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| 4/29/26 | ![]() Tecnologia? Si, grazie, anche se...✨ | technologysocial media+3 | — | — | — | technologysmartphone+4 | — | 8m 41s | |
| 4/28/26 | ![]() Il delitto che smaschera l'America woke | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8519IL DELITTO CHE SMASCHERA L'AMERICA WOKEdi Rino Cammilleri Permettetemi di tornare un attimo sul caso della povera ragazza ucraina uccisa senza motivo da un pazzo in una metropolitana statunitense. Perché fa riflettere.L'uomo è un negro (parola spagnola, se il woke americano l'ha fatto diventare un insulto non mi interessa). Nessuno ha soccorso la giovane, anzi si sono allontanati. E gli altri passeggeri del vagone erano tutti coloured. Lo so, adesso si dice "afroamericani", ma io sono italiano e non seguo da un pezzo i c.d. corsi di "aggiornamento" obbligatori per giornalisti.Proseguiamo. L'unico che, pur provenendo da un'altra carrozza, si è accorto di quell'esserino dolce e minuto che perdeva sangue era un bianco, ma era ormai troppo tardi. L'assassino è un pluripregiudicato condannato ben quattordici volte, e rimesso in libertà per l'ennesima da una giudicessa appartenente alla stessa etnia.Black Lives Matter: letteralmente, le vite dei neri contano. Evidentemente, ormai più di tutti, tant'è che i commercianti (da millenni i primi a fiutare il vento) ormai non fanno alcuna pubblicità senza metterci dentro un africano: vi basta accendere la tivù per verificare.Per un black accidentalmente ucciso da poliziotti (alcuni, black pure loro) le città Usa sono state date alle fiamme e saccheggiate. Hollywood -altro ambiente in cui Dollars Matter- continuano a inondare le sale di film, regolarmente premiati con l'Oscar, sulla schiavitù dei negri prima e durante la Guerra Civile.Scemato il filone degli "indiani buoni e ingiustamente decimati dai bianchi" (stra-Oscar a "Balla coi lupi", col nordista che vedeva i pellirosse in "armonia", quando la storia dice che si scannavano e derubavano tra loro da sempre), ecco un'altra "vittima" dell'Occidente cristiano con cui rinfocolare i sensi di colpa.Film per film, ricordiamone uno del 1986, "Soul man", in cui un ragazzo americano che non riesce a entrare all'università si traveste da negro per approfittare delle quote riservate a questa minoranza. Dunque, se quarant'anni fa qualcuno poteva scherzarci sopra, vuol dire che già allora molti bianchi americani ne avevano le tasche piene dell'Affirmative action, con cui il governo, cedendo alla propaganda, aveva creato canali privilegiati per gente che aveva il solo merito di non avere la pelle bianca.Non so se Trump si sia reso conto che per realizzare il suo programma MAGA (Make America Great Again) deve abolire questa legge idiota che ha riempito i ranghi dell'amministrazione e le cattedre e i tribunali di gente che non aveva i numeri, e respinto per tal via molti di quelli che li avevano.Finora l'unica cosa che gli è riuscita di fare è di togliere di mezzo i militari trans (anche generali!) la cui sola presenza ridicolizzava l'intero esercito statunitense. Il marxismo, nella sua ultima variante woke, si è impadronito delle cattedre universitarie americane, abbondantemente foraggiate da emirati e regni arabi e riempitesi di studenti cinesi (pecunia non olet : questo è latino).La solita Hollywood, mater propagandarum (anche questo) è popolata da attori e registi che (come rinfacciò loro un celebre comico in una cerimonia degli Oscar, non a caso silenziata) "sono stati sui banchi di scuola meno tempo di Greta", ma poi si pigliano pure il Nastro Verde per la Cultura, come fece la Francia con (tenetevi) Sharon Stone all'indomani dalla sua celebre accavallata di gambe su grande schermo.Bene, Hollywood ha sfornato film su film per demonizzare la "caccia alle streghe" del senatore McCarthy, mostrando con ciò che è quanto più teme. Invece McCarthy aveva ragione, eccome. Trump sicuramente lo sa, e sa anche, personalmente, che dove anche la propaganda fallisce c'è sempre un'ultima ratio (sempre latino): un "pazzo" con un fucile di precisione. Speriamo che The Donald faccia qualcosa. Quel che succede negli Usa, ahimè, riguarda anche noi. | 4m 35s | ||||||
| 4/28/26 | ![]() Augustus Tolton, il primo sacerdote americano nero | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8517AUGUSTUS TOLTON, IL PRIMO SACERDOTE AMERICANO NEROdi Rino CammilleriLa Chiesa cattolica degli Stati Uniti ebbe il suo primo sacerdote nero nel 1886. Si chiamava Augustus Tolton. Prima di raccontare la sua storia dobbiamo ricordare che, altrove, la Chiesa non aveva mai avuto difficoltà a ordinare negri (come si chiamavano con termine spagnolesca prima che il politicamente corretto americano decretasse l'ostracismo del termine) e ne aveva canonizzati fin dal secolo XVI. Pensiamo al siciliano san Benedetto il Moro, discendente di schiavi africani portati dagli arabi, o a san Martino da Porres, figlio di una schiava. Ma negli Usa era diverso: i neri fino alla Guerra di Secessione erano schiavi. E anche dopo la guerra il pregiudizio nei loro confronti rimase a lungo forte. Tanto a lungo che solo sotto la presidenza Kennedy venne tolto l'asterisco che contrassegnava i nomi di neri negli elenchi telefonici. Ci vollero altri decenni di affirmative action, vere e proprie «quote nere» nelle università e in altri luoghi, per disinnescare i pregiudizi razziali negli Usa, tanto da generare, in alcuni casi, grottesche inversioni: in un film degli anni Settanta, Soul man, uno studente si finge nero per poter avere un posto al college. E veniamo ad Augustus Tolton, il cui caso, all'epoca, fece vero scalpore.FIGLIO DI SCHIAVI CATTOLICIEra nato nel 1854 a Brush Creek, nel Missouri, secondo figlio di Peter Paul Tolton e Martha Jane Chisley, schiavi cattolici di padrone cattolico. Chi aveva la fortuna di lavorare per un padrone cattolico poteva contare su un trattamento molto più umano, quasi familiare, grazie alla predicazione della Chiesa. San Paolo, nella sua Lettera a Filemone, traccia le linee guida per la gestione di uno schiavo, raccomandando lo schiavo Onesimo, fuggiasco, al padrone. Lo schiavo è un fratello in Cristo, punto e basta.Liberarlo? Facile a dirsi, ma si sarebbe trovato senza lavoro e in miseria, come appunto accadde agli schiavi americani dichiarati liberi con un tratto di penna. Molti padroni romani, cristiani, liberarono i loro schiavi poco alla volta, solo dopo aver loro assicurato un futuro. Il trattamento «da fratello» svuotava dall'interno la schiavitù, fino a farla morire d morte naturale. Non a caso risorse dopo la scoperta delle Americhe, nel clima del neopaganesimo rinascimentale. I padroni del nostro Augustus, Stephen e Savilla Elliot, tenevano i loro schiavi quasi come familiari (si pensi, per un esempio, alla Mamie di Via col vento). Infatti, al battesimo di Augustus furono loro a far da padrini. Augustus aveva un fratello, Charles, e dopo di lui nacque una sorella, Anne. Tutti nati in schiavitù e, dunque, secondo la legge, schiavi. Ma tutti i bambini di casa Elliot avevano come padrini i loro padroni. Allo scoppio della guerra civile il clima si fece pesante negli Stati della Confederazione e padron Elliot preferì licenziare i suoi schiavi. Diede loro cibo e qualche soldo, poi li avviò verso il Nord. Peter Tolton si arruolò nell'esercito unionista, mentre la sua famiglia, con l'aiuto di soldati nordisti, raggiungeva l'Illinois, uno stato dove non c'era la schiavitù. Si stabilirono a Quincy, ma Peter non poté raggiungerli perché morì di dissenteria. Martha Jane e il figlio maggiore Charles trovarono lavoro nel settore del tabacco, in una fabbrica di sigari. Dovevano lasciare la piccola Anne affidata alle cure di Augustus, che aveva sui nove anni. Su di loro, però, vegliava il parroco della chiesa di St. Peter, che sorgeva vicino alla loro abitazione."TI PIACEREBBE STUDIARE?"Padre Peter McGirr, questo il suo nome, era un irlandese che aveva notato la precoce intelligenza di Augustus. Un giorno gli chiese se gli sarebbe piaciuto studiare. Il bambino disse subito di sì e padre McGirr lo introdusse nella scuola parrocchiale. Non fu facile superare i pregiudizi degli altri genitori su quel bambino nero: erano cattolici, sì, ma anche americani e non tutti illuminati. Però la cocciutaggine del prete irlandese ebbe la meglio, anche perché, per vincere le diffidenze, ad Augustus faceva fare pure il chierichetto. Attorno al 1870, quando le ferite della sanguinosa guerra erano ancora fresche, padre McGirr intuì che Augustus aveva la vocazione sacerdotale e cercò un seminario che lo accogliesse. Dovette faticare un po' perché, più che pregiudizi, c'erano questioni di opportunità. Ordinare un prete nero? In America, a ridosso della guerra civile? E che chances di attività pastorale avrebbe avuto? Dopo settimane di sforzi e preghiere la porta si aprì proprio a Quincy, nel St. Francis Solanus College, dove Augustus poté conseguire un brillante diploma. A quel punto padre McGirr - sempre lui - lo mandò come suo miglior trofeo alla Pontificia Università Urbaniana di Roma, dove il giovane Tolton studiò con ottimo profitto. E nel 1886, a trentadue anni (aveva cominciato gli studi, lo ricordiamo, tar- di), fu ordinato sacerdote cattolico nella basilica di San Giovanni in Laterano. L'impressione in America fu enorme. Era il primo ex schiavo a diventare prete, I giornali raccontarono la stupefacente storia dello schiavo divenuto sacerdote e, quando tornò a Quincy, gli venne decretato una specie di trionfo cittadino, con la banda, i cori, le bandiere e le acclamazioni. Sia di bianchi che di neri, anche se l'entusiasmo di questi ultimi superava di molte lunghezze quello di ogni altro. Il festeggiato raggiunse la chiesa di St. Boniface, gremita all'inverosimile. Tutti volevano la sua benedizione, ma il primo tratto di croce fu per il suo mentore, padre McGirr, che aveva creduto in lui contro tutto e tutti. L'indomani, alla sua prima messa, migliaia di persone erano sul sagrato, perché dentro non c'era più posto. I pregiudizi e le questioni di opportunità? Dimenticati: i cattolici d Quincy adesso erano contenti.Padre Gus, come lo chiamavano, tuttavia non ebbe vita facile. Cercò di aprire una parrocchia e una scuola, ma ebbe i bastoni tra le ruote proprio dai neri protestanti, che lo disprezzavano in quanto «papista». Dovette gettare la spugna e spostarsi a Chicago, dove, con i soldi della benefattrice Anne O'Neill e l'aiuto di santa Katharine Drexel, poté fondare la sua parrocchia e la sua scuola. Le prediche di questo ex schiavo, che parlava fluentemente italiano, latino e greco antico, erano sempre affollate e tutti restavano colpiti dalle sue parole di grazia. Il suo esempio fu trascinante e i seminari cattolici cominciarono ad ammettere giovani neri. Morì nel 1897, a soli quarantatré anni, per una insolazione nel luglio rovente di quell'anno. Stava male ma, per non disturbare, non aveva detto niente a nessuno. Di recente è stato aperto il suo processo di beatificazione. | 7m 32s | ||||||
| 4/28/26 | ![]() Il diavolo si annida nelle università | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8516IL DIAVOLO SI ANNIDA NELLE UNIVERSITA'Dal marxismo al wokismo, così l'ideologia ha trovato casa nei campus e fa lezione di morale (a tutti gli altri)di Rino Cammilleri Quando per i "maestri" tedeschi della c.d. Scuola di Francoforte l'aria si fece pesante perché l'appena eletto Hitler non faceva mistero di quel che pensava di ebrei e comunisti, di corsa e volentieri accettarono l'invito delle università americane, le quali misero subito a loro disposizione cattedre e danari. Naturalmente, detti professoroni si portarono dietro le loro idee, che da quei prestigiosi pulpiti cominciarono a diffondere. E, dopo la guerra, esse sciamarono per tutto l'impero americano; l'allora Urss, tramite i suoi partiti comunisti all'estero, le foraggiò alla grande. Crollata l'Urss, dal momento che erano ormai americane, rimasero. Anche se con nuovo nome.E l'antica impronta giacobina (di cui il comunismo è figlio) la si vede ancora oggi nella ferocia con cui gli eredi (woke, cancel, affirmative action, e via sbrodolando) sfasciano tutto se non li si accontenta. Cioè, se non comandano loro, stabilendo chi è ammesso e chi no, cosa si deve dire e cosa no, per chi si deve votare eccetera. Più, il linciaggio civile contro chi non porta la loro coccarda e la cocciutaggine con cui pretendono di penetrare nelle scuole e pure negli asili infantili perché le future generazioni siano a loro immagine e somiglianza. Un Trump, un Orban, una (un po' meno) Meloni li contrastano? E allora rieccoli, con l'insistenza di quelle mosche che, più le cacci, e più tornano per altre vie. Continuamente, incessantemente.L'incredibile astuzia con cui si infilano nelle più minute pieghe del sistema giuridico delle democrazie di massa (invenzione dei loro avi francesi) ricorda, a noi cattolici preconciliari, l'avvertimento di Gesù circa i "figli di questo mondo" che sono molto "più scaltri" (Lc, 16, 8) di quelli della luce. La sagacia di un don Bosco o quella di una santa Cabrini (le cui abilità nel redigere contratti erano leggendarie) sono merce rarissima, troppo rara, tra i cattolici. I quali dovrebbero poter contare sui suggerimenti dell'angelo custode o dello Spirito Santo, se solo li seguissero. Ma per questo ci vuole, ahimè, esercizio. E chi lo insegni. Però non ce ne vuole alcuno per soggiacere alle tentazioni, visto che il Principe di Questo Mondo non ha certo bisogno di essere invocato per agire. Lui, com'è noto (almeno, ai credenti preconciliari) è un ex Cherubino, facente cioè parte della schiera angelica più alta. Caduto per orgoglio, d'orgoglio si nutre. E chi più intellettualmente orgoglioso di un cattedratico di università di mondiale prestigio?L'umiltà intellettuale non ha niente a che vedere con l'aspetto e il comportamento, che possono essere dimessi o anche simpatici e alla mano. Poiché il nostro Maestro ci ha insegnato a giudicare dai "frutti", eccoli, i frutti: aborto e eutanasia spacciati per misure ragionevoli e finanche umanitarie ("mendax et homicida ab initio": e - risate - si lamentano per la denatalità), corruzione morale ormai anche a livello della plebe, attacco alla famiglia (già culla della vita e della moralità; e, perché no, del risparmio) e promozione (coi soldi altrui: "scaltri", appunto) di tutto ciò che è pessimo. Infine, essendo il diavolo il miglior teologo di tutti (è un ex Cherubino, ricordiamolo), con le teste dei teologi cattedratici ci gioca a pallone come e quando vuole. A cominciare da quel colpo da maestro che fu l'abolizione della preghiera a san Michele Arcangelo, suo diretto nemico, alla fine di ogni messa. Dice, appunto, san Paolo che il nostro combattimento non è "contro la carne e il sangue" ma contro "gli spiriti del male" (Ef. 6, 12). Satana è, infatti, etimologicamente, "colui che divide" e l'"accusatore". Instancabile. Vi ricorda qualcosa e qualcuno? E allora, che fare? I preconciliari hanno il rosario come arma a difesa, ma gli altri? | 4m 39s | ||||||
