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Speciale Stampa 3D: l’arte della leggerezza
Jun 24, 2026
Progetto H-DUAL: un mix di idrogeno e biocombustibili per decarbonizzare gli autotrasporti pesanti
Jun 23, 2026
Dal laboratorio alla pedana: verso nuovi materiali per la scherma
Jun 22, 2026
Una chiave di volta per riciclare il calcestruzzo
Jun 18, 2026
Edilizia Off-Site in Italia: molte frontiere ancora da esplorare
Jun 16, 2026
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|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| 6/24/26 | ![]() Speciale Stampa 3D: l’arte della leggerezza | Due puntate per chiudere il nostro viaggio a tappe nel mondo dei materiali per la stampa 3D, a qualche anno dal momento di hype, in cui pareva che la stampa 3D avrebbe sostituito tutto. Prevedibilmente non è quello che è successo, e tuttavia le tecnologie additive sono ormai entrate a pieno titolo nei processi industriali. Il loro successo dipende in larga parte anche dallo sviluppo dei materiali da stampa. E dopo aver parlato di materiali per la stampa 3D in metallo e in ceramica, parliamo di materiali compositi, i più noti dei quali sono la fibra di vetro e la fibra di carbonio. Ancora una volta cerchiamo di capire qualcosa di più di questi materiali e di come vengono prodotti e utilizzati. Ma la parola chiave è "leggerezza". Ne parliamo con Massimo Messori, professore di Scienza e Tecnologia dei Materiali al Politecnico di Torino e cofounder della startup MAT3D. | — | ||||||
| 6/23/26 | ![]() Progetto H-DUAL: un mix di idrogeno e biocombustibili per decarbonizzare gli autotrasporti pesanti | Torniamo sul difficile percorso di decarbonizzazione degli autotrasporti pesanti, per parlare del progetto H-DUAL, il cui obiettivo è sperimentare una tecnologia dual-fuel che integra idrogeno e Hydrotreated Vegetable Oil (HVO), un biocombustibile con caratteristiche del tutto analoghe al diesel. Il Politecnico di Milano ha svolto le prime simulazioni e i risultati sono molto incoraggianti: fino al 30% del combustibile liquido può essere sostituito da idrogeno senza modifiche al motore, abbattendo emissioni inquinanti e di CO2. E lavorandoci, si può fare anche di meglio. Ce ne parla Tommaso Lucchini, professore di Motori a Combustione Interna del Politecnico di Milano. | — | ||||||
| 6/22/26 | ![]() Dal laboratorio alla pedana: verso nuovi materiali per la scherma | Si chiama acciaio maraging: è una lega di ferro, cobalto nichel e molibdeno, e costa una fortuna. Lo si trova nel mondo dell’aeronautica e dei motori, nelle migliori mazze da golf e nelle spade da scherma. In questa puntata andiamo a Pisa per parlare di una collaborazione tra l’ateneo Pisano e la Federazione Italiana di scherma, per sviluppare attività di ricerca nel settore dei materiali e delle attrezzature schermistiche con l’obiettivo, soprattutto, di rendere più accessibile questo sport, trovando alternative più economiche alle attuali senza sacrificare prestazioni e la sicurezza. E se possibile, migliorandole. Ne parliamo con Renzo Valentini, professore di Metallurgia all’Università di Pisa. | — | ||||||
| 6/18/26 | ![]() Una chiave di volta per riciclare il calcestruzzo | Il riciclo dei materiali da demolizione, in particolare delle macerie di calcestruzzo, promette meno rifiuti in discarica, meno cave, meno trasporti pesanti. Ma la semplice sostituzione dei materiali vergini con materiali da demolizione non è automatica: non si può semplicemente rifare una trave con le macerie di una trave; non mantenendo le prestazioni inalterate. Ma un gruppo di ricercatori di Milano e Cagliari ha messo a punto un nuovo componente edilizio, basato su un approccio alternativo al classico cemento armato con tondini, che permette di integrare macerie a volontà senza compromettere le prestazioni, e anzi migliorandole. Tutto dipende dal particolare design del componente, che trasforma le caratteristiche peculiari del materiale da demolizione in un vantaggio anziché un limite. Ne parliamo con Flavio Stochino, professore di Tecnica delle Costruzioni dell’Università di Cagliari. | — | ||||||
