontrano al college, ma ci sono cose che si possono fare per migliorare le proprie probabilità. La più importante, ovviamente, è lavorare in un posto dove ci sono molte persone giovani e intelligenti. Un altro è lavorare per un'azienda situata in un hub di startup. Sarà più facile convincere un collega a licenziarsi in un posto in cui le startup si sviluppano intorno a voi.Dovreste anche controllare il contratto di lavoro che firmate al momento dell'assunzione. La maggior parte di essi stabilisce che tutte le idee che vi vengono in mente mentre siete alle dipendenze dell'azienda appartengono a quest'ultima.In pratica, è difficile per chiunque dimostrare quali idee abbiate avuto in quel momento, quindi la linea di demarcazione viene tracciata dal codice. Se avete intenzione di avviare una startup, non scrivete il codice mentre siete ancora impiegati o almeno scartate il codice che avete scritto mentre eravate ancora impiegati e ricominciate da capo. Il problema non è tanto che il vostro datore di lavoro lo scopra e vi faccia causa, non si arriverà a questo, saranno gli investitori, gli acquirenti o (se siete così fortunati) i sottoscrittori ad inchiodarvi per primi. Tra t = 0 e quando comprerete lo yacht, qualcuno vi chiederà se il vostro codice appartiene legalmente a qualcun altro e voi dovrete essere in grado di rispondere di no.L'accordo con i dipendenti più esagerato che ho visto finora è quello di Amazon. Oltre alle solite clausole sulla proprietà delle idee, non puoi essere il founder di una startup con un co-founder che ha abbia lavorato in Amazon, anche se non lo conoscevi e non lavoravi lì nello stesso periodo. Sospetto che sia difficile farlo rispettare, ma è un brutto segno che ci provino. Ci sono molti altri posti di lavoro; potete anche sceglierne uno che vi lasci aperte più opzioni.Parlando di posti di lavoro interessanti c'è Google naturalmente, ma ho notato qualcosa di leggermente spaventoso su Google: da lì escono zero startup. Da questo punto di vista è un buco nero. Sembra che alle persone piaccia troppo lavorare in Google per andarsene. Quindi, se sperate di avviare una startup un giorno, le prove finora raccolte suggeriscono che non dovreste lavorare in Google.Mi rendo conto che questo possa sembrare un consiglio strano. Se vi fanno vivere così bene che non volete andarvene, perché non lavorare lì? Perché, in effetti, è probabile che tu stia ottenendo un massimo locale, mentre per avviare una startup è necessaria una certa energia di attivazione. Quindi un datore di lavoro per il quale è abbastanza piacevole lavorare può convincervi a rimanere a tempo indeterminato, anche se sarebbe un vantaggio netto per voi andarvene.Il miglior luogo in cui lavorare, se volete lanciare la vostra startup, è probabilmente un’altra startup. Oltre ad essere il giusto tipo di esperienza, in un modo o nell’altro finirà in fretta: o diventerete ricchi, nel qual caso si sarà risolto il problema, o la startup verra acquisita, nel qual caso inizierà a fare schifo lavorare lì e sarà facile andarsene oppure, più probabilmente, la cosa esploderà e sarete nuovamente liberi.L'ultimo vantaggio, l'ignoranza, potrebbe non sembrare molto utile. Ho deliberatamente usato una parola controversa per definirlo, si potrebbe anche chiamare innocenza ma l’ignoranza sembra essere una forza potente. La mia co-founder di Y Combinator, Jessica Livingston, sta per pubblicare un libro di interviste ai fondatori di startup e ho notato uno schema notevole. Uno dopo l'altro hanno detto che se avessero saputo quanto sarebbe stato difficile, sarebbero stati troppo intimoriti per iniziare.L'ignoranza può essere utile quando fa da contrappeso ad altre forme di stupidità ed è utile nell'avvio di startup perché si è capaci di fare più di quanto si pensi. Avviare una startup è più difficile di quanto ci si aspetti, ma si è anche in grado di fare più di quanto si pensi, quindi le due cose si compensano.La maggior parte delle persone guarda ad aziende come Apple e pensa, come potrei mai creare una cosa del genere? Apple è un’istituzione, io sono solo una persona. Ma ogni istituzione a un certo punto è stata solo una manciata di persone in una stanza che hanno