| 4/28/26 | ![]() La Lourdes del Venezuela | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8521LA LOURDES DEL VENEZUELAdi Rino Cammilleri La Spagna è stata l'unica nazione missionaria della storia, e si deve a essa se oggi la lingua più diffusa nella cattolicità è proprio la sua. Quando i Re Cattolici, dopo la felice impresa di Colombo, decisero di intraprendere la colonizzazione delle Americhe, fecero una cosa a giudizio odierno inaudita: chiesero il permesso al Papa. E questi lo concesse, ma sotto condizione: le nuove terre dovevano venire cristianizzate e le spese per l'evangelizzazione sarebbero state a carico della corona spagnola. Così fu fatto, e oggi non solo il Sudamerica ma anche tutta la parte meridionale degli Usa (strappata all'impero messicano con la guerra del 1848) hanno città i cui nomi parlano chiaro: Los Angeles, San Francisco, San José, Santa Fé, Sacramento, San Diego, San Antonio, Corpus Christi, eccetera. Nell'America rimasta Latina nomi del genere si sprecano, da Asunción a Buenos Aires (nome completo: Nostra Signora di Bonaria, che gli spagnoli avevano mutuato dal santuario di Cagliari, essendo la Sardegna un loro vicereame). Quei luoghi, e la stessa Spagna, hanno visto poi, sì, sangue e tragedie, e ancora non pare finita.MENZOGNE SULLA CONQUISTA La spiegazione è da ricercarsi nel fatto che, come diceva san Jean Vianney (il Curato d'Ars), più sei credente e più il diavolo si accanisce su di te, come fece con Nostro Signore, nel cui Nome siamo stati battezzati. E pure con menzogne, perché Satana è, come dice il Vangelo, non solo «homicida» ma anche «mendax». Per questo sulla Conquista spagnola la denigrazione non si è mai spenta. E cominciò subito, per via dell'odio antipapista dell'Inghilterra protestante e rivale sui mari della Spagna. Ma la testimonianza migliore su quell'impresa venne proprio dal Cielo: si pensi alle apparizioni di Guadalupe nel 1531, avvenute proprio a ridosso della Conquista, dove la Vergine si presentò all'azteco battezzato Juan Diego (santo) con fattezze meticce. E ancora oggi l'America Latina, Messico compreso, è meticcia, laddove il Nordamerica protestante è totalmente bianco. Tante altre volte la Madonna apparve nei territori della Conquista, e sempre per avallare e benedire l'opera dei colonizzatori. Perfino per difenderli: la cattedrale di Cuzco, in Perù, sorge sul luogo in cui la Madre di Dio discese a salvare un gruppo di soldati spagnoli, che La invocarono, dall'attacco di migliaia di guerrieri Incas. La chiesa è appunto intitolata a Nostra Signora della Discesa.UNA STORIA SINGOLARECi fu addirittura un'occasione in cui scese in campo san Giacomo apostolo («Santiago!» era il grido di guerra degli spagnoli) a fare lo stesso: anni dopo, Garcilaso de la Vega, di madre inca, uno dei massimi scrittori del tempo, intervistò personalmente diversi vecchi Incas che avevano preso parte alla battaglia e tutti confermarono di essere stati atterrati da Viracocha, il Dio del tuono (era Santiago, che non conoscevano; scambiato per Viracocha, si meravigliavano che combattesse contro di loro). La Chiesa ha posto sugli altari molti uomini e donne che si santificarono in quei luoghi e in quei tempi per diffonderela fede tra gli indios. O per difenderli, se del caso, dalle prepotenze dei coloni. Oggi, mentre scrivo, le vicende politiche hanno messo in primo piano il Venezuela «piccola Venezia», in spagnolo), che ebbe, anch'esso, l'onore di un diretto intervento evangelizzatore da parte della Madonna e Le edificò, a ricordo, l'immenso santuario di Nostra Signora di Coromoto. Ora, Coromoto non è il nome del sito dell'apparizione, bensì, caso più unico che raro, quello del beneficiario. La cui storia è singolare. Cominciamo col dire che nel 1591 un capitano spagnolo aveva fondato un villaggio vicino al fiume Guanare, per i suoi uomini e gli indios battezzati che lavoravano la terra. Ma c'era una tribù, quella dei Cospes, che si ostinava alla vita selvaggia - e precaria - della foresta. Nel 1652 il suo cacique (capotribù) Coromoto camminava con la moglie sulla riva del fiume quando di colpo si sprigionò un'intensa luce: sull'acqua c'era una soavissima Donna col suo Bambino.DI NUOVO LA DONNA DEL FIUMEL'apparizione parlò, disse loro di andare dai bianchi a farsi mettere sulla testa l'acqua cheapre le porte del Cielo e sparì. I due, tornati alla tribù, raccontarono il prodigio. E tutti allora vollero «l'acqua sulla testa». Ma Coromoto sapeva abbastanza degli usi dei bianchi e di tutti i divieti imposti dai loro Comandamenti (soprattutto il sesto), perciò titubava. Tuttavia, mesi dopo, spinto dalla tribù, si presentò all'agricoltore Juan Sanchez e gli raccontò tutto. La tribù venne perciò battezzata. Tranne l'irriducibile Coromoto, che non volle saperne. Si arrivò così alla sera del sabato 8 settembre e Sanchez radunò i Cospes per una preghiera collettiva alla Vergine di cui ricorreva la festa. E Coromoto, al solito, rimase nella sua capanna. Dopo la cerimonia, sua moglie, la di lei sorella e il figlioletto dodicenne di quest'ultima andarono a cercarlo. Non fecero in tempo a raccontargli di quel che avevano fatto con Sanchez e gli altri che la soglia si illuminò all'improvviso e comparve la Donna del fiume. Il cacique questa volta si infuriò e cominciò a inveire contro di Lei: che cosa voleva? Era venuta per rimproverarlo? Se ne andasse una buona volta e lo lasciasse in pace! La Donna, sempre con espressione soave, fece un passo avanti, ma quello, in preda all'ira, le si lanciò addosso per strozzarla. Solo che le sue mani strinsero l'aria, perché Lei scomparve.UN PEZZETTO DI PERGAMENATra le dita dello sbalordito Coromoto era però rimasto un pezzetto di pergamena con sopra l'immagine della Donna col Bambino, una trentina di millimetri appena. Coromoto, imbarazzato e non sapendo che fare, a quel punto decise di nasconderlo. Ma il suo nipotino, che aveva visto tutto, andò subito a Sanchez a spifferare quanto era successo. Sanchez si precipitò alla capanna di Coromoto e, su indicazione del ragazzino, recuperò la pergamena. Coromoto, dal canto suo, era già scappato nella foresta. Ma il cacique si era appena inoltrato tra gli alberi quando un serpente velenoso lo aggredì, mordendolo. L'uomo, comprendendo il messaggio superno, si arrese alla Donna e decise di farsi battezzare prima di morire. E, guarda caso, proprio in quel momento passò da li un creolo, che lo vide e lo esaudì giusto in tempo. Morto Coromoto e seppellito con esequie cristiane, l'immaginetta restò custodita da Juan Sanchez fino al suo solenne trasferimento a Guanare. Bisognò attendere il XX secolo perché venisse riportata nel luogo dell'apparizione. Infine fu posta, incorniciata in oro, nel basamento di una grande statua della Madonna e attorno le fu costruito il mega-santuario - costato vent'anni di lavori -odierno, il cui altare maggiore sorse nel punto esatto dell'apparizione. Il minuscolo dipinto è, come quello di Guadalupe, un'immagine acheropita, cioè non fatta da mani umane. Molti miracoli vennero lucrati in quel santuario, e ancora se ne lucrano, tanto che Coromoto è detto «la Lourdes del Venezuela». | 8m 38s | ||||||
| 4/28/26 | ![]() Il beato Raimondo Lullo e l'illusione del dialogo con l'islam | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8518IL BEATO RAIMONDO LULLO E L'ILLUSIONE DEL DIALOGO CON L'ISLAMdi Rino Cammilleri Coi musulmani non c'è verso di ragionare, ben se ne accorse Benedetto XVI col suo magistrale discorso di Ratisbona del 2006 cui seguirono solo massacri (di cristiani). Se ne era accorto anche l'iniziatore del "dialogo" con l'islam, francescano come quel Poverello che, cercando il dialogo col sultano Al-Kamil, fu già tanto se non ci rimise la pelle. I cinque Protomartiri francescani furono ammazzati in Africa, indovinate da chi. Un loro confratello provò allora in modo "scientifico" e organizzato. Stiamo parlando del beato Raimondo Lullo (Ramon Llull), un nobile catalano nato a Maiorca verso il 1235. Il re Jaime I aveva appena conquistato le Baleari e i coniugi Llull, genitori di Ramon, vi si erano impiantati. Lui crebbe come paggio a corte e vi fece carriera, finendo col diventare primo ministro del giovane Regno. Nel 1257 sposò Blanca Picany e ne ebbe due figli, Domingo e Magdalena. Ma verso il 1262 gli apparve il Cristo crocifisso per cinque volte consecutive.IMPARÒ L'ARABOCosi narrò, e ciò lo convinse a dedicarsi alla conversione degli infedeli. Col consenso della moglie, dopo aver provveduto a lei e ai figli, distribuì il resto ai poveri e si fece frate francescano. Imparò l'arabo a marce forzate, e subito cominciò a scrivere libri in tale lingua. Fu solo l'inizio: Lullo scrisse in tutto quasi trecento libri, anche in latino e in catalano. Tra essi, quattro, monumentali, descrivono quella che lui chiamava «arte», cioè un metodo di ragionamento e catalogazione dello scibile talmente geniale da provocare «seguaci» che, per secoli, crearono ogni sorta di ciarlataneria a suo nome e diffusero il mito del «mago» catalano. Lullo, dopo un pellegrinaggio a Compostela, si mise a studiare furiosamente teologia, filosofia, medicina, nonché i maggiori autori arabi. Persuaso, non del tutto a torto, che i Protomartiri del suo ordine avessero fallito per mancanza di preparazione, nel 1276 fondò a Maiorca il collegio di Miramar per formare missionari che, prima di ogni cosa, studiassero l'arabo e l'islam. Si tenga presente che la stupefacente e repentina ascesa di quest'ultimo aveva colto di sorpresa la cristianità: cos'era quella strana religione che mischiava elementi vetero e neotestamentari, un'eresia o qualcos'altro? Donde la sua veloce e pressoché inarrestabile espansione? Da qui, per Lullo, la necessità di studiarla.IN VIAGGIO PER L'EUROPA Cominciò a viaggiare per l'Europa, esponendo a re e Papi il suo metodo, anche nelle università e pure in piazza, disputando specialmente con i discepoli e i seguaci del filosofo arabo Averroè. Alla Sorbona di Parigi conseguì il titolo di maestro e, dopo aver dedicato un libro al re francese Filippo IV il Bello, ricominciò coi viaggi: Cipro, Armenia, Rodi, Malta, Napoli, Genova, Montpellier, il Maghreb, dove però finì in carcere. Rilasciato dietro riscatto, si imbarcò per rientrare in Patria, ma la nave fece naufragio e dovette riparare a Pisa. Dopo un breve soggiorno ripartì: Genova, Venezia, Roma, Messina, Lucera (la saracena Lugarah, dove l'imperatore Federico II di Svevia aveva deportato tutti gli arabi di Sicilia per servirsene come mercenari). Nel 1311 si presentò al Concilio di Vienne e qui fece una sconcertante richiesta: l'unificazione di tutti gli ordini monastico-militari per una grande crociata che riprendesse la Terra Santa totalmente perduta nel 1291. Sì, perché i suoi soggiorni in Africa e le sue dispute coi qadi islamici l'avevano persuaso che con i musulmani non c'era modo di ragionare: seguivano una logica diversa, anzi, nessuna logica, solo il loro Libro (Al Quran, Alcorano, Corano) e basta. Ma la sua richiesta cadde nel vuoto per via degli equilibri politici del tempo.LASCIÒ MOLTO OPERELe crociate costavano e il regno più potente, la Francia, era sull'orlo della bancarotta per via delle interminabili guerre con gli inglesi. Infatti, proprio Filippo il Bello di lì a pochissimo avrebbe distrutto i Templari per appropriarsi delle loro ricchezze. Per giunta avrebbe inaugurato la cattività avignonese, deportando il Papa nel suo regno. Lo stesso papa, Bonifacio VIII, aveva preso atto della definitiva perdita dei Luoghi Santi, sostituendo il pellegrinaggio a Gerusalemme con quello a Roma col primo Giubileo nel 1300. Raimondo Lullo comprese di essere arrivato alla fine, in tutti i sensi, della sua missione. Così, quantunque avesse ormai superato gli ottant'anni, partì per Tunisi, dove si mise a predicare apertamente come avevano fatto i Protomartiri del suo ordine. Naturalmente finì a pietrate, e solo l'intervento di certi mercanti europei gli evitò il peggio. Lo imbarcarono mezzo morto per Maiorca, ma non ci arrivò mai. Morì durante il viaggio, nel 1316. Della sua sterminata opera letteraria, i libri oggi riconosciuti come di sua mano sono circa duecentosessanta. Altri quarantaquattro, cioè quasi tutti quelli di argomento alchemico, gli sono stati attribuiti nel corso dei secoli, ma si tenga presente che, nel successivo Umanesimo, molti erano i "maghi" che firmavano falsamente le loro opere col nome di Lullo per accrescerne l'importanza, visto che nel XV secolo non c'era modo di verificare. UN BILANCIO Raimondo Lullo, il cui culto come beato fu confermato dal beato Pio IX, è in predicato per la proclamazione a Dottore della Chiesa per la sua straordinaria cultura finalizzata dalla passione missionaria. Si pensi che non disdegnò, in alcuni suoi libri, lo stile da romanzo cavalleresco, con protagonisti che affrontavano peripezie per liberare la donzella rapita o soccorrere l'imperatore smarrito nel bosco. Tutto, però, congegnato in modo che il lettore potesse trarne un insegnamento morale e cristiano. Quale bilancio trarre dalla sua vita? Vediamo. I francescani hanno guadagnato, con la loro dedizione (e il loro sangue), il compito di custodi dei Luoghi Santi. Che, prima dell'avvento dello Stato israeliano, erano in mani islamiche. Fin dall'inizio, infatti, proprio i francescani si assunsero l'onere del confronto con l'islam. Con la predicazione: i Protomartiri (che furono subito uccisi). Con i miracoli san Francesco e l'ordalia del fuoco (il sultano lo risparmiò solo perché avrebbe scatenato l'ira dei crociati). Con il dialogo: il beato Raimondo Lullo (che, dopo una vita passata a studiare l'islam, gettò la spugna e scansò il martirio per un soffio). Allora? Boh. Nella Bibbia è Dio stesso che dice ad Agar, la schiava egizia di Abramo, che da suo figlio Ismaele nascerà una grande nazione ostile ai suoi fratelli (che al momento è uno solo, Isacco). Ma non dice come va a finire... | 9m 04s | ||||||