| 6/16/26 | ![]() Edilizia Off-Site in Italia: molte frontiere ancora da esplorare | Torniamo a parlare di Edilizia Off-Site, un approccio industriale alle ristrutturazioni edilizie, che fa largo uso di componenti di involucro prefabbricati e preassemblati. Finora poco sviluppato in Italia, questo approccio trova oggi un'opportunità nel progetto Officio, coordinato dall’ENEA, che ha mappato 116 aziende operanti sul territorio italiano coinvolte nella produzione e commercializzazione di 541 diversi sistemi e componenti per l'isolamento e riqualificazione degli edifici, riconducibili al concetto di edilizia off-site. Cresce anche il numero di casi applicativi, ma restano ancora frontiere poco esplorate anche dei nuovi impianti. Ne parliamo con Miriam Benedetti, prima ricercatrice ENEA. | — | ||||||
| 6/15/26 | ![]() Edilizia Off-Site in Italia: ecco la prima mappa della filiera | Parliamo del progetto Officio, che ha svolto la prima mappatura delle filiere dell’edilizia Off-Site in Italia, uno dei più importanti trend di innovazione emersi nell’ultimo decennio nel settore delle costruzioni. Si tratta del tentativo di applicare un approccio industriale alle riqualificazioni edilizie, spostando buona parte delle lavorazioni dal cantiere a una fabbrica, dove intere sezioni del nuovo involucro vengono pre-assemblate per poi essere “agganciate” all’edificio una volta in cantiere. Il lavoro, condotto insieme al Politecnico di Milano e all’Università di Bologna, ha portato a identificare sia le principali imprese attive a vario titolo in questo ambito, sia le principali soluzioni tecnologiche offerte e prodotte. L’approccio Off-Site punta a standardizzare i processi, certificare le prestazioni, migliorare la sicurezza e a ridurre costi e tempi. Ne parliamo con Miriam Benedetti, prima ricercatrice ENEA. | — | ||||||
| 6/11/26 | ![]() Come “sgamare” le plastiche nel compost✨ | plastic pollutioncompost quality+3 | Mirko Cucina | Cnr-IsafomUniversità degli Studi di Milano+1 | — | plastic pollutioncompost+3 | — | — | |
| 6/10/26 | ![]() Verso computer 100 volte più veloci✨ | computer technologyoptical computing+3 | Giulio Cerullo | disolfuro di tungstenoCNR+2 | — | optical computersCNR+5 | — | — | |
| 6/9/26 | ![]() La fabbrica e il 6G✨ | 6Gtelecommunications+4 | Francesco Meoni | BI-REXHorizon Europe | — | 6Gtelecommunications+7 | — | — | |
| 6/8/26 | ![]() Passi avanti per la "retina liquida"✨ | nanotechnologymedical applications+3 | Elisabetta Colombo | retina liquidaIIT | — | nanoparticlesgraphene+3 | — | — | |
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| 6/4/26 | ![]() Arriva Chat Minerva. Sfida ai giganti?✨ | Artificial IntelligenceLarge Language Models+3 | Roberto Navigli | Chat MinervaLarge Language Model+4 | — | MinervaLarge Language Model+3 | — | — | |
| 6/3/26 | ![]() Previsioni di navigazione per il fiume Po’ per rilanciare il trasporto fluviale✨ | navigazione fluvialetrasporto merci+4 | Sonia Giovinazzi | ENEACRISTAL | fiume Po’Europa | navigazionetrasporto fluviale+5 | — | — | |
| 5/28/26 | ![]() I robot e il riciclo delle batterie: imparare a smontare, montando✨ | roboticsbattery recycling+3 | Matteo Saveriano | InverseUniversità di Trento | — | roboticsdisassembly+3 | — | — | |
| 5/27/26 | ![]() I robot e il riciclo delle batterie: a che punto siamo con la robotica per “smontare”✨ | roboticsbattery recycling+3 | Marcello Colledani | Politecnico di MilanoAgenzia Europea dei Brevetti+1 | — | roboticsbattery recycling+4 | — | — | |
| 5/26/26 | ![]() Riciclo delle batterie: esplode il numero di brevetti e l’Europa non manca all’appello✨ | riciclo delle batteriebrevetti+5 | Roberta Romano-Götsch | Agenzia Europea dei brevettiEPO | EuropaCina | riciclo batteriebrevetti+5 | — | — | |
| 5/25/26 | ![]() Inerte: è il sistema energetico italiano nel report dell’ENEA✨ | sistema energeticoanalisi ENEA+3 | Francesco Gracceva | ENEAPNIEC | Italia | sistema energeticoENEA+3 | — | — | |
| 5/21/26 | ![]() Auto-trasporti pesanti: c’è ancora spazio per l’innovazione nel comparto tradizionale? | Torniamo questa sera a occuparci, come facciamo periodicamente, di autotrasporti pesanti, settore chiave per la logistica e uno di quelli in maggiore difficoltà nel processo di transizione energetica, dato che l’elettrificazione, che pure sembra una strada segnata per quanto concerne gli autoveicoli, non riesce invece a offrire risposte altrettanto convincenti. Ci chiediamo: c’è ancora spazio per fare innovazione nel settore dei trasporti pesanti a combustione interna? Come vedremo c’è, ma non è molto. Ci sono ancora margini per migliorare il rendimento dei motori, adottando miscele come quelle di diesel e metano. C’è la motorizzazione ibrida, che tuttavia non sembra riscuotere grande successo. E ci sarebbe da lavorare sui motori multi carburante, che permetterebbero di integrare il diesel con vari biocarburanti, sebbene sia una strategia di decarbonizzazione che l’UE non riconosce. Ne parliamo con Federico Millo, professore di Motore a combustione interna al Politecnico di Torino. | — | ||||||