deciso di iniziare qualcosa. Le istituzioni sono fatte, e fatte da persone non diverse da voi.Non sto dicendo che chiunque possa lanciare una startup. Sono certo che la maggior parte delle persone non potrebbe farlo; non so molto della popolazione in generale. Quando si tratta di gruppi che conosco bene, come gli hacker, posso parlare con più precisione. Nelle migliori università, credo che un quarto dei laureati in informatica potrebbe diventare founder di una startup, se lo volessero.Quel “se volessero” è una qualifica importante - così importante che è quasi un imbroglio aggiungerla in questo modo - perché una volta superata una certa soglia di intelligenza, che la maggior parte dei laureati in informatica delle migliori università ha già superato, il fattore decisivo per il successo di un founder è la sua volontà. Non è necessario essere così intelligenti. Se non sei un genio, avvia la tua startup in un campo poco sexy in cui avrai meno competizione: come quello dei software per i dipartimenti delle risorse umane. Ho scelto questo esempio a caso, ma sono quasi sicuro nel prevedere che qualsiasi cosa abbiano ora, non ci vorrebbe un genio per fare di meglio. C'è un sacco di gente che lavora su cose noiose e che ha un disperato bisogno di un software migliore, quindi, per quanto pensiate di non essere all'altezza di Larry e Sergey, potete abbassare la figaggine dell'idea abbastanza da compensarla.Oltre a evitare di farsi intimidire, l'ignoranza può talvolta aiutare a scoprire nuove idee. Steve Wozniak ha espresso questo concetto in modo molto forte:“Tutte le cose migliori che ho fatto in Apple sono nate dal fatto che (a) non avevo soldi e (b) non le avevo mai fatte prima, mai. Ogni singola cosa che abbiamo realizzato di veramente grandioso non l'avevo mai fatta in vita mia.”Quando non sai niente devi reinventare cose per te stesso e, se sei abbastanza furbo forse le cose che reinventerai saranno migliori di quelle precedenti. Questo è particolarmente vero nei campi in cui le regole cambiano molto spesso. Tutte le nostre idee sui software sono state sviluppate in un'epoca in cui i processori erano lenti e le memorie e i dischi minuscoli. Chi può sapere quali ipotesi obsolete sono incorporate nella saggezza convenzionale? E il modo in cui questi presupposti verranno risolti non è la deallocazione esplicita, ma qualcosa di più simile alla garbage collection. Qualcuno ignorante ma intelligente arriverà e reinventerà tutto, e nel processo semplicemente non riprodurrà alcune idee esistenti.Aspetti negativi (contro)Questo per quanto riguarda i vantaggi di essere dei giovani founder. E gli svantaggi? Inizierò da ciò che non va e cercherò di risalire alle cause principali.Solo di recente abbiamo capito che quello che non va nei giovani founders è che costruiscono cose che sembrano progetti scolastici. Abbiamo notato molte somiglianze tra le startup che sembravano essere in ritardo, ma non riuscivamo a capire come tradurle in parole. Alla fine abbiamo capito di cosa si trattava: stavano costruendo progetti scolastici.Ma cosa significa veramente? Cosa c'è di sbagliato nei progetti scolastici? Qual è la differenza tra un progetto di classe e una vera startup? Se potessimo rispondere a questa domanda sarebbe utile non solo agli aspiranti founders di startup, ma anche agli studenti in generale, perché faremmo molta strada per spiegare il mistero del cosiddetto mondo reale.Sembrano esserci due grandi mancanze in questi progetti: (1) una definizione iterativa di un problema reale e (2) l'intensità.Il primo è probabilmente inevitabile: i progetti scolastici risolvono inevitabilmente dei problemi falsi. Innanzitutto, i problemi reali sono rari e preziosi. Se un professore volesse far risolvere agli studenti problemi reali, si troverebbe di fronte allo stesso paradosso di chi cerca di dare un esempio di qualsiasi “paradigma” possa succedere al Modello Standard della fisica. Potrebbe esserci qualcosa di simile, ma se si riuscisse a pensare a un esempio si avrebbe diritto al Premio Nobel. Allo stesso modo, i problemi nuovi e validi non si possono chiedere.Con la tecnologia la difficoltà è aggravata dal fatto che le vere startup tendono