| 4/7/26 | ![]() Denatalità? Per forza, col consumismo a cui abbiamo abituato i figli... | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8429DENATALITA'? PER FORZA, COL CONSUMISMO A CUI ABBIAMO ABITUATO I FIGLI...di Rino Cammilleri Sui social sempre più spesso compaiono vecchie foto in cui si vedono tanti bambini che giocano spensierati con ...niente. Tappi di gazzosa, cerchioni di bicicletta da inseguire e far rotolare, palloni improvvisati con stracci, i toboga coi cuscinetti a sfera e legno e spago, un gessetto per tracciare in terra numeri e quadrati, moscacieca e cavalluccio. Metti un bambino solo in una stanza completamente vuota e vedrai che, in breve, avrà inventato un gioco. Se poi avesse a disposizione una discarica (sì, avete letto bene, come quella in cui il sottoscritto giocava da ragazzino) ci troverebbe tutto ciò che serve a sbrigliare la fantasia. La sepsi? Eccola: "Se ti fai male, prendi il resto!".Il sottoscritto e i suoi compagni di allora sono diventati anziani anche grazie agli anticorpi generati da quei giochi selvaggi e allo stato brado. Questo per dire che i figli non costavano niente e, anzi, erano considerati un investimento. La casa era piccola, nessuno aveva la sua stanzetta? Nessun problema, certi giacigli uscivano solo di notte e di giorno sparivano. A scuola, grembiule, grazie al quale nessuno era umiliato dal dover sedere accanto a un compagno firmato dalla testa ai piedi. Oggi, invece, un figlio costa un capitale per molti inarrivabile: il computer, il cellulare, le sneakers, lo zainetto Eastpak, il nuoto, il tennis, il calcio nel vivaio. E giù tute, attrezzi, parures.E poi le gite scolastiche in settimana bianca, il saggio di danza col costume a spese di papà, il campo scuola, il campo estivo, l'Erasmus, la festa per il graduation. E infine il master in America, naturalmente dopo almeno cinque anni nei quali il pargolo ha studiato all'università fuori casa: affitto, pasti, spostamenti, treni e aerei per le feste. Ma quale operaio può permettersi più di un figlio in queste condizioni? Fin dall'asilo: come si fa a negare a un bambino l'iniziativa scolastica costosa quando tutti i suoi compagni ci vanno?Eh, si depreca la denatalità, si organizzano convegni e si prendono impegni elettorali. Cioè, tanto per cambiare, si cerca di risolvere i problemi a furia di chiacchiere. Che stanno a zero, come le ormai stantie fiaccolate, parroco in testa, a ogni teenager morto ammazzato. Certo, non si può negare il benessere materiale odierno rispetto ai tempi descritti all'inizio dell'articolo, ma erano anche tempi in cui un padre di famiglia poteva mantenere col suo stipendio la moglie casalinga e tre o quattro figli, e pagare pure l'affitto di casa. La frase "avere i soldi in banca" indicava uno agiato, perché poteva anche vivere con gli interessi del conto. Che oggi la banca non dà più.E anche il potere d'acquisto di salari e stipendi non è più quello di una volta. Le cause di ciò sono state più volte indicate, e hanno tutte un denominatore comune: l'avidità, quella che tende a concentrare la ricchezza in poche mani. Solo che il conoscere le cause non serve, visto che chi dovrebbe rimediare ha altro per la testa. Sempre. Bene, Pannella & soci ci hanno convinto a non fare più figli per goderci l'attimo fuggente. Ora che ci siamo accorti dell'errore, non ci sono più le condizioni per rimediare. Bel colpo, complimenti alla regia.E se qualche statista capisse che è - anche, ma soprattutto - questione di soldi e mettesse mano al borsellino, ecco pronta la contromossa: "fascista!", "figli alla patria!", e via resistendo col fazzoletto rosso al collo. Eh, basterebbe ricordare a chi di dovere che can che abbaia non morde. E che se si azzardasse a mordere basterebbe una buona pedata. Ripeto, incrementare la natalità, è vero, non è solo questione di soldi. Ma lo è principalmente: è inutile che mi rieduchi la mentalità se poi non mi dai i mezzi per attuarla.Per inciso: bombardati per decenni dagli spot pubblicitari che ci hanno convinto a spendere tutto quel che guadagniamo (col paradosso grottesco del "servizio pubblico" da cui ci facciamo bombardare a spese nostre), Pannella & c. non hanno dovuto faticare molto. Ai tempi del mio liceo pre-sessantottardo i nostri padri si telefonavano per accordarsi, così che tutti noi, a prescindere dal ceto, avessimo la stessa cifra di paghetta. Già: Dio-patria-famiglia, la vita di m... deprecata da una celebre senatrice. In cauda venenum: la causa prima della denatalità (e anche della disgregazione della famiglia)? Aver convinto le donne che la realizzazione personale stia nella carriera. Affermazione politically uncorrect? Echissenefrega! | 5m 45s | ||||||
| 4/7/26 | ![]() Il problema dell'Africa sono gli Africani | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8426IL PROBLEMA DELL'AFRICA SONO GLI AFRICANIdi Rino Cammilleri Poiché ormai il Natale comincia ai primi di novembre e finisce dopo la Befana, ecco puntuale la lagna postale di richiesta di denari per i bimbi africani denutriti, con tanto di foto strappalacrime fin dalla busta. Ora, nessuno nega l'abnegazione sincera di organizzazioni e missionari (non a caso cattolici) che spesso ci rimettono anche la pelle. Ma va pure detto che 'sta storia è un pozzo senza fondo.Ormai sono anziano e, per quanto indietro spinga i ricordi, non rammento altro dalla c. d. decolonizzazione in poi. Ero alle medie e il problema lacrimoso era il Biafra. Al liceo la fame si spostò in India, ma l'India ci mise poco a riprendersi, tanto che oggi ha l'atomica, manda sonde sulla Luna ed è sua la più potente flotta dell'oceano omonimo. Anche la Cina ebbe il suo periodo di fame, ma era artificiale, e oggi la Cina mette paura a tutti. Il minuscolo Giappone, pur privo totalmente di risorse, mise in seria difficoltà la superpotenza americana; spianato, unico nella storia, a suon di bombe atomiche, eccolo di nuovo in primo piano mondiale.È razzismo dire che il problema dell'Africa sono gli africani? Anche su queste pagine da anni la specialista Anna Bono ci rende edotti in dettaglio, e a suo tempo lo stesso insospettabile Obama andò di persona a bacchettare il Continente Nero puntando il dito contro il nocciolo: corruzione e tribalismo. Gli esempi su riportati di terzomondiali che sono usciti dal sottosviluppo hanno un tratto comune: alle loro spalle hanno civiltà raffinatissime e millenarie.L'Africa, Egitto a parte, no. Partiti i colonizzatori ha ricominciato a fare quel che faceva prima: massacri, golpe, guerre civili, profughi. Il Nord islamico ha qualche parvenza di stabilità, ma se se la passasse bene non ci inonderebbe di migranti; anzi, sarebbe terra di immigrazione. Come lo era -non nascondiamoci dietro un dito- il Sudafrica dell'apartheid. Ricordate Dambisa Moyo? Economista di fama internazionale, africana lei stessa, non esitò a scrivere nei suoi libri che gli "aiuti" occidentali (e di chi se no?) all'Africa non facevano che incancrenire il problema. E si spinse a dare il benvenuto alle odiate (dai marxisti vetero e neo) multinazionali, che almeno portavano lavoro. E chi porta lavoro lo fa, certo, per profitto; ma è suo interesse, proprio per questo, garantire ordine e disciplina. E strade, scuole e ospedali. Cambiamogli pure nome se il termine "colonialismo" è diventato, per via di propaganda, sinonimo di ogni nefandezza. Ma la storia è storia: nell'Africa coloniale non c'erano massacri inter-etnici né schiavitù, e i missionari potevano operare in relativa tranquillità al riparo delle armi europee.Infatti, come il compianto supermissionario padre Gheddo instancabilmente testimoniava, il problema stava nelle teste, e solo l'evangelizzazione poteva cambiarle. Prevengo quelli che tireranno fuori il Cuore di tenebra conradiano: fate la conta dei morti, quanti da "cuori di tenebra" e quanti dalla decolonizzazione fino a oggi. Un milione nel solo Rwanda e in poche settimane nel 1994. A colpi di coltelli e machete. Diciamolo, anche se provocatorio: ricolonizzare l'Africa farebbe bene a tutti. Prima che diventi, coi soliti spicci sistemi, completamente islamica. Ogni altro espediente, com'è noto, è fallito. L'ultima è che vogliono triliardi di "risarcimento" per la tratta degli schiavi. E li vogliono dall'Occidente, mica dagli arabi che la inaugurarono e condussero per secoli e secoli (e in certi posti non hanno mai smesso). I vari "piani" for Africa? Chiacchiere & distintivo. I triliardi si sa dove finirebbero. | 5m 22s | ||||||
| 4/7/26 | ![]() E fu cosi che i media ci hanno trasformato in cinici | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8451E FU COSI' CHE I MEDIA CI HANNO TRASFORMATO IN CINICIdi Rino Cammilleri Come si fa a non diventare cinici di questi tempi? Facciamo un esempio. Un bambino cade in un pozzo profondo? Una settimana di riprese, intervento del capo di Stato con scorta e addetti stampa (con conseguente intralcio ai mezzi di soccorso), talk-show, focus. Il bimbo per fortuna si salva. Ari-primepagine e aperture di tiggì, interviste a destra e e manca, puntate di approfondimento.Sui social si scatenano sia le prefiche che i leoni da tastiera. Poi, di colpo, si cambia scenario perché tra due mesi c'è il Festival di Sanremo e bisogna preparare gli spettatori all'evento. Nel frattempo, alcuni trafiletti en passant: un treno deraglia in India, migliaia di morti; idem in Costarica per un terremoto; solita ecatombe inter-etnica nell'Africa subsahariana. Finito il festival, ecco un cretino che ha ucciso il suo cane a legnate. Apriti cielo. Arriva la Scientifica, interrogazioni parlamentari, manifestazioni di piazza. Essendo cretino, non pensa di fuggire all'estero (possibilmente islamico, dove i cani non piacciono) per evitare l'ergastolo, il linciaggio, le dichiarazioni di pentimento alla maoista con lacrime in tivù per non dover passare il resto della vita a guardarsi le spalle. Si impennano le vendite di cappotti corazzati per cani.Si potrebbe continuare con gli esempi, esercizio che lasciamo al lettore, ma lo spazio è tiranno. Ora, dal momento che "il bene non fa notizia" e l'unica cosa che interessa ai direttori di media è l'audience, il martirio che abbiamo descritto è quotidiano. Enfasi, riflettori e titoli a effetto. Ma questo fenomeno non è, ahimè, una novità, bensì è coevo alla nascita dei grandi media.Nel 1951 uscì un film di Billy Wilder in bianco e nero, L'asso nella manica, con Kirk Douglas nei panni di un giornalista spiantato. Costui aveva scoperto che un poveraccio era rimasto incastrato in un buco in fondo a una grotta. Poteva essere salvato in poche ore di scavo, ma il giornalista riuscì a convincere i trivellatori a percorrere la via più lunga. Il luogo divenne il centro di stampa, radio e cinegiornali, con un intero continente che seguiva trepidando. Naturalmente, il poveraccio nel buco morì e il circo mediatico si spostò altrove.L'unico a piangere fu il giornalista, che non voleva il morto ma solo lo scoop. Ma qui non vogliamo accusare il cinismo dei media: lo si fa da tanto, come il film del 1951 dimostra (ma ci si potrebbe spingere anche più indietro, e di molto). No, il cinismo, indotto, è quello di tanti lettori-ascoltatori-spettatori. Non quelli che si indignano per il cane bastonato, bensì gli altri, mi si permetta di definirli "i normali". Come, per esempio, il sottoscritto ritiene di essere.Se accendo la tivù a ora di pranzo e il tiggì mi spara subito che un barcone di migranti è colato a picco, non mormoro "ecchissenefrega..." perché sono cristiano, dico un requiem mentalmente e cambio canale. Sì, perché non posso commuovermi ed emozionarmi tutti i giorni e a comando. Quando si cammina scalzi sulla ghiaia, dapprima ci si fa male, ma poi, dài e dài, la pianta del piede callifica e non senti più niente. Così avviene per l'area del cervello preposta alla commozione e alla solidarietà. I direttori dei media lo sanno, e perciò sono costretti a rincarare ogni volta la dose.Alla fine della fiera, questo rincorrersi e rilanciare produce due tipi di fruitore: il cinico e l'ansioso. Personalmente scelgo la prima categoria, perché i secondi finiscono per ammalarsi anche fisicamente. Ero giovane quando, negli anni Ottanta, gli "esperti" inventarono l'Orologio dell'Apocalisse, che già allora segnava pochi minuti a mezzanotte, ora X. Oggi, dopo il buco nell'ozono, il riscaldamento globale e la scomparsa degli orsi polari, è ancora lì. Buon segno. | 3m 13s | ||||||
| 4/7/26 | ![]() Cosi Vittorio Messori divenne talent scout dell'apologetiica | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8502COSI' VITTORIO MESSORI DIVENNE TALENT SCOUT DELL'APOLOGETICAdi Rino Cammilleri Ero un giovane professore che aveva scritto un romanzo, L'Inquisitore. Che però nessuno voleva. Per disperazione lo inviai a Vittorio Messori, di cui avevo letto il famoso Ipotesi su Gesù, con una lettera in cui brevemente elencavo tutte le mie disavventure di convertito. In capo a pochi giorni ricevetti una telefonata: era lui, entusiasta del mio scritto ma soprattutto stupito di quanto il mio percorso personale fosse simile al suo.Nacque lì una strettissima amicizia sorta dalla constatazione singolare di due vite parallele, quantunque lui avesse dieci anni più di me. Scoprimmo anche una comune passione per l'astrologia (sì, proprio lui, e sua moglie), e cominciò da parte mia il viavai per Milano dove lui allora risiedeva. Si impegnò perché il mio romanzo venisse pubblicato, senza riuscirci. Sì, proprio lui. Ma a me non importava: il numero uno dell'apologetica aveva apprezzato il mio lavoro e tanto mi bastava. Se il numero uno aveva detto sì, era segno che tutti gli altri non capivano niente. Solo quando il mio nome, grazie a lui, divenne noto si decisero a pubblicare il mio L'inquisitore. Che ebbe quattro edizioni in italiano, più sei in altrettante lingue straniere e recentemente è stato riedito nei Gialli Mondadori.Quantunque lui fosse dell'Ariete (ascendente Ariete!) e io Scorpione, la sintonia era, misteriosamente, perfetta. A tarda sera, ogni sera, un'ora di telefonate vicendevoli per commentare, aggiornarci, scambiare intuizioni e trouvaille storiche. Quando non aveva tempo per un libro che avrebbe voluto scrivere subentravo io. Fu così che nacque Il quadrato magico (bestseller che, strano a dirsi, spopolò tra i massoni, non certo per il contenuto apologetico ma per le ricchezze simboliche numerologiche di cui sono ghiotti; fu anche motivo di una cordiale conversazione in treno tra me e Umberto Eco). Lo stesso per Gli occhi di Maria, sui prodigi mariani in Italia durante l'invasione napoleonica, fenomeno che aveva incuriosito perfino Renzo De Felice ma di cui i cattolici nulla sapevano. Ogni volta, però, erano scenate da parte sua per la mia, secondo lui, mancanza di precisione "piemontese", derivata, sempre secondo lui, dal mio "circiterismo" meridionale.Ero presente quando firmò il contratto per l'intervista a Giovanni Paolo II, bestseller internazionale come il precedente Rapporto sulla fede con Ratzinger (Messori non dimenticò mai di essere soprattutto un giornalista, da qui le sue geniali interviste). Ero presente quando, con giornalisti al seguito, viaggiammo per la Spagna sulle orme de Il miracolo di Calanda. C'era anche Travaglio, seduto accanto a me in aereo. Ma sarebbe troppo lungo elencare i fatti di trent'anni di amicizia e collaborazione.Naturalmente, litigammo più volte, dati i rispettivi caratteri, anche con reciproci insulti sanguinosi. Proprio per questo declinai i suoi inviti reiterati a trasferirmi vicino a lui. E feci la cosa giusta. A volte per continuare a volersi bene giova mantenere una ragionata distanza. Per esempio, quando fu la volta di Lourdes, cronaca di un mistero, di René Laurentin prefato da Messori, affinché lo traducessi "bene" dal francese mi regalò una copia del Petit Robert, celebre dizionario franco-italiano. E malgrado tutto (causa la prosa contorta del famoso mariologo) scivolai su una vieille (vecchia) che scambiai per veille (vigilia). Seguì scenata e mia esclusione da una puntata di Porta a Porta sul tema.Ma lui è stato il mio talent scout, l'unico che si fosse accorto delle mie potenzialità di apologeta in un mondo di mediocri, mondo che, senza di lui, prosegue nella sua insignificanza tra gelosie, divergenze d'opinione, clericalismi. Speriamo che il Signore trovi chi lo sostituisca.Nota di BastaBugie: Riccardo Cascioli nell'articolo seguente dal titolo "Messori non era un apologeta, la sciocchezza di Avvenire" racconta come Avvenire ha elogiato Messori però mettendolo in contrapposizione con l'apologetica, che invece lui rilanciò con forza.