| 5/20/26 | ![]() REG4IA: l'Intelligenza Artificiale nei servizi pubblici | In questa puntata parliamo di REG4IA, il progetto nazionale coordinato dal Dipartimento per la Trasformazione Digitale che coinvolge tutte le regioni e le province autonome nello sviluppo dell’Intelligenza Artificiale applicata ai servizi pubblici. Attraverso quattro hub interregionali guidati da Liguria, Lombardia, Toscana e Puglia, il progetto punta a integrare soluzioni AI nei diversi ecosistemi territoriali, valorizzando sia esigenze comuni sia specificità locali. La scorsa settimana, all'evento nazionale "Research to Innovate" a Bologna, Silvia Bandelloni ha intervistato Gianluca Vannuccini - Direttore Sistemi Informativi, infrastrutture tecnologiche e innovazione di Regione Toscana - per affrontare i temi della condivisione delle competenze e delle infrastrutture tra regioni, della creazione di hub di conoscenza condivisa e della necessità di costruire una pubblica amministrazione capace di utilizzare l’AI in modo consapevole, sostenibile e replicabile, senza dipendere passivamente dalle tecnologie private. | — | ||||||
| 5/19/26 | ![]() Ma dove sono tutti questi robot? | Una delle tecno-fobie più diffuse è la paura dei robot: robot che prendono il nostro posto di lavoro, robot che si ribellano. Eppure non si vedono robot maggiordomi, né robot che svolgono quei compiti che nessuno vorrebbe svolgere. Il fatto è che ancora i robot non sono pronti a stare in mezzo a noi: non ci capiscono abbastanza e perciò non sono abbastanza sicuri. Di intesa tra robot e umani si intendono però all’IIT, dove da anni studiano protesi robotiche, oggetti concettualmente non diversi da robot indossabili. E ora stanno pensando a come riversare quello che hanno imparato nella robotica collaborativa, sia domestica sia industriale. Ne abbiamo parlato a "Research to Innovate" a Bologna con Antonio Bicchi , professore di Robotica all’Università di Pisa e Senior Scientist dell’Istituto Italiano di tecnologia. | — | ||||||
| 5/18/26 | ![]() Soundsafe: robotica e ultrasuoni per distruggere i tumori | Distruggere un tumore all’interno dell’organismo, senza chirurgia e senza radiazioni. E’ l’obiettivo di Soundsafe Care, start-up pisana che ha messo a punto una tecnologia in grado di focalizzare un fascio di ultrasuoni in un punto preciso all’interno del corpo, non più grande di un chicco di riso. Un’alternativa ad altri approcci, come la radioterapia, che distruggono sì i tumori ma a prezzo di effetti collaterali molto pesanti per il paziente. Il segreto di Soundsafe è nella guida ultra precisa dello strumento che emette gli ultrasuoni, resa possibile sono da una combinazione di robotica e analisi di immagini in tempo reale, che permettono di compensare anche i movimenti del paziente come il respiro. Ne parliamo con Andrea Mariani, CEO e co-fondatore Soundsafe Care, intervistato in occasione dell'evento nazionale "Research to Innovate" a Bologna. | — | ||||||
| 5/14/26 | ![]() Dai camini idrotermali alle bioraffinerie: imparare dai microorganismi estremofili per valorizzare plastica e materie lignocellulosiche | Molti processi industriali si avvalgono di calore o soluzioni caustiche per i loro bisogni. Molti altri si avvalgono della capacità dei microorganismi di rielaborare la materia: pensate ai depuratori piuttosto che alla produzione di alcol o biocarburanti. Non è difficile immaginare quanto sarebbe utile, potenzialmente, unire le due cose. Per riuscirci possiamo imparare dagli estremofili, discendenti dei più antichi organismi che hanno abitato la Terra. Questi microorganismi si sono infatti sviluppati in modo da sopravvivere in condizioni proibitive, per esempio a diretto contatto con i camini idrotermali da cui esce un flusso costante di acqua bollente e corrosiva. Condizioni in cui gli altri microorganismi (e anche noi macro) verrebbero distrutti insieme ai preziosi enzimi al loro interno, che sono i protagonisti di abilità come produrre biometano o digerire cellulosa e lignina. Ce ne parla Andrea Strazzulli, professore al Dipartimento di Biologia della Federico II di Napoli. | — | ||||||