a scoprire il problema che stanno risolvendo attraverso un processo di evoluzione. Qualcuno ha un'idea per qualcosa, la costruisce e nel farlo (e probabilmente solo nel farlo) si rende conto che il problema che dovrebbe risolvere è un altro. Anche se il professore vi permettesse di cambiare al volo la descrizione del vostro progetto, non c'è abbastanza tempo per farlo in un corso universitario, né un mercato in grado di fornire pressioni evolutive. Quindi i progetti scolastici riguardano soprattutto l'implementazione, che è l'ultimo dei problemi in una startup.In una startup si lavora sia sull'idea che sull'implementazione, ma non è solo questo. La stessa implementazione è diversa: il suo scopo principale è quello di perfezionare l'idea. Spesso l'unico valore della maggior parte delle cose che si costruiscono nei primi sei mesi dimostrano solo che l'idea iniziale era sbagliata, e questo è estremamente prezioso. Se vi liberate di un'idea sbagliata che tutti gli altri condividono, siete in una posizione di forza, ma non si pensa in questo modo a un progetto di classe. Dimostrare che il vostro piano iniziale era sbagliato vi farebbe prendere un brutto voto, invece di costruire cose da buttare, si tende a volere che ogni riga di codice serva per raggiungere l'obiettivo finale di dimostrare che si è lavorato molto.Questo porta alla seconda differenza: il modo in cui i progetti scolastici sono valutati. I professori tendono a giudicarvi in base alla distanza tra il punto di partenza e il punto in cui vi trovate ora. Se qualcuno ha ottenuto molti risultati, dovrebbe ottenere un buon voto, ma i clienti vi giudicheranno nella direzione opposta: la distanza rimanente tra il punto in cui siete ora e le caratteristiche di cui hanno bisogno. Al mercato non importa quanto duramente avete lavorato: gli utenti vogliono solo che il vostro software faccia ciò di cui hanno bisogno, altrimenti otterrete uno zero. Questa è una delle differenze più evidenti tra la scuola e il mondo reale: non c'è alcuna ricompensa per il buon lavoro svolto. In effetti, l'intero concetto di “buon impegno” è un'idea falsa che gli adulti hanno inventato per incoraggiare i bambini. Non si trova in natura.Questo tipo di bugie sembra essere utili per i bambini, ma purtroppo quando ti laurei non ti danno una lista di tutte le bugie che ti hanno raccontato durante la tua istruzione. Bisogna farle saltare fuori dal contatto con il mondo reale e questo è il motivo per cui tanti lavori richiedono esperienza lavorativa. Sapevo programmare, anzi, potevo dire di saper programmare meglio della maggior parte delle persone che lo fanno per mestiere. Allora cos'era questa misteriosa “esperienza lavorativa” e perché ne avevo bisogno?Adesso capisco di cosa si tratta e parte della confusione è dovuta dalla grammatica. Descriverla come “esperienza lavorativa” implica che sia come l'esperienza nel funzionamento di un certo tipo di macchina o nell'uso di un certo linguaggio di programmazione. In realtà, l'esperienza lavorativa non si riferisce a una competenza specifica, ma all'eliminazione di certe abitudini lasciate dall'infanzia.Una delle qualità che contraddistinguono i bambini è quella di essere scostanti. Quando sei un bambino e devi affrontare una prova difficile puoi sempre metterti a piangere e dire che non ci riesci, nessuno ti costringerà a farlo. Naturalmente, anche nel mondo degli adulti nessuno può obbligarvi a fare qualcosa, quello che fanno piuttosto è licenziarvi. E quando si è motivati da questo, si scopre di poter fare molto di più di quanto si pensasse. Una delle cose che i datori di lavoro si aspettano da chi ha “esperienza di lavoro” è l'eliminazione del riflesso di rottura: la capacità di portare a termine le cose, senza scuse.L'altra cosa che si ottiene dall'esperienza lavorativa è una comprensione di cosa significhi lavorare e, in particolare, di quanto possa essere intrinsecamente orribile. Fondamentalmente, l'equazione è brutale: dovete trascorrere la maggior parte delle vostre ore di veglia facendo cose che qualcun altro desidera, oppure rischiare di morire di fame. Ci sono pochi posti in cui il lavoro è così interessante che questo diventa invisibile, perché