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 7 aprile 2026:Tanti in questi giorni stanno scrivendo sui giornali e sui social ricordi personali e testimonianze che dicono non solo della grande popolarità di Vittorio Messori - lo scrittore cattolico morto il Venerdì Santo - ma anche di quanto bene abbia seminato nella sua vita. E, per quanto possibile, in questi giorni anche noi apriamo queste pagine a quanti vogliono aggiungere un ricordo o una riflessione sulla vita e l'opera di Messori.Non sorprende che davanti a un personaggio di tale statura si leggano anche commenti stonati e critiche impietose, ma ciò che non ci aspettavamo di leggere è il commento apparso su Avvenire a firma di Francesco Ognibene. Per poter fare l'elogio di Messori, Ognibene nega che possa essere definito un "apologeta". Citando soprattutto la rubrica Vivaio, che il giornalista e scrittore tenne su Avvenire dal 1987 al 1992 (ma che poi traslocò, non a caso, sul mensile Il Timone di Gianpaolo Barra), Ognibene ricorre a un presunto «metodo-Messori» che sarebbe «oltre l'apologetica». Ci spiega infatti Ognibene che «parlare di apologetica nella società delle contrapposizioni insanabili oggi però suona come screditamento pregiudiziale dell'altro, mentre di Messori ricordiamo certo la fermezza nel sostenere le sue ragioni ma con lo stile di chi argomenta convinzioni proprie più che voler dimostrare i torti altrui». Dunque Messori non sarebbe un apologeta, ma «qualcosa di diverso e più ampio, ambizioso, positivo» perché «la ragione del cristiano in cerca della verità dentro il mondo non scende in guerra contro nessuno».Scopriamo dunque da Ognibene che l'apologetica, che ha accompagnato la storia della Chiesa fin dalle origini e che è stata accantonata solo in tempi recenti, è una cosa cattiva. Perché scredita l'altro in modo pregiudiziale, una sorta di guerra contro chi nega le verità della fede cattolica. Stupidi noi a pensare che l'apologetica fosse invece un'esigenza ineludibile della fede, sintetizzata nelle parole di San Pietro che invita i cristiani «a rendere ragione della speranza» che è in loro (1Pt 3,15).In realtà l'apologetica non è mai servita a scendere in guerra o a screditare qualcuno, ma è una testimonianza della ragionevolezza della fede, che risponde alle sfide della cultura in cui si è immersi, ed è quindi ovvio che si confronti con gli attacchi alla Chiesa, con gli errori e le eresie. In genere è proprio l'annuncio della Verità che genera reazioni violente da parte di chi serve la menzogna. L'idea che l'annuncio della fede cattolica - se ben fatto - sia accolto con serenità dal mondo e non provochi «contrapposizioni insanabili» è un'utopia, è fuori dalla realtà. Fosse davvero così Gesù non sarebbe stato messo a morte in croce. O forse anche lui era un po' intemperante e screditava pregiudizialmente i farisei e i dottori del tempio?Tornando a Messori, in tanti anni di frequentazione mai lo abbiamo sentito parlare di un suo metodo originale o della necessità di andare «oltre l'apologetica». Tutt'altro, insisteva sempre sulla necessità del ritorno all'apologetica classica, concentrandosi sui "tre cerchi": Dio, Cristo, la Chiesa. È stato anche tra i fondatori dell'Istituto di Apologetica - nato attorno all'esperienza de Il Timone (nato allora proprio come «mensile di apologetica popolare») - e negli ultimi anni si rammaricava casomai della sempre più scarsa popolarità dell'apologetica fra i cattolici, a cominciare dai pastori. Anche il libro-intervista con l'allora cardinale Joseph Ratzinger - Rapporto sulla fede (1985) - è una grande opera di apologetica e altrettanto il libro-intervista con Giovanni Paolo II, Varcare la soglia della speranza (1994).La verità è che Vittorio Messori ha fatto rinascere l'apologetica dopo decenni di censura ecclesiastica, che oggi vediamo ancora in attività ad Avvenire. | 9m 56s | ||||||
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| 4/7/26 | ![]() Una battaglia dopo l'altra, Hollywood gioca alla rivoluzione | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8501UNA BATTAGLIA DOPO L'ALTRA, HOLLYWOOD GIOCA ALLA RIVOLUZIONEdi Rino Cammilleri Quando i sinistri perdono le elezioni danno fiato alle trombe. Anche - e soprattutto - negli Usa. Poiché le fucilate da quelle parti si sono rivelate un boomerang, si torna ai vecchi sistemi, molto più efficaci. E veniamo a noi. Poiché sui social da qualche settimana è partito un tam-tam ("Il film dell'anno!") a proposito di Una battaglia dopo l'altra, mega produzione hollywoodiana tratta da un romanzo di Thomas Pinchon (che, visto il tema del film, dovrebbe essere una specie di Scurati americano) con cast faraonico (Leonardo Di Caprio, Sean Penn, Benicio Del Toro...), ho deciso di guardarlo. Dico subito che il "capolavoro" di Paul Thomas Anderson a me è parso un guazzabuglio senza capo né coda, ma io non sono un critico, né un cinefilo, né, soprattutto, di sinistra.Infatti, saranno i sinistri ad apprezzarlo più degli altri; il gregge, incuriosito dal battage, magari resterà perplesso ma intanto il biglietto lo avrà pagato. Da quel che mi è parso di capire, la trama comincia con un'America del futuro, un futuro così prossimo che sembra oggi. Un gruppo rivoluzionario marxista bene organizzato e provvisto di lauti fondi (infatti, i personaggi principali fanno i rivoluzionari di professione e possono contare su una vastissima rete di complicità). Il film si apre con costoro intenti a liberare a mano armata gli immigrati illegali trattenuti alla frontiera messicana in attesa di identificazione. Ogni riferimento alla politica di Trump è, naturalmente, puramente casuale. Nel prosieguo dell'attività rivoluzionaria, ecco un bell'attentato dinamitardo al domicilio di un deputato antiabortista. Ogni riferimento a Vance (e, perché no, a Kirk) è, anche qui, del tutto fortuito.Il resto è puro woke: il biondo Di Caprio se la fa con una collega di imprese sovversive, una donna di colore che gli sforna una bambina mulatta prima di andarsene all'avventura. Ma viene catturata dal cattivo del film, un colonnello bianco e razzista il quale, visto che c'è, non resiste alle grazie della pasionaria, per cui fino alla fine non si capisce se la bambina mulatta è sua o di Di Caprio. La pasionaria in questione però, prima di sparire dal film, accetta il programma protezione in cambio dei nomi di complici. Il cattivo (Penn) comincia così a procedere allo smantellamento della rete rivoluzionaria. La cosa è lunga ma intanto il cattivo si è messo in luce e viene cooptato in una cupola ultrasegreta di altissimi personaggi che sono suprematisti bianchi, una specie di Ku Klux Klan di massimo livello. E che probabilmente sono pure papisti, visto che in una scena pregano in coro San Nicola. Boh, sia come sia, costoro a un certo punto scoprono che il cattivo colonnello ha copulato con una afroamericana (chissà perché ai Blm questo termine sembra più rispettoso del vecchio "negro", così come gli indiani sono diventati "nativi americani": in ogni caso, ciò la dice lunga su chi comanda anche il linguaggio), e perciò lo fanno fuori senza tanti complimenti. Indi, mandano un sicario a eliminare anche il frutto del peccato (in senso suprematista, s'intende).Vi dico subito che va a finire bene, perché i "buoni" (secondo il romanziere e il regista) prevalgono e i cattivi restano scornati. Hasta la revolución siempre, le scene conclusive lasciano intendere che la lotta continua e prima o poi il Sol dell'Avvenire splenderà anche sull'America oscurantista che ancora osa votare a destra. Se, incuriositi da una stampa complice ("già primo in classifica!", "è costato x ma ha già incassato x elevato a n!", e via pompando), volete andare a vederlo lo stesso, almeno sappiate che è pura propaganda dem, allettante per l'uso di attori di grido (che prima di diventare miliardari fari di "cultura" friggevano patatine dall'odiato McDonald's, da quella stessa "cultura" eretto a simbolo del capitalismo, anche se ci mangiano i bambini e gli immigrati; come se Hollywood non lo fosse davvero...). | 4m 27s | ||||||
| 4/7/26 | ![]() La rivolta contro l'uomo bianco? E' un prodotto dell'uomo bianco | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8428LA RIVOLTA CONTRO L'UOMO BIANCO? E' UN PRODOTTO DELL'UOMO BIANCOdi Rino Cammilleri Mi chiedo se i BlackLivesMatter, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, insomma tutta questa roba qui, si rendono conto che le loro teorie provengono dall'odiato (da loro) uomo bianco, etero e di radice cristiana. E che la loro esistenza, le loro lagne, le loro manifestazioni stradaiole, la loro sostanziale impunità sono mere concessioni di un uomo bianco attualmente in guerra con se stesso, così come l'emancipazione degli schiavi neri si dovette a una guerra civile tra americani bianchi. Parte dei quali sulla schiavitù aveva semplicemente cambiato idea in corso d'opera.Qualcuno si prenderà la briga di informare i maranza, gli africani che in casa nostra delinquono e vengono perdonati, i mantenuti dalla carità interessata di comunisti e bergoglisti, che il vento può cambiare in qualsiasi momento? Che l'uomo bianco può mutare opinione al girar di propaganda e allora per essi sarà finito il bengodi? Lo capiscono che si stanno divertendo solo perché l'uomo bianco ha in corso un conflitto interno ideologico e che poi è la solita guerra per il potere, e che quando qualcuno la vincerà, chiunque sia, per essi cambierà il vento?Le sinistre li coccolano? Sì, ma quando le stesse perverranno al comando, la loro storia insegna che il loro pugno di ferro sarà spietato e senza sconti. E sempre la storia insegna che le sinistre al potere producono solo povertà, dunque non ci sarà trippa per tutti, dunque perfino i Lgbt dovranno mettersi a lavorare. E gli altri, via, a casa. A spese loro. Giratela come vi pare, ma è sempre l'uomo bianco a dirigere le danze. Si badi: non è questione di razza, bensì di religione. Mi spiego. Ai tempi di Mao osservatori cinesi furono mandati in giro in Europa per cercare di capire i motivi della superiorità anche tecnologica degli occidentali. Tornarono a Pechino con la risposta: la radice cristiana.Non c'è spazio, qui, per spiegare il perché, basta osservare l'immobilismo delle altre culture, buddista, islamica, induista. Per un solo esempio, la musica: c'è qualcosa di lontanamente paragonabile alla musica prodotta dall'Occidente? Se oggi alcuni Paesi di tradizione non cristiana sono emersi nello scenario, è solo perché hanno adottato il modello occidentale. Ed è di matrice occidentale pure il marxismo leninista cinese. Da quando gli islamici hanno scoperto l'"imperialismo" delle Crociate? Da quando lo hanno appreso nelle università europee. Chi ha fornito a Maometto II il super-cannone che ha consentito ai turchi di prendere Costantinopoli? Un ungherese rinnegato. E si potrebbe continuare.Il c.d. Rinascimento islamico, il nazionalismo arabo, il socialismo arabo, le c.d. primavere arabe, l'attuale fondamentalismo e perfino il terrorismo sistemico sono invenzioni dell'auto-deprecato uomo bianco, il cui "fardello" kiplinghiano muta al mutare delle sue idee. Quando ai GayPride succederanno le sfilate al passo dell'oca o dell'anatra (già ci sono i primi sintomi) i Blm, gli Lgbt, i wokes, i terzomondisti, i pro-Pal, e anche gli ecologisti o metteranno l'elmetto o andranno indovinate dove. Non credete che i sinistri se otterranno il potere totale faranno i destri? Non conoscete la potenza del "contrordine, compagni". | 3m 41s | ||||||
| 9/23/25 | ![]() Cosa dice la Chiesa sulle visioni di Maria Valtorta | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8295COSA DICE LA CHIESA SULLE VISIONI DI MARIA VALTORTA di Rino Cammilleri Il dicastero vaticano per la Dottrina della fede ha dichiarato che «"visioni", "rivelazioni" e "comunicazioni" contenute negli scritti di Maria Valtorta, o comunque a essi attribuite, non possono essere ritenute di origine soprannaturale». Ergo, la Valtorta non è una veggente. Roma locuta, causa finita. Forse. Perché ai ripensamenti, magari secolari, di Roma ormai siamo abituati. Ero ancora uno studente universitario fresco di conversione religiosa quando qualcuno dei miei nuovi amici mi mise in mano non un libro, bensì quindici. I primi tre erano la trilogia de Il signore degli anelli (più un quarto, Lo hobbit), gli altri erano i volumi de Il poema dell'Uomo-Dio di Maria Valtorta. Il titolo, dopo alcuni anni, fu mutato in L'Evangelo come mi è stato rivelato, che, messo così, prendeva netta posizione su quella che per i fan era una rivelazione privata tout court. Con la lena del neofita li lessi tutti, e devo dire che non faticai affatto: erano libri che trascinavano e, ricordo, talvolta restavo sveglio tutta la notte per vedere come andava a finire. La Valtorta non era la prima a scrivere una dettagliata biografia di Gesù.ANNI VISSUTI A LETTOPrima di lei c'erano state María di Ágreda (XVII secolo) e Katharina Emmerick (XIX secolo, e si dice che qualcosa del genere sia in preparazione a Medjugorje). Quel che la Emmerick, analfabeta, dettò allo scrittore Clemens Brentano permise ad alcuni archeologi di scoprire la casa della Madonna a Efeso, Meryem Evi, oggi in Turchia: era esattamente dove e come la veggente, inferma a letto, l'aveva descritta. Anche la Valtorta era irrimediabilmente a letto, anche se, a differenza della Emmerick, era quasi arrivata al diploma prima che un comunista («Colpirne uno per educarne cento») non le spezzasse la schiena a tradimento con una sbarra di ferro nel 1920 a Firenze. Suo padre era un ufficiale di cavalleria di stanza a Caserta, dove lei nacque nel 1897, sua madre insegnava francese. Dopo quella botta, il trasferimento finale a Viareggio, dove dal 1934 fino alla morte (1961) non poté più lasciare il letto. Dal 1943 al 1947 scrisse a mano ciò che, asseriva, Gesù le dettava: 15.000 pagine, 122 quaderni. Oggi riposa nella basilica fiorentina della Santissima Annunziata, retta dai Serviti. L'opera, ormai diffusa in una ventina di lingue, ebbe da subito problemi con l'allora Sant'Uffizio, quantunque Pio XII sembra non le fosse contrario. Io, che ho letto tutti i volumi, devo dire che qualche particolare narrato mi lasciò perplesso.Lo stile mi parve subito quello di una donna, mi si passi l'espressione, innamorata. Innamorata di Cristo, cosa che va benissimo, ci mancherebbe. Ma in lei diventava una descrizione minuziosa, anche troppo attenta ai dettagli. Un maschietto come me, per esempio, non è molto interessato al fatto che le orecchie della Madonna in fasce sembravano boccioli di rosa, né che sui piedi di Gesù trasparivano delicate vene bluastre. Dettagli da innamorata coinvolta, appunto. La quale, però, "vedeva" anche altro, ed è questo "altro" che rende la sua opera intrigante. L'"altro" è lo sfondo, i paesaggi, le abitudini e gli usi, i nomi delle località e le loro ubicazioni, i dati climatici, la flora, le strade, i fiumi, i cibi, le costruzioni. Come in un film. Certo, si potrebbe pensare che la Valtorta abbia fatto come Salgari, che l'ambientazione dei suoi romanzi la trovava alla pubblica biblioteca, non avendo mai viaggiato. Solo che la Valtorta non aveva niente del genere a disposizione. Di più: certe cose da lei descritte sono state portate alla luce dagli archeologi molti anni dopo la sua morte. Dieci volumi di dati storici, topografici, cronologici, architettonici. E tutti esatti, si badi. Da notare che nemmeno un turista erudito potrebbe accumularli, per il semplice fatto che si tratta di sapere non come stanno adesso le cose ma come stavano duemila anni fa. Per esempio, non ci sono coccodrilli in Terra Santa, è noto. Ma c'erano ai tempi di Gesù, forse portati dall'Egitto, e ciò è oggi assodato. Ma come faceva la Valtorta a saperlo? L'esistenza di una città di nome Krokodeilos è stata appurata solo nel 1999.L'ARCHEOLOGIA CONFERMAUno studioso francese, Jean-François Lavère, si è preso la briga di spulciare rigo per rigo l'opera della Valtorta, incuriosito dal fatto che, in essa, delle tre piramidi di Giza ne compaia una sola. Come, così precisa in migliaia di dettagli e poi una topica tanto madornale? Ora, la Fuga in Egitto terminò a Matarea, quartiere dell'antica Heliopolis, oggi El Matariya. C'era una folta comunità ebraica, ed è logico che la Sacra Famiglia vi cercasse alloggio e lavoro. L'"Albero di Maria" e "La Fontana di Maria" là sono ancora oggi venerati dai copti. Ebbene, la località è a solo 20 km dalle tre famose piramidi, ma la Valtorta ne "vedeva" una sola per il semplice fatto che da Matarea si vede solo la più grande, che nasconde le altre due. Ancora: Caecilius Maximus. Chi era costui? La Valtorta lo nomina appena. È uno dei due soldati romani di cui riferisce un breve colloquio. E riporta la data: inizi dell'anno 29. Ebbene, in una scritta su coccio ritrovata a Pompei nel 1959 compare tal Caecilius Maximus e lo dice presente nella vicina Puteolis (Pozzuoli) in data luglio dell'anno romano che corrisponde al 29 della nostra era. Pozzuoli era il primo porto d'approdo per chi veniva dalla Palestina e si dirigeva a Roma. Certo, che ci fossero due soldati romani con lo stesso nome è probabile. Un po' meno che fossero entrambi in quei luoghi nello stesso anno. Chi inventasse sparerebbe un, che so, Massimo Decimo Meridio, come nel film Il gladiatore. Che, pur avendo a disposizione fior di studiosi, sbaglia, perché un romano antico vero si sarebbe chiamato, semmai, Meridio Decimo Massimo.Per quanto riguarda i luoghi, la Valtorta li descrive, dicevamo, in maniera filmica. Come fa, per esempio, quando dettaglia le due cime con in mezzo una specie di sella, in occasione del Discorso della montagna. Oggi sappiamo trattarsi dei Corni di Hattin, dove Saladino, alla conquista di Gerusalemme, sbaragliò l'esercito crociato (come narrato in un altro - discutibile - film dello stesso regista de Il gladiatore, Le crociate). E come faceva la Valtorta a sapere dell'esistenza di Alessandroscene, città di cui ai suoi tempi non restava che qualche pietra nota solo agli archeologi? E della foresta pietrificata in Egitto, luogo divenuto turisticamente interessante solo nel 1989? E poi: Jotapata, scoperta solo nel 1992; Magdalgad e Lesendam, menzionate una sola volta nell'Antico Testamento e ritrovate solo nel 1966 da archeologi israeliani; la fortezza di Doco, Docus per i romani, della quale nessuno sapeva niente perché scomparsa, ma che la Valtorta menziona più volte; la colonia greca di Posideion, già in rovina ai tempi di Gesù e la cui ubicazione ancora oggi è nota a pochi studiosi. E si potrebbe continuare a lungo. Insomma, se quella valtortiana è solo invenzione, allora è un (misterioso) romanzo di fantascienza sui viaggi nel tempo. | 8m 53s | ||||||