| 5/13/26 | ![]() Obsolescenza programmata della plastica | È possibile programmare la normale plastica affinché si decomponga in giorni, piuttosto che in mesi o in anni? Una sorta di obsolescenza programmata, imposta artificialmente, per evitare che un rifiuto in plastica finito nell’ambiente ci resti indefinitamente. L’idea è venuta a un gruppo di ricercatori della State University del New Jersey, che non soddisfatti dei progressi fatti dalle bioplastiche, si sono chiesti se fosse possibile introdurre nei polimeri delle plastiche tradizionali una sorta di “bomba a orologeria”, che le rendesse degradabili in tempi molto più rapidi ed, entro certi limiti, programmabili. Per riuscirci, i ricercatori hanno preso ispirazione da polimeri naturali, quali il DNA e l’RNA, che contengono dei precisi “punti di fragilità” da cui questi iniziano a frammentarsi. "Punti di fragilità" che gli studiosi hanno poi tentato di introdurre nelle plastiche di tutti i giorni, sebbene rimangano parecchi dubbi e aspetti da chiarire. Ce lo spiega Andrea Sorrentino, Dirigente ricerca CNR istituto per i Polimeri Compositi e i Biopolimeri. | — | ||||||
| 5/12/26 | ![]() Scenari nucleari - 2ª parte: le soglie che fanno la differenza | Il nucleare conviene o non conviene? Non esiste una sola risposta. Nel mondo il costo della tecnologia varia da meno di 3.000 a più di 10.000 € per KW di potenza. I tempi di costruzione da 5 a 10 o 20 anni; e poi ci sono il costo del denaro, la concorrenza di altre fonti e molti altri fattori che fanno la differenza. Dalla scorsa puntata parliamo di uno studio del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria che ha analizzato 120 scenari che tengono conto di varie combinazioni di questi fattori. Un dato interessante è che per la prima volta lo studio prende in considerazione anche l’effetto dello sviluppo di rete elettrica, mostrando come lo spazio per il nucleare dipenda moltissimo dalla capacità di realizzare gli impianti molto rapidamente e si riduca progressivamente con il progredire dell’infrastruttura. Mentre anche nello scenario più favorevole al nucleare resta una larga componente di fonti rinnovabili. Ne parliamo ancora con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano. | — | ||||||
| 5/11/26 | ![]() Scenari nucleari - 1ª parte: i fattori che fanno la differenza | Quali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l’eventuale ritorno al nucleare dell’Italia un affare per la collettività? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l’industria nucleare è una delle più sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l’insuccesso di un programma nucleare. Un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano.Scenari nucleari - 1a parte: i fattori che fanno la differenzaQuali sono i fattori che fanno la differenza nel rendere l’eventuale ritorno al nucleare dell’Italia un affare per la collettività? Il dibattito pubblico fin qui ha lasciato scarso spazio a questo tipo di valutazioni, eppure l’industria nucleare è una delle più sensibili alle condizioni al contorno: costo delle tecnologie e tempi di costruzione, oltre al costo del denaro e alla specifica composizione del sistema energetico, determinano il successo o l’insuccesso di un programma nucleare. Un’analisi condotta da un gruppo di ricercatori del Politecnico di Milano e dell’Università dell’Insubria, ha provato a fare proprio questo: andare a vedere quanto nucleare conviene sviluppare da un punto di vista economico in 120 diversi scenari, che rappresentano altrettante combinazioni di fattori tecnici, economici e di contesto energetico. Ne parliamo con Mario Motta, professore di Fisica Tecnica e delegato alla transizione energetica del Politecnico di Milano. | — | ||||||
| 5/7/26 | ![]() Tornare indietro per andare avanti: la sfida del calcolo reversibile✨ | calcolo reversibileenergia+3 | Ivan Lanese | Università di Bologna | — | calcolo reversibileenergia+3 | — | — | |
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