ciò che gli altri vogliono che venga fatto coincida con ciò su cui desiderate lavorare. Ma basta immaginare cosa accadrebbe se questi due aspetti divergessero per vedere la realtà sottostante.Non è tanto il fatto che gli adulti mentano ai bambini su questo argomento, quanto piuttosto che non lo spieghino mai. Non spiegano mai qual è la questione con i soldi. Sin da piccoli sai che avrai un lavoro, perché tutti ti chiedono cosa vuoi "fare" da grande. Quello che non ti dicono è che, da bambino, sei sulle spalle di qualcun altro che sta lottando per restare a galla, e che iniziare a lavorare significa essere gettati in acqua da soli, dover cominciare a nuotare o affondare. "Essere" qualcosa è irrilevante; il problema immediato è non affogare.La relazione tra lavoro e denaro tende a farsi chiara solo gradualmente, almeno così è stato per me. Il primo pensiero tende a essere semplicemente: "Questo fa schifo. Ho dei debiti. Inoltre, devo alzarmi lunedì e andare al lavoro." Gradualmente realizzi che queste due cose sono collegate in modo indissolubile, come solo un mercato può fare.Quindi il vantaggio più importante che hanno i founders di 24 anni rispetto a quelli di 20 è che sanno cosa stanno cercando di evitare. Per un comune studente universitario, l'idea di diventare ricco si traduce nell'acquisto di Ferrari o nell'essere ammirati. Per qualcuno che ha imparato dall'esperienza la relazione tra denaro e lavoro, si traduce in qualcosa di molto più importante: significa poter uscire dall'equazione brutale che governa la vita del 99,9% delle persone. Diventare ricchi significa poter smettere di nuotare per restare a galla.Chi comprende questo lavorerà molto più duramente per far sì che una startup abbia successo—con l'energia proverbiale di un uomo in pericolo, in effetti. Ma capire la relazione tra denaro e lavoro cambia anche il modo in cui lavori. Non guadagni soldi semplicemente per lavorare, ma perché fai cose che gli altri vogliono. Chi ha capito questo si concentrerà automaticamente di più sull'utente e questo cura l'altra metà della sindrome del progetto scolastico. Dopo aver lavorato per un po', tendi a misurare ciò che hai fatto nello stesso modo in cui lo fa il mercato.Certo, non è necessario passare anni a lavorare per imparare queste cose. Se sei sufficientemente perspicace, puoi afferrare questi concetti mentre sei ancora a scuola. Sam Altman lo ha fatto. Deve averlo fatto, perché Loopt non è un progetto scolastico. E come suggerisce il suo esempio, questa può essere una conoscenza preziosa. Come minimo, se capite queste cose, avete già la maggior parte di ciò che cercano nell'"esperienza lavorativa" i datori di lavoro che la considerano così desiderabile. Ma, naturalmente, se lo comprendete davvero, potete usare queste informazioni in un modo che vi porterà ancora più valore.OggiQuindi supponete di volere aprire una startup a un certo punto, sia che sia alla laurea o qualche anno dopo. Cosa fate adesso? Sia per andare a lavorare sia per la scuola di specializzazione, ci sono modi per prepararsi mentre siete ancora all’università. Se desiderate ottenere un lavoro al termine degli studi, dovreste fare esperienze lavorative estive in luoghi in cui vi piacerebbe un giorno lavorare. Se volete frequentare la scuola di specializzazione sarà più utile lavorare su progetti di ricerca come studenti universitari. Qual è l’equivalente per le startup? Come si possono mantenere le opzioni il più aperte possibile?Una cosa che potete fare mentre siete ancora all’università è imparare come funzionano le startup. Sfortunatamente non è facile: poche, se non nessuna, università offre corsi sulle startup. Potrebbero esserci corsi di business school sull'imprenditorialità, come la chiamano lì, ma questi corsi sono probabilmente una perdita di tempo. Le business school amano parlare di startup, ma filosoficamente si trovano all'estremo opposto dello spettro. Anche la maggior parte dei libri sulle startup sembra essere inutile: ne ho esaminati alcuni e nessuno di essi coglie nel segno. I libri nella maggior parte dei campi sono scritti da persone che conoscono l'argomento per esperienza, ma per le startup c'è un problema