| 8/19/25 | ![]() Noi che siamo stati adolescenti prima del '68 (e prima degli Incel) | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8267NOI CHE SIAMO STATI ADOLESCENTI PRIMA DEL '68 (E PRIMA DEGLI INCEL) di Rino Cammilleri Il serial di Netflix Adolescence (miniserie televisiva inglese di Jack Thorne e Stephen Graham, regia di Philip Barantini) che tanto sta facendo discutere parte da un ragazzo che uccide una coetanea. L'assassino - quantunque le giornaliste italiane diano ormai del "ragazzo" anche ai trentacinquenni - ha sui 13 anni, non viene da una famiglia disagiata, ha ricevuto in casa una educazione normale e non gli manca niente. E' solo introverso, e pare sia per questo che a scuola lo bullizzano.Gli danno dell'incel: nel linguaggio internettiano "involontariamente celibe", perché con le ragazze non ci sa fare e, probabilmente, non ci vuole fare, e non perché sia gay, ma solo perché per il momento non gli interessano più di tanto. Bene, una di queste ragazzotte esagera nello sfotterlo e finisce a coltellate. La trama, in succo, è tutta qui, e insiste soprattutto sul dopo, con i padri che si chiedono dove hanno sbagliato e se potevano fare di più o di meglio, eccetera eccetera. Insomma, solite cose.Tuttavia, ciò ha risvegliato un ricordo personale su cui val la pena riflettere perché i fatti spiegano più che la sociologia. Conclusi il liceo giusto nel Sessantotto, un attimo prima che partisse la rivoluzione non solo sessuale. Classe rigorosamente maschile fin dal primo anno. Coi compagni finì col crearsi un sodalizio che dura tutt'ora che i più sono nonni. In classe i galletti erano solo un paio, gli altri, tutti gli altri, alle ragazze non pensavano affatto. E nessuno si sognava di prenderli in giro per questo o bullizzarli.Eravamo noi galletti l'eccezione, non loro, e ne eravamo, anzi, contenti. Nel clima di allora nessuno veniva considerato minus habens solo perché non aveva la girlfriend. Il pansessualismo venne dopo, e, come c'era da aspettarselo, creò una torma di frustrati. Gli incel, appunto, con termine attuale. Un vecchio navigato e preconciliare avrebbe spiegato che, per natura, le femmine sono attratte dal maschio dominante, o "alfa", così che quest'ultimo ha tutte quelle che vuole, mentre agli altri resta poco o niente. Quei miei compagni incel la fidanzata la trovarono dopo, all'università. Meglio, la ragazza trovò loro. Magari - anzi, sicuramente - non era tra le più ambite, ma era giudiziosamente attenta allo scorrere del suo orologio biologico e perciò aveva preso lei l'iniziativa. Si sono sposati con quell'unica donna della loro vita e, lo so per certo, hanno avuto dei matrimoni felici. Tutti. I galletti, invece, no. Per quanto riguarda il bullismo, poi, diciamolo: è cosa vecchia come il mondo.Fin dall'asilo, dove era normale che il branco opprimesse il più debole e timido (poi dicono che il Peccato Originale non esiste...). Ne ho fatto esperienza anch'io, quantunque non fossi né debole né timido. Ma, come dice il Mago Merlino nel film Excalibur (1984) di John Boorman, «c'è sempre qualcuno più furbo di te». O che si crede tale. Sotto la naja il bullismo cambiò nome: nonnismo. E, anche dopo, si continuò nel dover combattere i prepotenti, o i cattivi per vocazione, o addirittura i delinquenti nati. O i furbi di Merlino, con i loro sgambetti, le loro coltellate alla schiena, i loro tradimenti. Si chiama vita. E le generazioni fino alle presenti sono state formate anche dal bullismo (altrui). Ma quelle attuali sono figlie di padri sessantottini o post-, figlie del "vietato vietare", dei "diritti", del "è colpa della società" (cioè di nessuno). Paradise now! era il titolo di un celebre musical sessantottardo; in soldoni: voglio tutto, subito e gratis. Il che è la ricetta migliore per soccombere con qualcuno più furbo di te. E, come diceva Merlino, ce n'è sempre uno. | 3m 12s | ||||||
| 8/19/25 | ![]() Un filo rosso sangue fra il terrore giacobino e quello islamico | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8268UN FILO ROSSO SANGUE FRA IL TERRORE GIACOBINO E QUELLO ISLAMICO di Rino Cammilleri Il terrorismo? Lo abbiamo inventato - anche questo - noi, occidentali cristiani. O meglio, lo inventarono i giacobini di Robespierre, che però ghigliottinarono il cristianesimo quantunque allo stesso Incorruttibile gli studi di avvocaticchio li avesse pagati il vescovo di Arras. La Rivoluzione Francese, madre di tutti gli -ismi che seguirono e ancora ci assillano, ideò pure il terrore come metodo di dominio. Oggi lo è anche di lotta, ed è satanicamente geniale.Il terrorista, infatti, ha un enorme vantaggio sul nemico: può colpire a caso e a tradimento, gente ignara e inerme. Non così chi cerca di contrastarlo, perché può prendersela solo con lui e rispettare le regole. Lotta impari, perciò ecco le transenne, i blocchi di cemento, la moltiplicazione delle guardie, l'ispezione perfino dei cestini della spazzatura. Il che costringe lo Stato a spese pazzesche e lo fa vivere nella paura. Paura di un assassino fantasma che non si sa dove, quando, come e perché colpirà. E chiunque, pure i bambini, può essere un bersaglio. Così, il Terrore è già instaurato, basta colpire una tantum, anche a grande distanza di tempo, in modo da costringere a tenere la guardia sempre alta. Naturalmente, il commercio scema, cosa che danneggia l'economia già aggravata dall'eccesso di spesa per la sorveglianza.Nel caso del terrorismo islamico - ultima variante - il vantaggio del terrorista è moltiplicato. L'Occidente non ha più la pena di morte né la tortura, non può - come facevano gli inglesi con i ribelli Cipoys musulmani dell'India coloniale - avvolgere il cadavere di un giustiziato in una pelle di maiale a monito per gli altri. L'Occidente gli deve fornire anche l'avvocato gratuito e trattarlo coi guanti, sennò si ritrova contro una massa di buoncuoristi anche atei ma tali perché ideologizzati o semplicemente plagiati dalla libertà di espressione, cosa che, anche questa, gioca a favore del terrorista islamico. Il clero cristiano, di qualunque denominazione, fa il resto.In Occidente nessuno deve toccare Caino. Infatti, le nostre sono idee cristiane impazzite, che anche il Papa ha rinunciato a correggere. Cioè, eresie secolarizzate (Dio vietò di toccare Caino, sì, ma solo perché se ne riservava la punizione). L'islam radicale ha avuto un diverso fondatore, perciò il terrorista può permettersi di nascondersi anche negli ospedali o negli asili infantili: chi deve stanarlo è dunque in grave difficoltà. Anche perché le ricchissime monarchie petrolifere, pur islamiche, non sentono alcun obbligo di fraternità verso i correligionari vittime collaterali. "Noi amiamo la morte, voi la vita", ammoniva Bin Laden, convinto da imam, ayatollah e clero vario che il Paradiso aspetta chi ammazza più infedeli e chi, pur civile, viene sacrificato alla Causa. Abbiamo visto tutti il filmato della liberazione dei primi ostaggi israeliani: donne velate di nero cospargevano di petali di rose gli eroici combattenti di Hamas (uno insegnava a un bimbetto come impugnare un mitra) che avevano, sempre eroicamente, catturato quattro ragazzotte la più alta delle quali arrivava loro all'ascella.Certo, uno che ama la morte in nome di Allah ne merita il Paradiso. Ma se poi scoprisse che c'è un solo Dio, sì, però è quello cattolico? Sarebbe un bel dilemma per teologi, perché il Dio cattolico, si sa, tiene conto della buona fede. Ma, checché se ne dica, è sia Misericordia che Giustizia, sennò sarebbe Babbo Natale. Come risolverà il dilemma, comunque, è affar Suo. Se no, che Dio è? | 4m 28s | ||||||
| 8/19/25 | ![]() No ai cellulari in classe, un divieto salutare | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8264NO AI CELLULARI IN CLASSE, UN DIVIETO SALUTARE di Rino Cammilleri Leggo un articolo su La Stampa del 24 giugno scorso: riguarda il divieto dei cellulari in classe e il titolo avverte che, per i presidi, «proibire è un fallimento educativo». Data la fonte, tuttavia, sorge il sospetto che se il provvedimento fosse stato emanato da un governo di sinistra sarebbero fioccati gli applausi. Ma vediamolo, il fallimento educativo.Tutto il Codice penale esiste proprio per tamponare i fallimenti educativi, sia della famiglia che della scuola. Non solo. Perché un divieto, una proibizione, un altolà non sarebbero educativi? Rivediamo il dizionario: "educazione" è addestramento all'autodisciplina, "istruzione" è immissione di nozioni nella memoria. La scuola si occupa solo della seconda. Della prima dovrebbero occuparsi la famiglia, l'oratorio, il catechismo.C'è da dire che a ogni piè sospinto è invalso il vezzo di addossare alla scuola tutti i problemi sociali. Si grida (sempre dalla solita parte) all'introduzione di: educazione sessuale, educazione alla legalità, educazione all'affettività, educazione all'antimafia e all'antirazzismo, educazione alla diversità, educazione stradale e via sproloquiando. Che, se queste materie dovessero effettivamente venire introdotte nei programmi scolastici, non resterebbe tempo per altro, e la scuola si tramuterebbe in una madrassa woke di massa. E le università dovrebbero chiudere per mancanza di studenti in grado di sopportarle. Così, senza laureati, il Paese andrebbe a ramengo.Il fatto è che l'agonia della scuola di Stato comincia col Sessantotto, inteso come rivoluzione, riuscita, in interiore homine. Ora, ogni regime ideologico, per garantirsi l'eternità, cerca di mettere le mani sulla scuola. Non a caso, la scuola statale obbligatoria e uguale per tutti è invenzione giacobina. Quella "liberale" savoiarda, altrettanto giacobina, ha il suo manuale in Cuore di De Amicis. Poi scuola littoria, Hitler-Jugend (Gioventù hitleriana), Komsomol sovietico... è vero, il Sessantotto non instaurò un regime in senso politico (perché non riuscì), ma in Italia la scuola "gentiliana" era in mani democristiane, perciò bisognava sabotarla in tutti i modi.Ed eccoci a oggi. I presidi. Con qualche eccezione (qualche) si tratta di ex insegnanti che, di fronte ad aule i cui frequentatori hanno tutti i diritti e nessun dovere, hanno gettato la spugna. Solo che nella nuova poltrona erano attesi da bande di insegnanti sindacalizzati il cui unico scopo lavorativo era rendere la vita difficile all'autorità, oltre alla pletora di scartoffie che ogni nuovo ministro della pubblica istruzione si era incaricato di aumentare per distinguersi dal predecessore. Non mi dilungo in aneddoti personali della mia, grazie al Cielo breve, esperienza come insegnante di liceo. I curiosi potranno utilmente leggere il libro che li contiene, L'ombra sinistra della scuola (Piemme, riedito da Chorabooks). Basti pensare che, una volta, il ministro di allora (Dc) mi obbligò a stilare statistiche su voti, presenze e altro: ore e ore per raccapezzarcisi, astrusi e complicati moduli da riempire, la calcolatrice nell'altra mano. A che pro? Boh, nessuno lo seppe mai. Ma tant'è.Ora, le dernier cri eccolo: il cellulare. Vietarlo? Sarebbe il minimo, visto che anche in altre istituzioni pubbliche bisogna lasciarlo all'ingresso senza che nessuno faccia una piega. Ma, visto che ci siamo, perché non vietare anche di pomiciare nei corridoi scolastici durante la ricreazione? Seeh, vallo a dire a quelli che insistono per introdurre l'erogatore di preservativi. Come ho già scritto, la scuola di Stato va abolita tout court: questo è l'unico divieto che veramente conta. Ma vallo a dire anche a questo governo, pur esso portatore ed erede di ideologie stataliste. | 4m 21s | ||||||
| 8/19/25 | ![]() Dolce morte, amarissimo inferno | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8265DOLCE MORTE, AMARISSIMO INFERNO di Rino Cammilleri Diciamo subito che l'argomento della "dignità" umana, laico, è lo stesso che usano i radicali, per i quali, semmai, è "dignitoso" morire. Con gli argomenti filosofici, cioè non religiosi, si finisce come con il divorzio e l'aborto. Dire, infatti, che l'aborto è un omicidio è vero e lampante, tant'è che non ci sarebbe neanche bisogno di dirlo. Ma la risposta è: chissenefrega. La concezione edonistica, inoculata a dosi massicce nell'Occidente dal Sessantotto, è ormai entrata nelle teste e solo pochi - ma perciò ininfluenti - ne guariscono. Allora, dice l'esperienza che quando le buone non funzionano si prova con le brusche. Ma l'Occidente è nato cristiano, mica islamico, perciò con esso l'equazione peccato = reato non ha senso. Le "brusche" sono dunque argomenti pur essi, ma religiosi.Andiamo con gli esempi. Eva Lavallière era la più famosa sciantosa di Parigi nella Belle Epoque: bellissima, corteggiatissima, teste coronate impazzivano per lei, i suoi rifiuti provocavano suicidi. Era una delle donne più desiderate del mondo, e i teatri la coprivano di soldi purché vi si esibisse. Giovane, ricca e ammirata, un giorno era a passeggio in Costa Azzurra con i suoi cagnetti quando un vecchio prete la fermò e a bruciapelo le chiese se pensasse mai all'Inferno. Lei trasecolò e scappò via. Ma il tarlo le rimase in testa. Già: pochi anni di gloria le restavano, poi le rughe. E infine il sipario. Sappiamo che, dopo aver dato tutto in beneficenza, andò a chiudersi in un monastero e là morì.Detto questo, è ovvio che quelli che desiderano la "dolce morte" - e quanti non vedono l'ora di dargliela - ritengono che la presente sia l'unica vita, e poi c'è il nulla implicante assenza di dolore. Come fa dire Eco ad Adso nel finale de Il nome della rosa. Oppure, se blandamente credenti, ritengono che nell'Aldilà ci sia solo la Misericordia, indotti a ciò da certa pastorale piaciona. Ma i preconciliari sanno che non è così. Per esempio, la Madonna a Fatima non esitò a mostrare ai tre pastorelli l'Inferno. L'Inferno! A dei bimbetti analfabeti, ingenui e innocenti! Che mancanza di sensibilità e di tatto! La Vergine, evidentemente, era ignara del metodo Montessori, e del fatto che, più avanti, non si sarebbero ammessi i preti negli ospedali per non "impressionare" i moribondi.Ma il sottoscritto, esperto di agiografie, può assicurare che proprio una visione dell'Inferno ha prodotto fior di santi, tra cui Teresa d'Avila, Dottore della Chiesa. Fin dal Vangelo ci viene detto che la vita sulla terra è Valle di Lacrime, sì, ma è cosa breve: Gesù stesso la paragona alle doglie del parto cui segue la gioia. Eterna. Sono tanti, e sempre ci sono stati, quelli la cui "qualità della vita" è pessima. Ma vanno avvertiti che dura poco. E agli astanti va ricordata la responsabilità di alleviare quelle sofferenze. Che non consiste nell'ingannare il sofferente. Il quale, anzi, va avvisato che ci può essere qualcosa di peggio post mortem.L'ateo o l'illuso diranno che loro all'Inferno non credono. Liberissimi. Ma se bastasse non credere a quel che non ci piace perché diventi inesistente, ben poco resterebbe in piedi. Il sofista mi convince che il muro verso cui corro non esiste. E quando mi sono spaccato la faccia il sofista mi spiega che sono io a non aver capito. Pascal, filosofo sopraffino, diceva che se Dio non esiste non ho perso niente, ma se esiste ho perso tutto. Certo, la Misericordia terrà sicuramente conto delle attenuanti generiche e specifiche. Ma non chiedetegli di rimangiarsi la parola sul resto. | 3m 58s | ||||||