unico: per definizione, i founders di startup di successo non hanno bisogno di scrivere libri per fare soldi. Di conseguenza, la maggior parte dei libri sull'argomento finisce per essere scritta da persone che non lo comprendono.Quindi sarei scettico riguardo a corsi e libri. Il modo migliore per apprendere sulle startup è osservarle in azione, preferibilmente lavorando in una di esse. Come puoi farlo da studente universitario? Probabilmente entrando di soppiatto. Basta gironzolare e iniziare gradualmente a fare cose per loro. La maggior parte delle startup è (o dovrebbe essere) molto cauta nell'assumere: ogni nuovo assunto aumenta il tasso di consumo e un'assunzione sbagliata all'inizio è difficile da recuperare. Tuttavia, le startup di solito hanno un'atmosfera piuttosto informale, e c'è sempre molto da fare. Se inizi a fare qualcosa per loro, molti saranno troppo occupati per mandarti via. Così puoi gradualmente guadagnarti la loro fiducia e magari trasformarlo in un lavoro ufficiale in seguito, oppure no, a seconda delle tue preferenze. Questo non funzionerà per tutte le startup, ma funzionerebbe per la maggior parte di quelle che conosco.In secondo luogo, sfruttate al massimo il grande vantaggio del college: la ricchezza di potenziali co-founder. Guardate le persone che vi circondano e chiedetevi con chi vi piacerebbe lavorare; applicando questo criterio, potreste ottenere risultati sorprendenti. Potreste scoprire di preferie il ragazzo tranquillo che avete per lo più ignorato rispetto a qualcuno che sembra impressionante, ma ha un atteggiamento altrettanto problematico. Non sto suggerendo di leccare i piedi a persone che non vi piacciono davvero perché pensate che un giorno avranno successo. Al contrario, dovreste iniziare una startup solo con qualcuno che vi piace perché una startup metterà alla prova la vostra amicizia. Sto solo dicendo che dovreste pensare a chi ammirate davvero e passare del tempo con loro, invece di passarlo con chiunque in base alla circostanza.Un'altra cosa che potete fare è imparare delle skills che vi saranno utili in una startup. Queste potrebbero essere diverse dalle competenze che imparereste per ottenere un lavoro. Ad esempio, puntare a un lavoro vi porterà a voler apprendere linguaggi di programmazione che pensate siano richiesti dai datori di lavoro, come Java e C++. Tuttavia, se avviate una startup potrete scegliere il linguaggio, quindi dovete considerare quale vi permetterà di fare di più. Usando questo criterio, potreste finire per imparare Ruby o Python.Ma la skill più importante per un founder non è saper programmare. È l'abilità nel comprendere gli utenti e nel capire come offrire loro ciò che desiderano. So che ripeto questo concetto, ma è perché è davvero importante. È un’abilità che potete imparare, anche se forse sarebbe più appropriato usare il termine “abitudine”. Abituatevi a pensare al software come a qualcosa che ha degli utenti. Cosa vogliono quegli utenti? Cosa li farebbe esclamare "wow"?Questo è particolarmente prezioso per gli studenti universitari, perché il concetto di utenti è assente dalla maggior parte dei corsi di programmazione universitari. Il modo in cui vi insegnano a programmare al college sarebbe come insegnare la scrittura come grammatica, senza menzionare che il suo scopo è comunicare qualcosa a un pubblico. Fortunatamente, un pubblico per i software è a solo una richiesta HTTP di distanza. Quindi, oltre alla programmazione che fate per i vostri corsi, perché non creare un sito web che le persone possano trovare utile? Al minimo, vi insegnerà come scrivere software pensando agli utenti. Nel migliore dei casi, potrebbe non essere solo una preparazione per una startup, ma la startup stessa, come è stato per Yahoo e Google. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 40m 02s | ||||||
| 2/7/25 | ![]() L’Altra Faccia di “Gli Artisti Consegnano” // The Other Half of "Artists Ship" | Traduzione in italiano di Paolo Zanni dall’essay originale di Paul Graham "The Other Half of "Artists Ship" [Novembre 2008].Una delle differenze tra grandi aziende e le startup è che le grandi aziende tendenzialmente hanno sviluppato procedure per proteggersi dagli errori. Una startup cammina come un bambino, sbattendo contro le cose e cadendo continuamente. Una grande azienda è più consapevole.L'accumulo graduale di controlli in un'organizzazione è una sorta di apprendimento, basato sui disastri accaduti all'azienda o ad altre simili. Dopo aver assegnato un contratto a un fornitore che va in bancarotta e non riesce a consegnare, ad esempio, un'azienda potrebbe richiedere a tutti i fornitori di dimostrare di essere solvibili prima di presentare offerte.Quando le aziende crescono, immancabilmente ottengono più controlli di questo tipo, sia in risposta ai disastri subiti, sia (probabilmente più spesso) assumendo persone da aziende più grandi che portano con sé abitudini di protezione contro nuovi tipi di disastri.È naturale che le organizzazioni imparino dagli errori. Il problema è che chi propone nuovi controlli non considera quasi mai che il controllo stesso ha un costo.Ogni controllo ha un costo. Per esempio, consideriamo il caso di far verificare ai fornitori la loro solvibilità. Sicuri si tratti semplicemente di prudenza? In realtà potrebbe avere costi sostanziali. C'è ovviamente il costo diretto in termini di tempo delle persone che, da entrambe le parti, forniscono e controllano le prove della solvibilità del fornitore. Ma i veri costi sono quelli di cui non si sente mai parlare: l'azienda che sarebbe il miglior fornitore, ma che non partecipa alla gara d'appalto perché non può fare lo sforzo di farsi verificare. Oppure l'azienda che sarebbe il miglior fornitore, ma non raggiunge la soglia di solvibilità, che ovviamente è stata fissata al massimo, perché non c'è alcun costo apparente per aumentarla.Ogni volta che qualcuno in un'organizzazione propone di aggiungere un nuovo controllo, dovrebbe spiegare non solo il beneficio, ma anche il costo. Indipendentemente dal pessimo lavoro di analisi, questo metacontrollo ricorderebbe a tutti che deve esserci un costo e li spingerebbe a cercarlo.Se le aziende iniziassero a farlo, troverebbero delle sorprese. Joel Spolsky ha recentemente parlato a Y Combinator della vendita di software ai clienti aziendali. Ha detto che nella maggior parte delle aziende i software che costano fino a circa 1.000 dollari possono essere acquistati dai singoli manager senza ulteriori approvazioni. Al di sopra di questa soglia, gli acquisti di software solitamente devono essere approvati da un comitato. Ma la gestione di questo processo era così costosa per i venditori di software che non aveva senso chiedere meno di 50.000 dollari. Il che significa che se state producendo qualcosa per cui avreste potuto chiedere 5.000 dollari, dovrete invece venderlo a 50.000 dollari.Lo scopo del comitato è presumibilmente quello di garantire che l'azienda non sprechi denaro. Eppure il risultato è che l'azienda paga 10 volte di più.I controlli sugli acquisti saranno sempre costosi, perché più è difficile vendere qualcosa, più deve costare. E non solo in modo lineare. Se è abbastanza difficile vendere a voi, le persone che sono più brave a fare le cose non vogliono scomodarsi. Le uniche persone che vi venderanno sono le aziende specializzate nella vendita a voi. In questo caso si è scesi a un livello di inefficienza completamente nuovo. I meccanismi di mercato non vi proteggono più, perché i buoni fornitori non sono più sul mercato.Queste cose accadono costantemente alle organizzazioni più grandi di tutte, i governi. Ma i controlli istituiti dai governi possono causare problemi ben peggiori del semplice pagamento eccessivo. I controlli istituiti dai governi possono paralizzare l'intera economia di un Paese. Fino al 1400 circa, la Cina era più ricca e tecnologicamente più avanzata dell'Europa. Uno dei motivi per cui l'Europa ha sorpassato la Cina è che il governo cinese limitava i lunghi viaggi commerciali. Fu quindi lasciato agli europei il compito di esplorare e infine dominare il resto del mondo, Cina compresa.In tempi più recenti, la Sarbanes-Oxley ha praticamente distrutto il mercato statunitense delle IPO. Non era questa l'intenzione dei legislatori che l'hanno scritta. Volevano solo aggiungere qualche controllo in più sulle società pubbliche. Ma hanno dimenticato di