| 8/19/25 | ![]() Noi che la maturità era una cosa seria | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8266NOI CHE LA MATURITA' ERA UNA COSA SERIA di Rino Cammilleri È tutto un incrociarsi di "in bocca al lupo!", "crepi!", consigli per ridurre l'ansia da prestazione, consigli per combattere lo stress, consigli dello psicologo, tracce pregresse, statistiche, notti-prima-degli-esami. Per una cosa che si ostinano a chiamare "esame di maturità" mentre, al contempo, continuano a trattare i diciottenni -adulti secondo la legge- da bamboccioni.E per cosa? Che cosa si è "esaminato" se alla fine sono tutti promossi, al Sud pure cum laude, tanto che, se uno viene incautamente bocciato, giustamente si sente soprattutto offeso e i genitori più di lui, tanto che subito adiscono il Tar (che dà loro ragione)? Tutti promossi, così da farci chiedere se gli esaminati pre-Sessantotto fossero in maggioranza cretini. Mi si consenta un ricordo personale, perché i fatti rendono meglio l'idea.Ebbi la sventura di incappare nel primissimo esame di Maturità (prima si chiamava "di Stato" e il candidato veniva interrogato su tutte le materie di tutto il liceo). Ero, immodestamente, il primo dell'Istituto, e forse dell'intera città. Eppure, evitai la bocciatura solo perché il preside interruppe le vacanze per venire a fare una scenata agli esaminatori. Nella prova scritta di italiano mi diedero 5 (cinque!). A me, che non a caso avrei fatto nella vita lo scrittore e il giornalista culturale. Sì, perché i miei esaminatori usavano la vecchia testa, anche se la struttura dell'esame era nuova (cioè, non ci capivano niente).Erano, cioè, quei professori di liceo che, illo tempore, rappresentavano l'élite culturale in città prive di ateneo. E che spesso facevano il salto di qualità andando a insegnare all'università. Erano di quelli che ci si alzava in piedi quando entravano in classe. Di quelli che punivano. E a casa prendevi il resto. Se coniugati con collega, con gli stipendi potevano comprarsi l'appartamento di città e la villetta al mare. Poi, il Sessantotto ha fatto naufragare tutto, tanto che, oggi, l'insegnante è l'ultima categoria dei laureati, uno che insegna perché non ha trovato di meglio, uno che te lo ritrovi con la faccia dipinta e il tamburo e il megafono alle manifestazioni di strada. Ho fatto quel mestiere per qualche anno, per sopravvivere, ma sono scappato alla prima occasione: meglio la fame.Da quel fatidico anno, non c'è stato ministro dell'istruzione che non abbia voluto firmare una "riforma", contribuendo con ciò allo sfascio: pezze su una bagnarola che faceva acqua da tutte le parti, e che più ce ne mettevi e peggio era. Fino al disastrato presente. In Cina e in Giappone sostenere esami scolastici vuol dire rischiare l'infarto, ma il risultato sono due nazioni di primissimo livello. In Italia il sistema educativo produce solo piattezza acritica woke, e al più ne escono furbastri da politica.E ciò perché siamo rimasti i soli al mondo a tenere in piedi un baraccone napoleonico fuori tempo: tutti gli insegnanti sono laureati e vanno pagati da tali, ma sono troppi, perciò li si sottopaga; in ogni caso, un aggravio spaventoso per lo Stato. In cambio di niente. La soluzione è fare come fecero gli ingegneri di Bonn quando Kohl riunificò la Germania: al di là del muro, o rappezzare o radere al suolo. Costava meno la seconda opzione e si ripartì da zero. Così è per la scuola italiana: va abolita. Va abolita l'idea stessa, giacobina, che ci debba essere una scuola di Stato.Le scuole siano tutte private, chi vuole intraprenda e la concorrenza faccia il resto. Lo Stato intervenga solo per supervedere le linee generali e per sussidiare. Così, io stesso potrei andare a contrattare il mio compenso col preside: ecco il mio curriculum, quanto mi dai se vengo a insegnare qui? Resta inteso che, se le iscrizioni non aumentano, puoi licenziarmi su due piedi. Nel Medioevo gli studenti affrontavano lunghi viaggi per poter apprendere dai migliori maestri. Infatti hanno prodotto le cattedrali. Oggi, rapper, influencer e gaypride. | 4m 39s | ||||||
| 6/10/25 | ![]() Tra woke e antifa, la propaganda sinistra | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8188TRA WOKE E ANTIFA, LA PROPAGANDA SINISTRA di Rino Cammilleri L'ossessione antifascista dei comunisti, siano piddini, dem, woke, o tutte le sigle dietro cui si annidano, è meno psichiatrica di quel che sembra. Non so se lo facciano ancora, ma anche i radicali si chiamavano tra loro "compagni", e ho l'età per ricordare quando, in pieni Anni di Piombo, chiedevano il disarmo della polizia. Dunque, non erano affatto "liberali" quantunque apparissero occuparsi solo di Cicciolina e canne. E non so come si appellano inter eos i "verdi" e tutti gli "eco" in qualsiasi branca impegnati nella lotta a senso unico.Solo da noi, oltre ai più di sessanta istituti per lo studio della Resistenza, appena emerge un governo di centrodestra, ecco spuntare una tri o quadrilogia su Mussolini, subito strapremiata, e immediatamente trasposta in serial televisivo. L'aveva già capito Orwell, che non a caso aveva messo come esergo nel suo capolavoro 1984: «Chi controlla il passato controlla il presente». E chi controlla il presente, ovviamente, controlla il futuro. L'umanità procede per generazioni, è noto. E se nel corso di una di esse hai perso la battaglia, ce ne sono altre. A patto che alle successive venga ricordato incessantemente che i tuoi nemici erano i cattivi. E che, per quanti difetti tu abbia, quelli che ti hanno avversato erano molto peggiori di te, anzi, "il male assoluto". Dunque, sappiano i giovani che è meglio farsi comandare dalla tua fazione, perché quel passato in cui comandavano altri era un inferno.Quando il Duce inaugurò Cinecittà proclamò che «la cinematografia è l'arma più forte». Tanto era vero che il primo a capirne l'importanza fu un prete non a caso beato, don Giacomo Alberione, fondatore dei Paolini. Il primo film a colori italiano fu suo: Mater, sulla Madonna, alla cui sceneggiatura collaborò personalmente. E i democristiani giudiziosamente si accodarono, sfornando capolavori del neorealismo come Cielo sulla palude (sulla vita di santa Maria Goretti). Il primo festival cinematografico del mondo, quello di Venezia, nacque nel Ventennio. Ma poi sia Cinecittà che Venezia cambiarono di mano, perché Togliatti, a differenza dei dc, aveva la vista lunga. Controllare il passato. Fondamentale.Se può consolarci - ma, ahimè, non lo fa - anche all'estero è la stessa cosa. La predilezione giacobina per la propaganda risale a Marat e a tutti quei libellisti che provocarono la Rivoluzione francese. Ci si faccia caso: l'unica attività di Mazzini, Marx, Lenin e compagnia sinistra era il giornalismo di propaganda politica. E anche Mussolini veniva da quella scuola. Negli USA, Hollywood è totalmente dem. Infatti, ogni film d'argomento politico che sforna, immediatamente strapremiato, è contro i rep (un esempio per tutti, Tutti gli uomini del presidente, sul Watergate, entrato, a furia di propaganda, perfino nei modi di dire). Il Sudamerica non è da meno: i film sulle precedenti dittature locali, sui desaparecidos, sul Cile pinochetiano si sprecano. La glorificazione cinematografica del Che, poi, affratella Nord e Sud. I bestseller della figlia di Allende, infine, chiudono il cerchio.Gli americani del Nord si sono momentaneamente stufati e hanno votato Trump. Il woke (marxismo radical in salsa Harvard) non a caso ha buttato loro giù le statue di Colombo e del generale sudista Lee, perché, ripetiamo, chi controlla il passato controlla tutto. Tabula rasa e demonizzazione continua. Per i mutaforma marxisti è imperativo, pena la sopravvivenza. Quando Trump cadrà o andrà in pensione, vedrete, usciranno uno dopo l'altro i film che spiegheranno alle nuove generazioni quanto fossero pessimi quell'uomo e la sua era. Ne sa qualcosa il povero senatore McCarthy, la cui sola colpa era di essere anticomunista. La propaganda continua, ossessiva, ha fatto passare il "maccartismo" nel vocabolario come "caccia alle streghe", sottintendendo che le "streghe" non esistevano. Invece esistevano eccome. Ma quelli nati dopo non lo sapranno mai. La propaganda è tutto, e se chi di dovere non prende in mano questa pratica una buona volta, non controlla neanche il presente. | 4m 45s | ||||||
| 5/27/25 | ![]() Su Gaza i telegiornali diffondono la versione di Hamas | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8171SU GAZA I TELEGIORNALI DIFFONDONO LA VERSIONE DI HAMAS di Rino Cammilleri Nella Seconda guerra mondiale gli Alleati avvisavano quando e dove intendevano bombardare onde dare tempo ai civili di mettersi in salvo? Naturalmente no, sennò che guerra era? Bene, eppure è quel che fa Israele con Gaza, e solo quando individua un obiettivo militare annidato tra case, scuole e ospedali. Epperò la popolazione, pur avvisata, non evacua. Perché? Forse qualcuno glielo impedisce? Lo stesso qualcuno che proprio là ha piazzato la sua postazione armata?In questo caso il suo scopo è creare dei "martiri" da poi filmare e mostrare alle tivù occidentali perché facciano pressione sulle loro opinioni pubbliche, le quali pressino i loro governi e questi ultimi pressino Israele a mollare la presa. Voi mi direte che questo si sapeva, che il livello di fanatismo (sulla pelle altrui) dei fondamentalisti musulmani è noto. È vero, ma questo dovrebbero, dunque, saperlo anche i direttori dei tiggì, i quali invece continuano a mostrarci e raccontarci la versione di Hamas. Ieri, per esempio, si sono visti bambini ammazzati e mamme piangenti. Tanto per cambiare. La voce fuori campo ha precisato "Secondo fonti ospedaliere", quando tutti sanno chi è che controlla gli ospedali gaziwi. Il dato che l'esercito israeliano avesse preventivamente avvisato del suo attacco, viene detto, sì, ma quasi di straforo, in finale di servizio, dopo aver pompato l'audience fino all'ultima goccia di strazio.Allora, mi chiedo: da un punto di vista strettamente morale, qual è la differenza tra chi spara filmati strappalacrime per un fine politico e chi li divulga per un fine di share? Se nelle città occidentali ci si scontra con la polizia e si sfascia tutto per protestare contro il "genocidio" e l'"oppressione" dei palestinesi, è colpa di Hamas? Hamas non può scatenare le piazze europee e americane, altri finanziatori lo fanno. Né è in grado di controllare i tiggì occidentali.Dunque, delle due l'una: o questi ultimi ci marciano, come si suol dire, per motivi ignoti, o sono semplicemente imbecilli. Personalmente propendo per la seconda risposta, anche perché fa il paio con quelli che ai festival del cinema anziché parlare di film sparano su Trump e Meloni. Continuando a sperperare i soldi dei contribuenti per fare propaganda politica alla fazione che ha permesso loro di fare i guitti anziché lavorare. E passi per i nostri TeleKiev, giacché il governo italiano è ufficialmente schierato. Ma i TeleHamas ce li potevamo risparmiare. Anche se il nostro ministro degli esteri continua col mantra pluridecennale "due popoli, due stati" che nessuno in tutto il Medio Oriente vuole. Avviso ai commentatori: spiacente, purtroppo non mi paga nemmeno Netanyahu. | 3m 23s | ||||||
| 5/20/25 | ![]() Con Leone XIV la Chiesa volta pagina | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8170CON LEONE XIV LA CHIESA VOLTA PAGINASono tanti i sassolini (o i macigni?) che stanno uscendo da parecchie scarpe con l'arrivo del nuovo Papa (e intanto i giornali laicisti affilano le armi contro di lui)di Rino Cammilleri Sepolto Bergoglio ed eletto il nuovo Papa, ecco che, poco alla volta, i sassolini cominciano a uscire dalle scarpe. Da subito (segno che non se ne poteva più), il cardinal decano ha risolto il pasticcio di Santa Marta, che l'ex Papa aveva elevato a residenza pontificia per un puro capriccio personale. E mettendo nei problemi quelli che ci stavano, e che adesso dovranno tornarci spendendo in risistemazioni. Gli storici appartamenti papali erano stati allestiti nei secoli con uno scopo preciso e, dunque, erano, per definizione, molto più adatti all'uopo. Il decano l'ha messa sul romantico, ricordando che i fedeli, vedendo la luce accesa nella finestra del papa, erano confortati dal fatto che il padre comune lavorava e vegliava per loro.Bergoglio, a suo tempo richiesto sulla rivoluzionaria scelta del residence, aveva spiegato che non gli piaceva star solo. Come se negli antichi locali non avesse potuto avere tutta la compagnia che voleva. Ma il clero, come i carabinieri, è uso ad obbedir tacendo, però chissà quali mugugni i colpi di testa del papa argentino avranno sollevato. Pochi osarono protestare per le novità (anche dottrinali), chi sommessamente, chi ad alta voce. Ma lui non rispondeva ai primi e allontanava gli altri. Le scarpe nere, diceva, erano perché aveva male ai piedi. Come se il calzolaio vaticano non avesse potuto fargliele rosse e ortopediche. La papamobile l'ha donata ai gaziwi, così che ora Prevost deve ricomprarne un'altra. Infatti, Leone XIV ha messo in garage le utilitarie bergogliane e, per il momento, ripristinato il suv.Francesco I si presentò senza paramenti e con un inedito "buonasera" all'elezione. Il nuovo papa ha indossato l'antica mise e, per non far fare brutta figura al predecessore, ha optato per un liturgico "La pace sia con voi" al posto del classico "Sia lodato Gesù Cristo". Ha aggiunto che è quanto disse il Cristo appena risorto agli Apostoli. Solo che "Shalom" non è altro che il normale saluto che ancora oggi gli ebrei, come i musulmani ("Salam"), usano. Intervistato (adorava le interviste) sul programma del suo incipiente pontificato Francesco disse testuale: "Sogno una Chiesa povera per i poveri".Qualcuno