considerare i costi. Si sono dimenticati che le società che stanno per quotarsi in borsa sono di solito piuttosto tese e che il peso di qualche controllo in più, che potrebbe essere facile da sopportare per la General Electric, è sufficiente a impedire alle società più giovani di quotarsi in borsa.Una volta che si inizia a riflettere sul costo dei controlli, è possibile iniziare a porsi altre domande interessanti. Il costo sta aumentando o diminuendo? È più alto in alcune aree rispetto ad altre? Dove aumenta in modo discontinuo? Se le grandi organizzazioni iniziassero a porsi domande di questo tipo, imparerebbero cose spaventose.Credo che il costo dei controlli sia in aumento. Il motivo è che il software svolge un ruolo sempre più importante nelle aziende e le persone che scrivono software sono particolarmente danneggiate dai controlli.I programmatori sono diversi da molti altri tipi di lavoratori, in quanto i migliori preferiscono lavorare sodo. Questo non sembra essere il caso della maggior parte dei lavori. Quando lavoravo nei fast food, non preferivo gli orari di punta. E quando tagliavo i prati, non preferivo di certo quando l'erba era lunga dopo una settimana di pioggia.Ai programmatori, però, piace di più quando scrivono più codice. O, più precisamente, quando rilasciano più codice. Ai programmatori piace fare la differenza. Almeno a quelli bravi.Per i bravi programmatori, una delle cose migliori di lavorare per una startup è che ci sono pochi controlli sui rilasci. Nelle vere startup non ci sono controlli esterni. Se la mattina avete un'idea per una nuova funzionalità, potete scriverla e inviarla ai server di produzione prima di pranzo. E quando si riesce a farlo, si hanno più idee.Nelle grandi aziende, il software deve passare attraverso varie approvazioni prima di essere lanciato. E il costo di questa operazione può essere enorme, anzi discontinuo. Di recente ho parlato con un gruppo di tre programmatori la cui startup era stata acquisita qualche anno prima da una grande azienda. Quando erano indipendenti, potevano rilasciare le modifiche all'istante. Ora, mi hanno detto, la velocità assoluta con cui potevano rilasciare il codice sui server di produzione era di due settimane.Questo non li rendeva semplicemente meno produttivi. Li ha portati a odiare il lavoro per l'acquirente.Ecco un segno di quanto ai programmatori piaccia poter lavorare sodo: questi ragazzi avrebbero pagato per poter rilasciare codice immediatamente, come facevano una volta. Ho chiesto loro se avrebbero barattato il 10% del prezzo di acquisizione con la possibilità di rilasciare codice immediatamente, e tutti e tre hanno risposto immediatamente di sì. Poi ho chiesto quale fosse la percentuale massima del prezzo di acquisizione che avrebbero scambiato per questo. Mi hanno risposto che non volevano pensarci, perché non volevano sapere fino a che punto sarebbero arrivati, ma ho avuto l'impressione che potesse essere anche la metà.Avrebbero sacrificato centinaia di migliaia di dollari, forse milioni, solo per poter fornire più software agli utenti. E sapete una cosa? Sarebbe stato perfettamente sicuro lasciarglielo fare. Anzi, sarebbe stato meglio per l'acquirente: non solo non avrebbero rotto nulla, ma avrebbero ottenuto molto di più. Quindi l'acquirente sta di fatto ottenendo prestazioni peggiori a costi maggiori. Proprio come il comitato che approva gli acquisti di software.E così come il pericolo maggiore di essere acquirenti difficili non è quello di pagare troppo, ma che i migliori fornitori non vendano nemmeno a voi, il pericolo maggiore di applicare troppi controlli ai vostri programmatori non è quello di renderli improduttivi, ma che i bravi programmatori non vogliano nemmeno lavorare per voi.La famosa massima di Steve Jobs “gli artisti consegnano” funziona in entrambi i sensi. Gli artisti non sono semplicemente in grado di consegnare. Lo pretendono. Quindi, se non permettete alle persone di consegnare, non avrete artisti. This is a public episode. If you would like to discuss this with other subscribers or get access to bonus episodes, visit paulgrahamita.substack.com | 8m 12s | ||||||
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