ha osservato, giustamente, che la peggior disgrazia per i poveri sarebbe proprio una Chiesa povera, dato che solo Cristo fu capace di moltiplicare il pane. Ma sono tanti i sassolini che usciranno da parecchie scarpe, alcuni grossi come macigni. Come questo: Bergoglio ha viaggiato parecchio ma non è mai voluto andare nella sua Argentina, a differenza dei suoi due predecessori non italiani. Perché? Boh, attendiamo sassolini. Anche la sua predilezione, quasi ossessiva, per i "migranti": qualche malizioso insinua che, essendo grave il deficit finanziario vaticano, l'"accoglienza" serviva almeno a tamponare. Le maggiori offerte, infatti, vengono dagli Usa e dalla Germania, ma in quest'ultima la continua fuoruscita di fedeli tassati (in Germania luterani e cattolici pagano tributi alle rispettive confessioni) e la deriva filo-woke dell'episcopato hanno messo il Vaticano in un inestricabile dilemma; i catto-americani sono ondivaghi, prima votavano a sinistra ma ora a destra, perciò insistere ancora sull'"accoglienza" rischia di indispettire Trump e Vance, che già Prevost aveva criticato sul tema.Ma questo è il futuro. Il passato è invece, per quelli coi sassolini nelle scarpe, un Papa populista all'esterno e dispotico in casa, che si è circondato di yes-men e ha costretto i cardinali a portare a spalla la Pachamama, lavorando per plasmare una Chiesa a sua immagine e somiglianza; un "ospedale da campo", di fatto una Ong più grossa delle altre e coi soldi anche di chi era d'altro avviso. Papa Prevost, stando ai primi gesti, pare voglia restaurare (cioè, riportare a bellezza, come diceva Ratzinger) ma senza scossoni per non apparire "conservatore". Certo, la situazione complessiva non è delle migliori, ma, come diceva un sorridente Ratzinger intervistato da un preoccupato Messori, "la Chiesa non è mica mia, è di Gesù Cristo, ci penserà Lui".Nota di BastaBugie: Paola Belletti nell'articolo seguente dal titolo "Papa Leone XIV, la luna di miele mediatica è già al tramonto (buon segno)" parla delle critiche che sta ricevendo il Papa in questi giorni.Ecco l'articolo completo pubblicato su Sito del Timone il 19 maggio 2025:Vedere il Sommo pontefice commuoversi guardando l'anello piscatorio cingergli l'anulare conferma non tanto la natura sentimentale di papa Leone XIV, quanto la umana consapevolezza di quale ministero abbia accettato di assumersi, «con timore e tremore», sapendo di non averne merito, come ha dichiarato lui stesso. Con la chiara coscienza di ciò che è chiamato ad essere e a compiere, dunque, prosegue nel servizio che la sua vocazione gli richiede, all'insegna di quel di più di amore che il ministero petrino implica; un amore oblativo, che porta a dare la vita per i fratelli e si nutre dell'amore totale e incondizionato di Cristo per lui. E se i motivi per rallegrarsi e rendere lode a Dio della condotta del pontefice per tanti cattolici non fanno che moltiplicarsi sembra invece che certa stampa abbia iniziato presto a dispiacersene. Un po' bizzarra, come reazione: il Papa ripete con chiarezza e carità e secondo lo stile e gli accenti personali la medesima verità di cui la Chiesa è sorgente e che è chiamato a custodire.Anche la tentazione di contrapporlo al suo immediato predecessore, che non manca mai di ricordare con rispetto e devozione, fa parte di questo malcostume, e di quello più generale che colpisce tutta la comunicazione contemporanea fatta di polarizzazioni continue e contrapposizioni esasperate (ed esasperanti). Anche su questo si è espresso Leone XIV, ma in particolare ha causato dei mal di pancia diffusi quando, udite, udite!, ha osato parlare del valore della famiglia come società autentica che precede qualsiasi istituzione e che si fonda sull'unione stabile tra un uomo e una donna.Apriti Cielo, per alcuni! Ma chissà a quale cielo si rivolgono. Nel recente incontro con il corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede aveva infatti richiamato alla responsabilità i capi di governo rispetto alle gravi ingiustizie sociali ed economiche che feriscono i popoli e invitato ad investire sulla famiglia "fondata sull'unione stabile tra uomo e donna, 'società piccola ma vera, e anteriore a ogni civile società'". Per Fanpage questa preclara dichiarazione significherebbe, papale papale, che il capo della Chiesa cattolica chiude alle coppie omosessuali, mentre papa Francesco, sempre secondo loro, avrebbe aperto alla concezione di famiglie di vario genere e tipo.Colpisce, ma non più di tanto, il disappunto di un Vito Mancuso che già a 48 ore dalla sua elezione al soglio pontificio il 10 maggio lamentava nelle parole del Papa i «primi passaggi stonati» denunciando affermazioni che lo avrebbero «sorpreso negativamente». A dire la verità, questo suo disagio funziona un po' come indicatore inequivocabile di come la Chiesa continui ad essere al servizio del mondo e della sua salvezza e proprio per questo detestata, irrisa, sentita estranea dal mondo stesso.Per Mancuso l'associazione della riduzione di Cristo a semplice leader carismatico con un ateismo di fatto sarebbe un'equazione ingiusta e infelice dal momento che ci sono altri modi di credere in Dio. Non è così però secondo la verità che la Chiesa cattolica ha l'umile certezza di portare in dote al mondo: che il volto del vero Dio sia proprio quello che si è rivelato in Cristo e non un altro. Cosa avrebbe dovuto dire o fare papa Leone? Scambio di elogi e medaglia per l'impegno religioso a tutti i pur nobili tentativi umani e nessun riferimento alla pretesa di verità di Cristo – così nessuno si offende, oppure esattamente ciò che sta facendo proseguendo il cammino pur accidentato e faticoso della bimillenaria tradizione cattolica?Fa quasi tenerezza, per contro, la sparata di una testata d'oltreoceano che godrebbe pure di un certo prestigio, il New York Times, ripresa con solerzia da Repubblica, che spaccia come scoop la scoperta della infedeltà di tal Salvatore Giovanni Riggitano, avo del pontefice, il quale ebbe una relazione illecita nonostante fosse coniugato con tal Susaznne Fontaine. Correva l'anno 1917 in quel di Chicago. E quindi? Questa condotta peccaminosa, riprovevole e illegale da parte di un antenato dell'attuale pontefice dovrebbe inficiare la verità sul matrimonio pensata da Dio stesso? Niente, è più forte di loro. Continuano a militare in un apparentemente inestinguibile Sessantotto per sovvertire qualsiasi autorità e riferimento morale e si comportano come delle laicissime beghine. | 5m 02s | ||||||
| 2/11/25 | ![]() Sai chi ha inventato i mattoncini Lego? | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8063SAI CHI HA INVENTATO I MATTONCINI LEGO? di Rino Camilleri Oggi vogliamo ricordare un luterano la cui fede era superiore a quella di molti cattolici. [...]Il luterano di cui dicevamo è Ole Kirk Kristiansen, nato nel 1891 a Omvraa Mark e morto a Billund, nella Danimarca occidentale, nel 1958. I suoi erano poveri contadini dello Jutland e lui, che era il tredicesimo figlio (!) dovette fin da subito lavorare in fabbrica.Qui apprese il mestiere di falegname, dopoché fu emigrante all'estero, in Germania e poi in Norvegia. Appena fu in grado di racimolare un gruzzolo sufficiente, tornò in patria e aprì una falegnameria sua.Nel 1916 si sposò con la figlia di un casaro, Kristine Sorensen, che gli diede quattro figli ma che morì nel 1932 dopo aver dato alla luce l'ultimo. Nel 1924 i primi due figli, Gotfryd e Karl, erano cresciuti abbastanza da poter dare una mano nell'azienda familiare. Ma un brutto giorno, nel manipolare la colla a caldo, alcuni trucioli presero fuoco e in breve il rogo divenne ingovernabile. Fu persa anche la casa dei Kristiansen, adiacente al laboratorio. Già, tutto legno.COME GIOBBEOle che fece? Come Giobbe, si inginocchiò. Dio ha dato, Dio ha tolto, sia benedetto il Suo nome. «Mi sono fermato un attimo per inginocchiarmi davanti a Dio. Ho ribadito la mia gratitudine all'Onnisciente, e questo mi ha dato la pace dello spirito».Così ricordò nelle sue memorie. Rialzatosi, anziché perdersi d'animo si diede a raccogliere prestiti, che gli furono tranquillamente concessi perché era nota la sua affidabilità. In capo a un anno l'azienda era più grande e «più bella che pria», per dirla con Petrolini, e in breve annoverò una quarantina di dipendenti. Con una piccola variante: Ole tutte le mattine, prima del lavoro, li riuniva e guidava la preghiera, avendoli dotati di un libro dei Salmi ciascuno. Le cose andarono bene fino alla Grande depressione, che nel 1929 dagli Usa si propagò in tutto l'Occidente economicamente interconnesso con l'America. Le dittature italiana e tedesca ne sarebbero uscite applicando le dottrine keynesiane, gli Usa intervenendo nella Seconda guerra mondiale. Intanto, i Kristiansen arrancavano fabbricando oggetti casalinghi e giocattoli. Ma erano fatti così bene (Ole all'ingresso del laboratorio aveva fatto scrivere: «Neppure il meglio è buono a sufficienza») che andavano a ruba. Specialmente i giocattoli, tra i quali spiccava la famosa paperella con le ruote che apriva e chiudeva il becco mentre i bambini la trascinavano con la cordicella.I Kristiansen decisero, infine, di concentrarsi sui giocattoli. Ole convocò i dipendenti e chiese loro di decidere, insieme a lui, il nome della nuova attività.Dalla consultazione uscì fuori LeGo, contrazione che in danese sta per «Leg Godt», «giocare bene».DAL LEGNO ALLA PLASTICADurante un viaggio di osservazione in Inghilterra, il fondatore portò a casa una nuova idea: i mattoncini da costruzione. Era persuaso che i bambini fossero più creativi degli adulti e in questo non sbagliava: chi ha la mia età sa che un bambino può inventarsi giochi anche senza avere in mano niente, anche in una stanza completamente vuota. Ma i mattoncini da costruzione dei Kristiansen erano, ovviamente, di legno, e non avevano ancora la possibilità di incastrarsi l'uno con l'altro. L'idea gli venne durante una fiera, ascoltando le recriminazioni di uno standista: le muragliette costruite con i mattoncini avevano il difetto di crollare a ogni minima disattenzione. Venne la guerra e venne l'invasione tedesca. I Kristiansen non ebbero particolari noie, ma nel 1942 ecco di nuovo il fuoco. Tutto andò in fumo un'altra volta e un'altra volta Ole dovette ricominciare da capo. Ma ormai la ditta Lego era così rinomata che non ebbe necessità di particolari sacrifici per tornare in - è il caso di dirlo - gioco. Fu nel 1947 che avvenne la svolta definitiva. L'invenzione della plastica. Ole comprese subito le potenzialità del nuovo materiale e decise di riconvertire tutto il processo di produzione. Non più giocattoli assortiti ma solo mattoncini di plastica, incastrabili grazie a cilindretti e buchi corrispondenti. Era nata la Lego, quella che tutti conosciamo. Una delle aziende di giochi più famose del mondo. La versione finale dei mattoncini, nella forma e col materiale che tutti conosciamo, fu brevettata nel 1958. Ole Kirk Kristiansen morì nello stesso anno, ma ebbe la soddisfazione di vederla. Dieci anni dopo a Billund sorse il primo parco Legoland del mondo, dove i maggiori monumenti del pianeta sono ricostruiti coi famosi blocchetti e dove milioni di turisti, grandi e piccoli, vanno ogni anno.SETTE PARCHIOggi di questi parchi ne esistono altri sette, in California, Florida, New York, Dubai, eccetera.Il primo riconoscimento extra Danimarca il fondatore lo ebbe in Italia, a Roma, dove nel 2002 il parco comunale di Silva Candida è stato intitolato a Ole Kirk Kristiansen. La Lego è oggi presente in centotrenta Paesi e nel 2000 il suo mattoncino è stato proclamato «giocattolo del secolo». Quel tredicesimo figlio di poveri contadini, che riponevano in Dio ogni loro speranza, dimostrò che davvero un figlio è un investimento. Un Dio creatore che ama creare (sennò non si spiega, per esempio, l'esistenza di coloratissime orchidee al centro dell'Amazzonia, dove crescono da millenni senza che nessuno possa vederle) di certo gioisce come un padre a cui nasce un erede: un nuovo figlio è una nuova speranza. Nei secoli cristiani lo si sapeva bene, infatti sul tetto delle cattedrali ci sono spesso statue invisibili dal basso: i maestri medievali non costruivano per i turisti. Un giorno un amico, pur credente, mi chiese a che cosa servisse una Ferrari sulla via della salvezza. Neanche una rosa - risposi - serve a niente. Ma se Dio stesso ci ha circondati di cose inutili (le galassie, le libellule...), chi sono io per pontificare? Savonarola, grazie a ragionamenti analoghi, ridusse la capitale del Rinascimento in un luogo di «piagnoni», coi suoi «falò della vanità» che mandarono in cenere capolavori. È vero, oggi la Lego, come la Disney, subisce il contagio woke. Eh, i fondatori sono morti. A proposito di investimenti: Céline Dion è una tredicesima, e fu un prete a convincere la madre a tenerla. E poi Andrea Bocelli, Cristiano Ronaldo, Justin Timberlake...Nota di BastaBugie: Manuela Antonacci nell'articolo seguente dal titolo "Adesso pure i Lego sono omofobi" racconta l'ultima follia woke.Ecco l'articolo completo pubblicato sul sito del Timone il 8 febbraio 2025:Il Museo della Scienza di Londra, in questi ultimi giorni, è oggetto di sbeffeggio sui social per aver organizzato un tour che promuove l'idea che i mattoncini Lego possano essere in qualche modo "omofobi" adducendo una motivazione che ha dell'incredibile... Tanto per incominciare, il tour si chiama Vedere le cose in modo queer (Seeing Queerly) e già il titolo è tutto un programma... ed è stato creato dal Gender e Sexuality Network del Museo della Scienza di Londra. Tra le tappe del percorso, nel museo, ce n'è una in cui i visitatori possono ammirare una vetrina con i mattoncini Lego, accanto a una guida che afferma che questi potrebbero rafforzare l'idea del binarismo dei sessi.Idea gravissima! Anzi idea violenta, nel mondo di oggi che arriva ad ignorare e a censurare il modo in cui l'umanità si è riprodotta nei millenni. Idea violenta e, dunque, violento, chi la diffonde. Ma in che modo l' "eresia" dell'esistenza dei due sessi biologici (che è bene ricordare, sono ancora "maschile" e "femminile"...) verrebbe incentivata dalla Lego? Per il fatto che, udite, udite, i mattoncini presenterebbero una parte superiore con i perni sporgenti che rappresenterebbe il "maschio" (del mattoncino?!?) ed una parte inferiore, con i fori per ricevere i perni che rappresenterebbe la "femmina".Dunque sarebbe una struttura "discriminatoria" perché ricorderebbe addirittura "l'accoppiamento" e ciò rafforzerebbe, secondo questa logica folle, l'idea delle relazioni come "eteronormative". Attendiamo solo, in quest'ottica delirante, a questo punto, che i Lego partoriscano... Sebbene la guida del tour sia stata pubblicata sul blog del museo più di due anni fa, è diventata virale, solo ora, dopo che il Telegraph ha pubblicato un articolo sulla questione.«Questo è un esempio di applicazione del linguaggio eteronormativo ad argomenti non correlati al genere, al sesso e alla riproduzione. Illustra come l'eteronormatività (l'idea che l'eterosessualità e il binarismo di genere maschio/femmina siano la norma e tutto ciò che ne esce è insolito) plasmi il modo in cui parliamo di scienza, tecnologia e mondo in generale». È precisamente quanto si legge sul blog.La direttrice del webmagazine Sex Matters, Fiona McAnena, che si batte contro le follie woke, ha risposto alle accuse di discriminazione sessuale da parte del museo, affermando che «il percorso autoguidato del Museo della Scienza su tutto ciò che e "queer" è completamente folle e include alcune affermazioni assurde». «Quando visitano il Museo della Scienza - ha sottolineato - le persone si aspettano di essere informate, istruite e ispirate, non di vedersi imporre affermazioni dubbie radicate nell'ideologia di genere».Mentre, dal canto suo, Elon Musk ha twittato in risposta all'articolo del Telegraph che ha raccontato la vicenda, inviando un'emoji con la faccia di un clown. Una menzione a parte merita l'editore emerito del Daily Wire Ben Shapiro che ha deriso l'idea, scrivendo su X: «Aspettate che il Museo della Scienza scopra che gli | 9m 17s | ||||||
| 1/29/25 | ![]() La tregua di Gaza e una fregatura per Israele | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8057LA TREGUA DI GAZA E' UNA FREGATURA PER ISRAELE di Rino Cammilleri Reagan, presidente Usa, così ebbe a dire: "Potevamo asfaltare il Vietnam e dipingerci le strisce di parcheggio sopra". Infatti, gli americani persero quella guerra per colpa della propaganda interna, non certo per motivi bellici. Chi fossero i veri villains della situazione si vide nel successivo proliferare dei c.d. boat people, vietnamiti che preferivano affrontare i pirati e l'oceano su bagnarole pur di sfuggire ai "liberatori" comunisti. Cinquantamila soldati americani tornarono nelle bare, ma secondo la propaganda di sinistra - cioè, Hollywood, nani&ballerine - i genocidi al napalm erano loro e non i viet & khmer. C'era dietro lo zampino del famoso Dipartimento D del Kgb? Non si sa, certo. Ma il metodo d'indagine detto quis juvat? non permette di escluderlo.L'ATTACCO DI HAMAS E LA PROPAGANDA OCCIDENTALEEbbene, lo stesso schema si può applicare all'attuale problema mediorientale. Riassumiamo. Per far saltare i c.d. Accordi di Abramo gli autoeletti capi del palestinesi, cioè Hamas, un 7 ottobre (c'entra niente Lepanto?) lanciarono un attacco proditorio contro la popolazione israeliana, trucidando sulle 1500 persone, compresi donne, vecchi, bambini e malati. Andarono via portandosi dietro centinaia di ostaggi, anche neonati. Sapendo che la reazione israeliana sarebbe stata furibonda, gli eroici guerrieri islamici piazzarono arsenali, basi e logistica in luoghi come ospedali, scuole, case private. Epperò la propaganda in Occidente si scatenò subito contro la risposta israeliana, accusandola di genocidio. E dire che in Occidente sappiamo bene che l'abitudine di lanciare autobus e camion sulla folla dei mercatini, di mitragliare chi balla in discoteca, di accoltellare passanti a caso non è affatto ebraica. Eppure la propaganda è riuscita a far passare per genocida un popolo che il genocidio, e in grande stile, l'ha subito. A questo è servito riempire l'Occidente di musulmani? Chissà.Il fatto è che, pressati dalle loro opinioni pubbliche così plagiate, i governi occidentali, tutti, hanno pressato a loro volta quello israeliano, costringendolo a un cessate-il-fuoco che di fatto è un calabraghe. Li credevo più furbi, gli israeliani, invece hanno puntato tutto sulle armi e niente sulla propaganda. Ed ecco il risultato. Galere aperte e centinaia di ergastolani (Israele non ha la pena di morte, non così i vicini) che andranno a rimpinguare i ranghi decimati di Hamas. Centinaia di camion di aiuti che faranno la stessa fine. Hamas ha, così, agio di riorganizzarsi in ogni senso. In cambio? Sette ostaggi liberati. Sette, con promessa di altri -quelli ancora vivi- ma col contagocce. Anche il famoso leader Sinwar, quello la cui moglie esibiva borse da migliaia di dollari, era stato scambiato in tal modo. Ed era divenuto la mente del 7 ottobre. E ora suo fratello ne ha preso il posto. Date queste premesse, il conflitto da quelle parti non finirà mai. Mai.LA PROPAGANDA E LE SUE CONSEGUENZEI governi occidentali, essendo democratici, campano di voti. Poi c'è da mettere in conto le elezioni presidenziali americane, che cadono troppo presto. Con tutto ciò, dunque, come trascurare il fattore propaganda? "Secondo dati locali" è il mantra dei tiggì occidentali. Cioè, secondo quel che riferisce Hamas, che controlla anche il c.d. Ministero della Salute palestinese. Chi si ricorda più del filmato, beotamente trasmesso e ritrasmesso da tutti i tiggì, di quel povero padre palestinese che disperatamente faceva cenno di non sparare su di lui e il figlioletto? Poi si scoprì che erano attori, ma i c.d. giornalisti occidentali si guardarono bene dall'ammettere di essere stati infinocchiati. E l'opinione pubblica occidentale rimase persuasa che i villains erano sempre i soliti.La foto di Jane Fonda con l'elmetto ripresa accanto a una postazione contraerea vietcong fa il paio con lo slogan dei soliti giornalisti (di parte o semplicemente cretini) che, dopo la fuga americana crearono lo slogan del "mito dell'invincibilità vietnamita". Che crollò pochi mesi dopo sotto i carri armati cinesi. Ma è la democrazia, bellezza! I cui meccanismi i terroristi islamici dimostrano di conoscere molto meglio. Sempre per un pugno di voti Biden, dopo miliardi di dollari e molti marines morti in vent'anni, ha riconsegnato pari pari l'Afghanistan ai talebani. Vi risulta che qualche anchorman glielo abbia rinfacciato? No, infatti, perché nani&ballerine stanno tutti da una sola parte. E adesso già affilano le armi per una guerra senza quartiere a Trump. Il quale, tra le altre cose, è stato il presidente che ha portato l'ambasciata americana a Gerusalemme. Le ambasciate, lo ricordo, stanno nella capitale. E per Israele la vera capitale non è Tel Aviv ma Gerusalemme. Trump, insomma, è anche "amico di Israele", dunque... | 6m 06s | ||||||
| 12/17/24 | ![]() Sciopero meccanismo infernale che i sinistri usano per il potere | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=8018SCIOPERO, MECCANISMO INFERNALE CHE I SINISTRI USANO PER IL POTERE di Rino Cammilleri Sciopero del 13 dicembre, Santa Lucia. Ennesimo scacco a Salvini. Il ministro precetta i trasporti, il solito Tar del Lazio annulla, i lavoratori più privilegiati d'Italia mandano in tilt il Paese, naturalmente sempre di venerdì per fare più danno. Morale complessiva: è praticamente inutile votare, per un popolo, se i comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) hanno da tempo provveduto a infiltrare gente loro negli ingranaggi dello Stato. I politici vanno e vengono, i funzionari e i magistrati no, restano al loro posto chiunque sia al governo. Non devono fare equilibrismi perché sotto ai riflettori, non devono cercare in tutti i modi di farsi rieleggere per poter portare avanti progetti di ampio respiro e lunga durata.No, funzionari e magistrati durano tutta la loro vita, pronti ad agevolare quando al comando c'è la loro fazione o a sabotare quando c'è l'altra. E la strategia dei comunisti (scusate se li chiamo col loro vero nome) è sempre la stessa: o comandano loro o sfasciano tutto. Lenin, infatti, ha elaborato non tanto il marxismo, quanto un metodo infallibile per prendere il potere e tenerselo. E Gramsci ha genialmente aggiunto i nani e le ballerine.Ora, uno potrebbe dire: vabbè, lasciamoli comandare visto che ci tengono tanto, così almeno avremo la pace per le strade, anche ferrate. Il problema è che spasimano per comandare, sì, ma poi l'unica cosa che sanno fare è trasformare il Paese in un campo di concentramento in cui chi non obbedisce (a loro) non mangia. E mangia poco, perché quel poco che rimane, dopo breve tempo di (loro) comando, se lo pigliano tutto loro e quelli cha hanno fiutato il nuovo corso. Che poi è più vecchio del cucco, ma a quanto pare conserva la sua geniale efficacia, infatti ha conquistato perfino l'America.Voi direte: ci penserà l'islam a sistemarli come meritano. Sì, perché avete visto le statistiche e appreso che le donne occidentali fanno 1,4 figli, mentre le musulmane ne fanno 3,5 a testa. E avete letto che a ogni censimento i musulmani in Europa raddoppiano. Ma riflettiamo: c'è molta differenza tra il campo di concentramento islamico e quello comunista? Non sono totalitari entrambi? Non obbligano a vestire, parlare, pensare, mangiare come dicono i capi? Femminismo e gayismo? Strumentali al sabotaggio, se ne può fare benissimo a meno.Infatti, ai comunisti non costerà niente recitare la shahada e diventare musulmani, l'importante è comandare. Poi, gramscianamente, ci penseranno i loro nani&ballerine a convincere il popolo che velarsi, farsi crescere la barba, circoncidersi, infibularsi, scannare agnelli è sano&bello. Guardate le bandiere palestinesi nelle manifestazioni con falce&martello. E chi è che preme per l'"accoglienza" indiscriminata? Eh, se fossi Satanasso non avrei saputo escogitare di meglio. Esagero? No, mi ricordo dell'urlo letteralmente infernale e corale che si levò dai banchi dell'opposizione quando Salvini sfoderò in aula il Rosario. Prepariamoci, perché non ci sarà Opzione Benedetto che tenga. Verranno a stanarci. Qualcuno di voi obbietterà che ai cortei "contro il genocidio" ci va tanta gente in buona fede. Eh, secondo un antico detto di origine medievale, "lo stupido è il cavallo del diavolo". | 3m 36s | ||||||
| 10/30/24 | ![]() Cosa serve andare a votare se tanto è uguale | TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7968COSA SERVE ANDARE A VOTARE SE TANTO E' UGUALE? di Rino CammilleriWilson Fisk alias Kingpin è il problema numero uno di Daredevil, il supereroe cieco della Marvel. Fisk. Italianizzando sarebbe Fisco. Che è il problema numero uno di un popolo cieco - meglio: accecato - che qualsiasi cosa voti se lo ritrova sempre davanti, imbattibile e imbattuto. L'ultima trovata dell'Agenzia delle Entrate, infatti, è da Padrino n. 4, una proposta che non si può rifiutare, pena ritrovarsi con una testa mozza di cavallo nel letto.Se ho ben capito: il Fisco, sulla base di una proiezione, suppone che tu debba guadagnare suppergiù quanto ha guadagnato l'altro ieri; se paghi il calcolato (dal Fisco, ovvio), nessun problema; se no, sei nel mirino degli accertamenti delle Fiamme Gialle. Guardate, c'è proprio scritto così nell'avviso, con l'aggiunta che stanno potenziando all'uopo le capacità di controllo per chi non scuce immantinente di fronte alla minaccia. Andate a vedere: il linguaggio è perentorio e - aggiungo io - intimidatorio. Sì, ci sono i c.d. grandi evasori che poi patteggiano e il Fisco è contento perché meglio di niente. Ma quando l'intimidazione piomba sul capo di un poveraccio a partita Iva che è sull'orlo della disperazione perché i clienti diminuiscono ogni giorno sempre più vertiginosamente, ecco che scatta il pensiero (amaro): ho votato a destra perché questa aveva promesso di abbassare le tasse, invece non solo non lo fa, ma a chi gliene chiede conto risponde livorosamente che è colpa del superbonus introdotto dal precedente governo. Il che è vero.Tuttavia il precedente governo non aveva tolto soldi dalle tasche degli italiani per darli a Zelensky (non è un suo merito, solo non aveva fatto in tempo) e per contrastare l'evasione aveva inventato la lotteria dello scontrino. Che l'attuale governo si è ben guardato dal togliere. Ora, la domanda: avete notizia di qualcuno che abbia vinto qualcosa con questa lotteria? Se quando mi presento alla cassa con il codice sul telefonino mi sento dire dalla commessa che sono il solo cliente del supermercato a richiedere 'sta lotteria, vuol dire che il resto del popolo ha già capito, e da un pezzo, la presa per i fondelli.Noi, votanti di destra e progressivamente sempre più delusi, abbiamo un suggerimento per le prossime elezioni: mantenete le promesse, abbassate le tasse, cessate con la persecuzione fiscale. Sarà pure una trovata demagogica, ma chissenefrega. Solo così guadagnerete anche la prossima legislatura. Altrimenti andate a casa. Tanto, è uguale.Nota di BastaBugie: Roberto Marchesini nell'articolo seguente dal titolo "Dove è il male minore? Una rappresentanza per gli apolitici!" fa notare che da Forza Italia fino ad Alessandra Mussolini, tutti aderiscono al pensiero di sinistra su vita e famiglia, soprattutto sugli Lgbt. Come nel precedente articolo di Rino Cammilleri, la domanda è sempre la stessa: cosa serve andare a votare?Ecco l'articolo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 5 ottobre 2024:Riposizionamenti politici? Le danze sono state aperte da Marina Berlusconi che, in una intervista al Corriere della Sera del 27 giugno scorso, ha dichiarato: «Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbt, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere... ».Poi è stato il turno di Piersilvio, che avrebbe dato ordine di «di puntare sugli ospiti più moderati del partito di Elly Schlein, rispetto a quelli del Movimento 5 Stelle e di Alleanza Verdi e Sinistra che vengono considerati troppo "radicali". Insomma, un'opposizione con cui non possono esserci spazi comuni».Infine è stato il turno di Antonio Tajani, anche lui erede (politico) di Berlusconi che, in una intervista a Repubblica, ha aperto allo jus scholae: «Mica ho sentito Schlein per fare un inciucio. Né lavoro a un accordo sottobanco con il Pd. È solo quello che pensiamo, da sempre. È quello di cui ha bisogno il nostro Paese. L'Italia è cambiata». Non ho dubbi che aprire le maglie della concessione della cittadinanza italiana sia quello che pensa da sempre; peccato che, nel 2022, lo stesso Tajani aveva scritto in un Tweet che giudicava chi proponeva lo stesso provvedimento «Irresponsabili sulla pelle degli italiani». Mistero.Sottolineo che queste prese di posizione sono avvenute in interviste sul Corrierone e su Repubblica, cosa che ha tutta l'aria di un proclama.Ovviamente, la memoria corre all'intervista concessa (in vestaglia) da Alessandra Mussolini nel 2021 a Vanity Fair: «... quella proposta da Zan è una legge doverosa perché è un semplice prendere atto di qualcosa che esiste già nella società. [...] Io certe cose le ho sempre pensate, ma siccome ero pur sempre in un ambito politico, non potevo dare loro spazio». Insomma: è sempre stata «una ragazza di sinistra» ma non poteva dirlo. Cosa avrebbero pensato, elettori e militanti? Ecco una buona domanda.Probabilmente penseranno che sono stati presi in giro per anni: hanno votato, sostenuto e difeso persone che professavano cose nelle quali non credevano. Ipocriti, li avrebbe definiti il Vangelo. Oppure potrebbero pensare che su aborto, fine vita e diritti LGBTQ+ il pensiero dei politici è unanimamente contrario al magistero; e, quindi, i cattolici (almeno quelli per i quali il magistero ha ancora un valore) non hanno alcuna rappresentanza politica. Il pensiero successivo sarebbe rivolto all'epoca del Non expedit e all'Opera dei Congressi... realtà da sogno e irrealizzabile, ai giorni nostri.Ancora: potrebbero pensare che il PD, per gli avversari politici, rappresenta «la sinistra di buon senso», cioè dei moderati. Il quadro politico, quindi, si è progressivamente (è il caso di dirlo) spostato a sinistra; per cui il PD è ormai il «centro» moderato e non è molto distante dalle posizioni di FI. Qualcun altro potrebbe legittimamente chiedersi se ha ancora senso votare; e se è giusto votare per il male minore, visto che ormai di questo si tratta.Ci si potrebbe anche chiedere quale sia il significato di queste cose sub specie aeternitatis, dal punto di vista dell'eternità. Quale sarebbe l'insegnamento che si potrebbe trarne secondo una teologia della storia che, a quanto pare, nessuno pratica più.Oppure sarebbe l'ennesima conferma che vanitas vanitatum et omnia vanitas? Che forse dovremmo accalorarci meno per le cose della terra e volgere più lo sguardo al cielo? | 7m 16s | ||||||
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